Lusso: anche BofA abbassa il rating sulle azioni europee

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Gli analisti di Bank of America si aggiungono alla schiera di coloro che negli ultimi tempi hanno declassato il settore del lusso in Europa. Secondo il giudizio dell’istituto finanziario statunitense, “il rallentamento più prolungato della crescita dei ricavi nel settore si tradurrà in un’ulteriore pressione sui margini e tutto questo è probabile che continui nella seconda metà del 2024 e in tutto il 2025″. Gli esperti di BofA hanno abbassato gli obiettivi di prezzo di tutto il settore, ma in particolare hanno tagliato il rating di tre grandi leader: LVMH, Kering e Hugo Boss. A questo punto, per aumentare i volumi di vendita, le aziende del lusso devono puntare su alcuni aspetti come la creatività, i contenuti alla moda e le novità, scrivono gli analisti. Al riguardo, i marchi che hanno sorpreso il pubblico con le novità sono riusciti a “riguadagnare slancio”, hanno sottolineato.

 

Lusso: la Cina è la nota dolente

Una volta punta di diamante delle Borse europee, il settore del lusso ha perso smalto negli ultimi anni in concomitanza con la crisi cinese. Gran parte dei consumi arrivava da clienti cinesi benestanti. Il rallentamento è stato un colpo al cuore per i grandi marchi del lusso del Vecchio continente che, come risulta dalle ultime trimestrali, hanno registrato un preoccupante calo della crescita. Tutto ciò si è riflesso in Borsa, dove le società del lusso nel complesso hanno perso centinaia di miliardi di capitalizzazione. Di conseguenza, gli analisti hanno adeguato al ribasso i loro obiettivi di prezzo per le azioni. Prima di BofA, anche Goldman Sachs e Jefferies avevano lanciato avvertimenti su ulteriori perdite in arrivo per il settore a causa della contenuta domanda degli acquirenti cinesi.

Una fiammella di speranza è stata accesa da uno studio condotto dalla società di auditing Deloitte intitolato “Fashion & Luxury Private Equity and Investors Survey 2024″. L’analisi si è basata sull’opinione di 114 aziende operative nei comparti Apparel&Accessories, Watches&Jewellery, Cosmetics&Fragrances, Auto di lusso, Hospitality, Jet privati, Crociere, Furniture&Houseware e Yacths. Dalla ricerca è emerso che l’83% degli operatori finanziari continuerà a investire nel mercato del lusso, nonostante ci siano venti contrari come la frenata del mercato cinese (secondo il 68% degli interpellati), l’incertezza macroeconomica (55%), il rischio di interruzione della supply chain (45%), i conflitti internazionali in corso (38%) e le elezioni negli Stati Uniti (21%).

Un’altra fonte di speranza proviene dalle operazioni di fusione e acquisizione che potrebbero portare un consolidamento nel settore. Deloitte riporta che lo scorso anno ne sono state realizzate 358 a livello globale, 66 in più rispetto all’anno precedente. Entrando nello specifico, i comparti più attrattivi sono stati Apparel&Accessories (30%), Cosmetics&Fragrances (26%) e Furniture (19%). Mentre a livello geografico, spicca l’Asia con un incremento di 30 accordi sul 2022, seguita da Europa e Nord America con entrambi un +17. La nota negativa invece arriva dalle IPO che hanno proceduto a rilento registrando un calo su base annua, sottolinea Deloitte.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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