L’importanza di Donald

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I mercati finanziari stanno mostrando da alcuni giorni di trovarsi privi di spunti. I principali indici di Borsa vivacchiano e si trascinano “senza strappi al motore”, per dirla alla Lucio Battisti, e c’è da domandarsi se, in presenza di dati macro di rilievo come i Payrolls, nel pieno della reporting season e con l’aleggiare di un Jerome Powell uscente dalla Federal Reserve, tutto questo sia normale o sia spia di altro.

In realtà le Borse si stanno comportando come chi, in un contesto assai rumoroso, alza l’asticella che aiuta ad azzerare il rumore circostante perché vuole focalizzarsi unicamente su ciò che gli interessa. Esattamente come fa chi si isola dal contesto per restare concentrato, così hanno imparato a fare anche i mercati e, siccome il rumore circostante è elevato, hanno messo i tappi alle orecchie.

Nell’ultimo anno c’è stato un unico rumore in grado di farsi sentire trapassando quei tappi di cera. Un rumore al contempo acuto, penetrante ma anche assordante, e il suo nome è Donald Trump. Dico questo perché quasi tutti i top e soprattutto i down del mercato, a partire dal Liberation Day dello scorso aprile, sono targati DJT.

Donald Trump, l’allenatore dei mercati

Per spiegarmi meglio, uso una metafora. Chiunque si sia allenato seriamente nello sport sa cosa sono le ripetute: fasi di corsa intensa, spinta al massimo, intervallate da brevi momenti di recupero. Si dà tutto, poi si riprende fiato, poi si riparte, in maniera incalzante, per “fare fondo”. Ecco, i mercati sembrano costretti da Trump a fare continue ripetute, tenendo un ritmo quasi insostenibile, perché si accavallano continuamente traiettorie geopolitiche improbabili, decisioni commerciali sorprendenti e alla fine si perde quasi il filo logico del tutto.

Lampi tattici, senza un apparente fine strategico e apparentemente sfilacciati, che però generano alti e bassi violenti, cui ci si deve adeguare in fretta per restare in sella. Ogni annuncio è uno scatto. Ogni dichiarazione è un’accelerazione.

Con un “allenatore” così, i mercati sono costretti a partire e poi ripartire e ripartire e ripartire, in continuazione e senza sosta. E adesso, dopo che le prime settimane dell’anno sono state così intense a livello geopolitico da non avere eguali, i mercati hanno finalmente l’occasione di un po’ di riposo tra una ripetuta e l’altra. E se lo prendono tutto.

Ma in che modo? Come accade tra uno sforzo intenso e l’altro, si pensa solo a riprendere fiato e così, in questo momento, i mercati non pensano né a salire né a scendere in modo significativo. Non reagiscono ai dati macro, non si infiammano sulle trimestrali, non si scompongono neppure davanti a scenari delicati come la successione alla Fed. Si limitano a consolidare. A fare campo base nel modo più innocuo possibile. Non è stanchezza strutturale. È recupero di energie tipico di chi è messo troppo sotto pressione. Ma chi ha fatto sport lo sa: se vuoi stare al TOP, la ripetuta successiva arriva sempre, e soprattutto quando meno la si aspetta.

Immagine di Davide Biocchi

Davide Biocchi

Trader professionista, formatore e divulgatore con oltre 25 anni di esperienza sui mercati, Davide Biocchi è socio Professional SIAT ed educatore certificato AIEF. Due volte miglior fininfluencer italiano e dodici volte campione nazionale e internazionale di trading, ha ideato e brevettato TWbook, fondato TradingWeek.net, la Trading League e la Membership Biocchi. Conduce ogni mattina su YouTube Market Briefing e la videoanalisi settimanale e il podcast “I mercati dietro le quinte”. Hha pubblicato L’ABC di Borsa e Le Aste (con Giovanni Borsi). Oltre che con Borsa&Finanza, da anni collabora con Directa SIM, QN, Il Secolo XIX e RaiRadio1, con contributi anche per SkyTG24 e Giornale Radio.

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