JPMorgan Chase entra a gamba tesa a favore del presidente Trump e annuncia un piano decennale da 1.500 miliardi di dollari. L’obiettivo iniziale, come spiegato dallo stesso istituto, è mobilitare fino a 10 miliardi di dollari nei prossimi anni
In questo articolo:
- JPMorgan Chase per le imprese americane: il cuore del piano
- Le ragioni
- Come ha reagito il mercato
JPMorgan Chase per le imprese americane: il cuore del piano
Jamie Dimon, presidente e amministratore delegato di JPMorgan, non ha usato mezzi termini per presentare il piano: “Ormai è diventato dolorosamente chiaro che gli Stati Uniti hanno dato troppa importanza e rilevanza a fonti inaffidabili di minerali critici, prodotti e manifattura. Tutti elementi essenziali per la nostra sicurezza nazionale”. Ma non è tutto. “La nostra sicurezza – ha aggiunto Dimon – si basa sulla forza e sulla resilienza dell’economia americana”. Pensiero che trova riscontro anche nel nome stesso del piano: “Security and resiliency initiative”.
Nel dettaglio, sarà focalizzato su quattro grandi aree: catene di approvvigionamento e manifattura, difesa e aerospazio, indipendenza energetica, tecnologie di frontiera come intelligenza artificiale e computer quantistici. Tali settori verranno declinati in 27 sottosettori, spaziando da cantieristica navale e energia nucleare fino a nanomateriali e comunicazioni sicure. Ma attenzione, non si tratta solo di puntare sui grandi gruppi: JPMorgan ha annunciato che coinvolgerà anche aziende più piccole, ampliando la platea di potenziali beneficiari. E per farlo creerà un consiglio consultivo esterno composto da figure pubbliche e private, amplierà la ricerca sulle vulnerabilità delle supply chain e potenzierà il suo Center for Geopolitics.
Le ragioni
Il lancio dell’iniziativa giunge in un momento in cui Washington spinge con forza sul reshoring, ossia sul ritorno di produzioni chiave sul suolo nazionale, per ridurre la dipendenza da supply chain estere, specialmente nei settori farmaceutico, dei semiconduttori, delle energie pulite e delle terre rare. Il tutto mentre il presidente Donald Trump ha riacceso le tensioni commerciali con la Cina, alzando i dazi su prodotti chiave e segnalando che la competizione strategica globale è tutt’altro che sopita.
Il richiamo di Dimon alle barriere regolatorie e alle sfide del capitale umano non è quindi casuale: “L’America ha bisogno di più velocità e investimenti. Deve anche rimuovere gli ostacoli che si frappongono: normative eccessive, ritardi burocratici, stallo partitico e un sistema educativo non allineato alle competenze di cui abbiamo bisogno”. Un aspetto cruciale: JPMorgan non si limiterà a mettere capitali, ma assumerà ulteriori banchieri e figure specializzate per supportare operazioni in queste aree. Il piano prevede quindi un’azione combinata: investimenti diretti (equity), venture capitaa, supporto a fusioni e acquisizioni, consulenza strategica ai clienti.
Peraltro, JPMorgan Chase ha già preso parte a operazioni come quella con MP Materials, società mineraria di terre rare: nella preparazione di queste operazioni, la banca ha stimato di aver condotto oltre 100 colloqui con clienti e compiuto missioni a Washington per esplorare ulteriori sinergie tra settore pubblico e privato.
Come ha reagito il mercato
La reazione dei mercati è stata immediata. A Wall Street le azioni JPMorgan Chase stanno già guadagnando più del 2 per cento (2,5%), segno che gli operatori riconoscono la dimensione strategica del progetto e confidano nella sua realizzazione. D’altronde, è abbastanza significativo che sia proprio una banca – né un fondo sovrano, né un’agenzia governativa – ad aver assunto un ruolo da protagonista in politica industriale. Ciò dice qualcosa del grado di delega che il tessuto imprenditoriale americano sta concedendo agli operatori privati.
Per la banca, il piano apre nuove vie di crescita: diversificazione del business, posizionamento competitivo nelle industrie del futuro, rafforzamento del legame con il settore governativo. Se realizzato, potrà trasformare JPMorgan da semplice intermediario finanziario a catalizzatore di strategie infrastrutturali e tecnologiche. Se guardiamo oltre gli Stati Uniti, l’iniziativa di JPMorgan si colloca in una tendenza globale: crescenti piani strategici industriali nei principali blocchi, con l’obiettivo di conquistare le tecnologie del futuro e proteggere la sovranità produttiva. Nell’Unione Europea, piani come Important Projects of Common European Interest (IPCEI) e i fondi Next Generation UE intendono favorire simili filiere strategiche. In Asia, Cina, Corea e Giappone continuano a investire massicciamente in semiconduttori, AI, batterie e materiali critici.









