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Le più grandi bolle finanziarie di sempre

Il termine financial bubble, ovvero bolla speculativa, esiste ufficialmente dal 1711 ed è associato alla South Sea Bubble, la prima grande bolla scatenata dalla britannica South Sea Company (la Compagnia del Mare del Sud) e scoppiata nel 1720. La febbre speculativa non è certo affare recente, cominciato con l’euforia che portò al crollo di Wall Street del 1929: i titoli obbligazionari si scambiavano a Venezia già nel corso del Duecento. Ma quali sono le più grandi bolle finanziarie di sempre, quelle che hanno anticipato gli scenari delle future crisi?

 

Le più grandi bolle finanziarie di sempre

Si possono dividere le più grandi bolle finanziarie di sempre per Commodity (merci e materie prime), Equity (azioni e titoli), Real Estate (beni immobili), Debt (indebitamento) e Multi-asset. A queste categorie vanno aggiunti fenomeni dai risvolti politico-sociali più ampi come la Lunga depressione del 1873–1895, la Grande depressione del 1929–1934, il Decennio perduto del Giappone del 1990–2013, la recessione statunitense del 2001 e la Grande recessione del 2007–2013.

 

Commodity (merci e materie prime)

 

  • Tulipomania (1634–1637)
  • Silver Thursday (1980)
  • La bolla dei fumetti americani (1985–1993)
  • La speculazione dell’uranio (2007)
  • La bolla delle criptovalute (2016–2017, 2021–)

 

Equity (azioni e titoli)

Private Securities (titoli privati)

  • South Sea Bubble (1720)
  • La bolla del Mississippi (1720)
  • Canal Mania (1790–1810)
  • Railway Mania (1845–1847)

Quoted Securities (titoli quotati)

  • Panico del 1825
  • La bolla dei Roaring Twenties, i ruggenti anni Venti (1921–1929)
  • La bolla di Poseidon in Australia (1969–1970)
  • La bolla cinese del 2007 (2003–2007)
  • La bolla delle Dot-com (1995–2000)

 

Real Estate (beni immobili)

  • Il boom edilizio della Florida negli anni Venti (1922–1926)
  • Le bolle immobiliari degli anni Duemila (Australia, Irlanda, Nuova Zelanda, Spagna, Romania, Stati Uniti)

 

Debt (indebitamento)

  • Panico del 1792
  • Corporate Debt Bubble (2010–)
  • Multi-asset
  • La bolla speculativa giapponese (1986–1991)
  • La crisi finanziaria asiatica del 1997
  • L’Everithing Bubble (2020–2021)

 

La bolla speculativa o azionaria è un aumento anomalo e non giustificato del prezzo di un bene o di un’attività considerati profittevoli: la domanda crescente fa impennare i prezzi in breve tempo e a quel punto, con l’incremento smodato della richiesta, la bolla scoppia, finendo per generare enormi perdite finanziarie.

Nel momento in cui avviene la fase calante del mercato e si ritorna ai livelli pre-bolla, le conseguenze si rivelano disastrose per gli investitori che hanno comprato ingenti quantità di quel determinato prodotto a prezzi maggiori. Si parla di bolla proprio perché l’incremento e la successiva caduta del prezzo possono essere ingigantiti e accelerati da fenomeni speculativi.

Gli esempi, dalla Compagnia del Mississippi alla Bubble Economy giapponese della seconda metà degli anni Ottanta, sono parecchi. Ecco cinque tra le bolle più significative successe nella storia.

 

La tulipomania (1634–1637)

La bolla dei tulipani è senza dubbio una delle bolle speculative più note di sempre e la prima documentata nella storia del capitalismo moderno. Nella prima metà del Seicento, in Olanda, il prezzo dei fiori, esportati dalla Turchia, crebbe così tanto da toccare livelli altissimi. La causa fu la speculazione messa in atto sui bulbi. Ogni singolo bulbo raggiunse prezzi mostruosi: sopra i 200 fiorini.

Il fiore simbolo dei Paesi Bassi divenne il campo di sfida tra i nobili dell’epoca, disposti a sborsare cifre esorbitanti per possedere la maggior quantità di bulbi. Le varietà più rare divennero una sorta di status symbol per le classi più agiate. Si scatenò una vera e propria frenesia botanico-finanziaria per i futures di tulipani, avviando quello che venne chiamato il “commercio al vento”.

Nel saggio La febbre dei tulipani, pubblicato in Italia da Bur, lo storico Mike Dash ricorda che la quotazione di un bulbo arrivò a valere molto più di chili di maiali, buoi, pecore e tonnellate di grano, segale e vino, più di una casa e fino a dieci volte il reddito annuale di un artigiano specializzato. Con il crollo dei prezzi, centinaia di investitori che avevano puntato pesantemente nel settore finirono sul lastrico.

 

La South Sea Bubble (1720)

Nello stesso anno della bolla che investì le azioni della Compagnia delle Indie (la ex Compagnia del Mississippi) in seguito all’acquisto da parte della Banca Reale di Francia, in Inghilterra si verificò la famosa South Sea Bubble, ovvero la bolla dei Mari del Sud. Il nome era quello della Compagnia britannica, un partenariato pubblico-privato che acquisì il monopolio del commercio con il Sud America.

Dopo la Guerra di successione spagnola, la società aveva infatti ottenuto il controllo degli scambi con le colonie sudamericane conquistate in cambio dell’assunzione del debito pubblico emesso per finanziare la guerra. Fu proprio per questo motivo che le azioni della Compagnia aumentarono considerevolmente in termini di valore, fino a quasi dieci volte, per poi sgonfiarsi e tornare ai livelli iniziali, in contemporanea con il riflusso delle aspettative di profitto per i commerci con le Americhe.

 

La Railway Mania (1845–1847)

La mania delle ferrovie è la bolla scoppiata in Inghilterra negli anni Quaranta dell’Ottocento, quando la corsa agli investimenti per la costruzione e l’utilizzo delle reti ferroviarie conobbe una crescita significativa. Il principale motore della bolla (estesa poi al resto d’Europa) furono le aspettative miopi degli investitori (addetti ai lavori specializzati con notevoli quantità di capitale, non degli ingenui) e la frenesia speculativa: i prezzi delle azioni raddoppiarono e furono progettate migliaia di nuove linee. A stregare erano le promesse di una rivoluzionaria forma di trasporto e di un enorme mercato non ancora sfruttato.

Quando gli investitori che avevano acquistato sulla cresta dell’onda cominciarono ad avere difficoltà nell’effettuare i pagamenti richiesti, la bolla finì per scoppiare e la politica del governo per contenerla si rivelò inefficace. D’altronde, soltanto nel 1845 Londra autorizzò quasi 3.000 miglia di  nuovi binari: la stessa quantità autorizzata nei quindici anni precedenti.

Non mancarono episodi sgradevoli come lo schema Ponzi di George Hudson, il cosiddetto “re delle ferrovie” che al suo apice controllava oltre 1.000 miglia di binari e divenne uno degli industriali più ricchi dell’epoca pagando dividendi con il capitale della società. Anche personalità del calibro di Charles Darwin e delle sorelle Brontë finirono travolti dall’evento. La Railway Mania ebbe un’eredità duratura, contribuendo ad un generale calo della fiducia nel mercato azionario.

 

Il giovedì nero di Wall Street (1929)

John Kenneth Galbraith l’ha definito “il grande crollo”: il 24 ottobre 1929, alla fine di un periodo in cui l’economia americana viveva un momento di euforia nonostante la crisi tedesca, Wall Street andò in frantumi e la Grande depressione cominciò nella maniera più drammatica. Il panico si impadronì degli operatori di Borsa e in un solo giorno vennero bruciati oltre 11 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Eppure gli anni tra il 1925 e il 1929 furono di generale ripresa dell’economia mondiale, ma fu proprio quel clima, con la Borsa che andava a gonfie vele e le azioni che crescevano, a segnare l’inizio della fine. Negli States, durante i ruggenti anni Venti, milioni di famiglie si indebitavano per comprare azioni con soldi presi in prestito dalle banche e per acquistare le novità tecnologiche come frigoriferi, radio e auto. A Wall Street, il valore dell’indice Dow Jones raddoppiò nel giro di quattro anni, ma la bolla speculativa scoppiò presto distruggendo patrimoni e risparmi. Fu la miccia di quella che oggi è ricordata come la più grande crisi economica dell’epoca moderna.

 

La bolla delle Dot-com (1995–2000)

L’euforia è cattiva consigliera, come dimostra la Dot-com bubble sviluppatasi tra il 1997 e il 2000 quando l’indice NASDAQ, al culmine della bolla, raggiunse il suo punto massimo a 5132.52 punti nel trading intraday prima di chiudere a 5048.62 punti. In questo caso l’esaltazione era per la scoperta delle nuove tecnologie informatiche e digitali e l’esplosione della new economy.

Durante il crash, piattaforme di e-commerce come Pets.com, Webvan e Boo.com, società di comunicazione quali Worldcom, NorthPoint Communications e Global Crossing hanno chiuso i battenti causa fallimento. Altre sono state oggetto di acquisizioni e fusioni, favorendo la crescita di pochi grandi marchi come Amazon, Apple ed eBay.

La saturazione del mercato provocò una reazione a catena con la fuga degli investitori che iniziarono a vendere e a disinvestire e il calo delle quotazioni. La bolla delle Dot-com ha finito per racchiudere in sé diversi fenomeni tipici delle bolle speculative come l’herding behaviour (la tendenza degli investitori ai comportamenti imitativi) e il panic selling, la vendita a tutti i costi dettata dal panico.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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