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Materie prime come copertura della strategia 60/40

Investimenti: aggiungere materie prime alla strategia 60/40

L’aumento del prezzo delle materie prime dovrebbe essere sfruttato come forma di copertura nella tipica strategia di portafoglio 60% azioni, 40% obbligazioni. È questa l’opinione della grande società d’investimento americana PIMCO, che ha raccomandato di puntare sulle materie prime in questo particolare momento storico. I mercati azionari e obbligazionari hanno interrotto la loro relazione nell’ottica di tale strategia, perché il crollo delle azioni non è stato compensato da un aumento del valore obbligazionario.

La causa è da imputare all’alta inflazione che ha fatto aumentare le aspettative sui tassi d’interesse e quindi mandato in rosso le performance azionarie, ma allo stesso tempo ha abbattuto i rendimenti reali dei titoli obbligazionari, per cui gli investitori non hanno trovato nel reddito fisso un valido sostituto.

Il modello 60/40 in questo trimestre si dirige verso il più grande calo dall’inizio della pandemia. I gestori di PIMCO hanno scritto che un’inflazione elevata e volatile potrebbe essere il principale motore per i rendimenti azionari e obbligazionari nel prossimo anno, rendendo le materie prime una preziosa copertura di portafoglio.

 

Materie prime: le quotazioni hanno raggiunto il picco?

Mentre le obbligazioni globali hanno perso più del 3% e l’indice S&P 500 è calato dell’8,5% dall’inizio dell’anno, le materie prime hanno piazzato il più grande aumento settimanale dal 1974, facendo registrare guadagni esorbitanti dall’inizio della guerra Russia-Ucraina. Petrolio e gas sono quelli più attenzionati, perché hanno un impatto diretto sulla crisi energetica che sta mettendo in enorme difficoltà famiglie e imprese con il caro bollette. Ma vi è una sfilza di materie prime che hanno avuto rincari enormi e che impattano sul livello generale dei prezzi. A partire dal grano che ha fatto aumentare prodotti come farina, pane e pasta, proseguendo con il palladio e il platino che sono metalli molto utilizzati nel settore automobilistico, per finire con l’alluminio, di grande consumo per molte applicazioni industriali.

Tutti questi prodotti sono purtroppo legati strettamente al conflitto Russia-Ucraina, con i 2 Paesi che sono grandi produttori ed esportatori in tutto il mondo. C’è chi però è frenato dal puntare decisamente sulle materie prime in quanto i prezzi potrebbero essere vicini al picco.

Secondo Bart Melek, capo strategist delle materie prime di TD Securities, il petrolio ad esempio si avvicina a livelli insostenibili e vi sono alcuni fattori che potrebbero rallentarne la corsa, come un eventuale accordo nucleare con l’Iran, il rilascio di capacità inutilizzata da parte dell’OPEC, l’incremento dell’output di scisto statunitense o semplicemente la distruzione della domanda per effetto di prezzi troppo alti.

La visione è condivisa da Sebastian Mullins, gestore finanziario presso Schoder Invesment Management, che ritiene come il rischio geopolitico sia ormai prezzato nelle quotazioni di mercato delle materie prime, per questo è stata ridotta l’esposizione da parte del gestore finanziario.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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