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Lire italiane: quanto varrebbero adesso monete e banconote?

Banconote fuoricorso di lire italiane

L’Unione europea ha festeggiato un compleanno importante il 1° gennaio 2022: i vent’anni dell’euro, la moneta unica entrata in circolazione il 1° gennaio 2002 tra i cittadini di 12 paesi del Vecchio continente. Da quella data, le lire italiane sono un veicolo di nostalgia e un autentico tesoretto per collezionisti e appassionati. Nel tempo, infatti, le nazioni che hanno aderito all’euro sono diventate venti (dal 1° gennaio 2023 la Croazia abbandona ufficialmente la kuna) e monete e banconote fuori corso sono richiestissime sul mercato numismatico. Ma quanto varrebbero adesso le lire italiane in euro?

È difficile calcolare con esattezza il valore dei soldi del passato. Più semplice farlo sul fronte numismatico, dove una lira italiana da collezione vale una cifra che oscilla tra 0,01 euro e più di 10.000 euro. La forbice è così ampia perché il valore muta in base alla tipologia di monete e banconote, alle annate particolari di conio e alla loro condizione di conservazione, ossia se sono nuove oppure usate.

Ad esempio, monete e banconote dell’immediato dopoguerra – in particolare quelle coniate negli anni Cinquanta – hanno maggior valore sul mercato, mentre quelle più recenti, dagli anni Ottanta fino all’entrata in vigore dell’euro, hanno un grado di rarità e di valore inferiori. Tra le monete più richieste e collezionate spiccano 1 lira (quella con Cerere ornata di spighe sul dritto e l’arancia con il ramo sul rovescio), 2 lire (con l’aratore sul fronte e la spiga di grano sul rovescio) e 10 lire del 1947 (con il cavallo alato sul dritto e il ramo d’olivo sul rovescio): questi tre esemplari possono valere almeno 1.500 euro e in alcuni casi superare anche i 5.000. Ma invece, a quanto ammonterebbe il valore attuale delle lire?

 

Quanto valgono in euro le lire italiane?

Una risposta parziale la forniscono i dati dell’Istat. L’Istituto nazionale di statistica ha reso disponibile sul proprio sito ufficiale un insieme di tabelle che, tenendo conto dell’inflazione, confrontano le variazioni temporali del valore della moneta in Italia a partire dal 1861 fino al 2020. A ben vedere, è proprio l’inflazione a giocare un ruolo significativo.

Prendiamo a modello 1.000 lire, la cifra della popolare canzone-filastrocca di Gilberto Mazzi e biglietto simbolo della storica valuta italiana. Oggi 1.000 lire del 1990, anno della prima stampa della famosa banconota viola con Maria Montessori, varrebbero 0,99 euro. Al tempo stesso, adesso 1.000 lire del 2001 – l’anno dell’ultima stampa – varrebbero 0,68 euro.

Passando a 10.000 lire, si possono fare confronti di valore con gli anni delle quattro serie della banconota. 10.000 lire nel 1948, anno d’emissione del biglietto con il profilo di Dante rimasto in vigore fino al 1963, oggi varrebbero 191,94 euro. Ma già 10.000 lire nel 1977, ultimo anno d’emissione del pezzo con il busto del Davide di Michelangelo, adesso varrebbero 39,39 euro. Ripensando alle banconote Machiavelli con il ritratto di Andrea del Castagno, 10.000 lire nel 1984 ora varrebbero 14,23 euro. Infine, 10.000 lire del 1998, ultimo anno dei biglietti con il ritratto di Alessandro Volta, oggi varrebbero 7,22 euro.

 

Quanto incide l’inflazione da lire italiane a euro?

L’inflazione è decisiva, ma va detto che nel corso del tempo preso in analisi dall’Istat (quindi escludendo il biennio 2021-2022, segnato da uno shock inflazionistico pari se non superiore a quello degli anni Settanta) non è cresciuta in maniera proporzionale in tutti i settori. I prezzi al consumo più colpiti sono i cibi, le auto, la benzina, l’abbigliamento. Se nel 1986 un chilo di pane costava mediamente 1.200 lire, queste corrisponderebbero adesso a 1,48 euro. Ma come ha fatto sapere l’Eurostat in una nota, nel mese di agosto 2022 il prezzo del pane è salito del 18% rispetto al 2021 e si aggira tra i 3 e i 5 euro al chilo: difficile comprarlo oggi con le corrispettive 1.200 lire. E pure tornando al vecchio prezzo di 2 euro al chilo di luglio 2021 in una delle città più economiche d’Italia come Napoli, non coprirebbe comunque le 1.200 lire del 1986, equivalenti a 1,48 euro.

Viceversa, altri beni e servizi subiscono nel tempo un abbattimento dei costi dovuto a varie cause come lo sviluppo tecnologico, il miglioramento dei costi di produzione, il costo minore delle importazioni. Ad esempio, negli anni Novanta le telefonate al cellulare e gli SMS erano davvero costosi: la media nel 1997 era di 1.850 lire al minuto per le chiamate (oggi 1,36 euro) e di 250 lire per i messaggi, quando oggi, a seconda delle tariffe, costano tra i 5 e i 20 centesimi di euro. Lo stesso vale per gli smartphone, i televisori e i computer: alla fine dei Novanta e inizi dei Duemila si spendeva parecchio per comprarli, oggi rispetto ad altri settori la tecnologia costa molto meno.

Ci sono vari siti come Inflation History che sfruttando le tabelle dell’Istat, aiutano a stabilire in linea di massima l’ammontare delle lire italiane del passato in euro con un algoritmo che restituisce il valore monetario corrispondente.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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