LU-VE Group festeggia dieci anni in Borsa: “Così sfidiamo dazi e incertezze e continuiamo a crescere”

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Dieci anni fa LU-VE Group entrava in Borsa, attraverso una delle prime Spac italiane. La seconda con esattezza. Oggi, in occasione dell’anniversario e a pochi mesi dal quarantesimo dalla fondazione, la società varesina — specializzata negli scambiatori di calore ad aria e nella refrigerazione industriale — è un player globale. 

Presente in Europa, Asia e America, LU-VE ha costruito il proprio modello su una doppia direttrice strategica: diversificazione delle applicazioni e internazionalizzazione produttiva. “Abbiamo mantenuto la visione strategica annunciata al momento della quotazione: espandere la gamma delle applicazioni e crescere a livello geografico”, racconta a Borsa&Finanza Matteo Liberali, presidente e amministratore delegato del gruppo. “Dalla refrigerazione commerciale per supermercati e celle frigorifere, siamo passati al condizionamento per data center, hotel, pompe di calore, fino al raffreddamento dei motori industriali e al trattamento dei rifiuti. E dalla provincia di Varese siamo poi arrivati in Polonia, Cina, India, Stati Uniti, Repubblica Ceca, Svezia e Finlandia”.

 

LU-VE Group: espansione per linee interne ed esterne

Il salto dimensionale, spiega Liberali, è passato anche attraverso acquisizioni chiave: “Dopo la prima operazione in Italia nel 1991, ci siamo mossi in Europa con la Polonia, poi in Svezia, e India. Nel 2019 abbiamo acquisito da Alfa Laval un ramo d’azienda con oltre 100 milioni di fatturato, trasformando il gruppo in termini di scala, portafoglio e competenze. Non è stato semplice: a fronte di un impatto positivo sui ricavi, l’ebitda inizialmente si è diluito. Ma era un passaggio necessario per salire di livello”. Una delle sfide maggiori, racconta, è stata la gestione culturale delle integrazioni: “Abbiamo sempre cercato di coinvolgere i soci originari nel periodo post-acquisizione. Con Alfa Laval, dove abbiamo acquistato il 100% da subito, abbiamo dovuto investire di più sul lato dell’integrazione, anche grazie all’adozione progressiva di Sap come piattaforma gestionale globale”.

 

La palazzina di Lu-Ve vista dall'altro

Un modello anti-dazi: produrre dove si vende

Le tensioni geopolitiche — tra dazi, guerre commerciali e regolamentazioni divergenti — non sembrano scuotere LU-VE: “Il nostro modello è ‘glocal: produciamo in Cina per la Cina, in America per l’America, in Europa per l’Europa, ma con un’ottica e un’organizzazione internazionale. Unica eccezione è l’India, da cui oggi esportiamo il 90%, ma dove vediamo un grande potenziale interno”.

Tuttavia, ammette Liberali, l’incertezza ha un impatto: “Nei progetti americani avevamo immaginato di affidarci a fornitori messicani per parte della componentistica, ma oggi sono fermi, in attesa di capire l’evoluzione delle tariffe. Resta il fatto che anche con i dazi, il Messico è più competitivo di certi produttori statunitensi, che hanno disinvestito per trent’anni e non sono più al passo”.

 

Data center e AI: la nuova frontiera

LU-VE è sempre più coinvolta nei grandi progetti internazionali legati all’intelligenza artificiale. “L’AI rappresenta per noi una straordinaria opportunità commerciale, perché forniamo sistemi per il condizionamento dei data center. La nuova generazione di centri dati ad alta intensità energetica ha bisogno di impianti efficienti, ottimizzati. E qui entra in gioco anche la nostra tecnologia”, spiega Liberali.

Sul fronte interno, il gruppo ha avviato più cantieri per applicare l’AI anche ai processi produttivi, commerciali e di monitoraggio da remoto: “L’intelligenza artificiale ci consente di rilevare e trattare dati prima con modalità prima impossibili e di migliorare la programmazione. È una sfida, ma anche un moltiplicatore di efficienza”.

 

Rapporto con il mercato e investitori istituzionali

“L’ingresso in Borsa non era previsto”, ricorda il numero uno dell’azienda. “Ma nel 2014 ci venne proposto di unirci a una spac: raccogliemmo 50 milioni di euro che reinvestimmo tutti nel gruppo. Nessun socio incassò. Mio padre – Iginio Liberali, il fondatore della società – lo definì un atto d’amore verso l’azienda”.

Da lì in poi, il dialogo con il mercato è diventato parte integrante della strategia: “Abbiamo imparato molto, anche da investitori piccoli ma competenti. Ci confrontiamo, ascoltiamo. E manteniamo una filosofia precisa: promettere solo ciò che si può mantenere e possibilmente fare di più, non di meno. Questo il mercato ce lo riconosce”.

 

Le sfide di LU-VE

Guardando ai prossimi mesi, il gruppo prevede una crescita moderata, ma con prospettive incoraggianti sul 2026: “Sarà un anno decisivo, in cui avremo a pieno regime il nuovo plant cinese inaugurato a dicembre, e quello statunitense in fase di completamento. Inoltre, potremo contare sulla piena fatturazione del progetto nucleare di Hinckley Point in Inghilterra (15-16 milioni di euro). In più, cresceremo ancora in Medio Oriente e nei mercati emergenti”.

Il portafoglio ordini è solido e già proiettato al 2026, con picchi fino al 2027: “Il calo del primo trimestre è stato fisiologico (il fatturato si è attestato a 135,3 milioni di euro, in calo del 4,6% rispetto ai primi tre mesi del 2024), ma il portafoglio ordini è continuato a crescere fino a 210,4 milioni di euro (+24,6% rispetto al primo trimestre 2024)”. Questo, conclude Liberali, “dimostra che i fondamentali sono solidi, la visibilità è lunga, e la diversificazione geografica ci permette di bilanciare eventuali criticità locali”. 

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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