Materie prime critiche: la Cina vieta l’export negli USA

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La Cina reagisce all’ultimo giro di vite americano sui chip e vieta le esportazioni di alcune materie prime critiche verso gli Stati Uniti. Con una direttiva del Ministero del commercio, Pechino ha annunciato oggi che l’esportazione di gallio, germanio, antimonio e materiali superduri non sarà più consentita. Questi minerali sono utilizzati nelle applicazioni sia civili che militari, il che metterebbe a rischio la sicurezza nazionale, ha sottolineato il Ministero.
Le restrizioni si uniscono ai limiti esistenti sulle materie prime critiche che la Cina ha implementato lo scorso anno e arrivano appena un giorno dopo la terza stretta in tre anni sui semiconduttori dell’amministrazione Biden nei confronti del rivale tecnologico. Gli USA stavolta hanno colpito 140 aziende cinesi, inserite in una black list, alle quali è stato fatto divieto di ricevere chip di matrice statunitense. Tra l’altro, il neo presidente eletto Donald Trump, ha annunciato la scorsa settimana dazi ulteriori del 10% sulle merci cinesi in entrata nel territorio americano, dopo aver minacciato in campagna elettorale tariffe del 60%.
La guerra commerciale tra la prima e la seconda superpotenza economica mondiale quindi si inasprisce. “Non sorprende che la Cina abbia risposto alle crescenti restrizioni da parte delle autorità americane con le proprie restrizioni sulla fornitura di questi minerali strategici”, ha dichiarato Peter Arkell, presidente della Global Mining Association of China. “È una guerra commerciale che non ha vincitori”. Anche Jack Bedder, cofondatore del fornitore di dati sui materiali critici Project Blue, ritiene che la mossa di Pechino sia “una notevole escalation delle tensioni nelle catene di approvvigionamento, dove l’accesso alle materie prime è già limitato in Occidente”.

Materie prime critiche: cosa significa la mossa della Cina

La stretta della Cina sulle materie prime critiche citate ha una certa importanza, vista l’utilità dei minerali in vari settori produttivi. Il gallio e il germanio sono due elementi chiave nei semiconduttori. Il germanio è usato molto anche nei cavi in fibra ottica, nelle celle solari e nelle tecnologie a raggi infrarossi. Quanto all’antimogallnio, il minerale è molto richiesto in ambito militare, per munizioni, missili e armi nucleari, nonché nella costruzione di occhiali per la visione notturna, delle batterie e delle apparecchiature fotovoltaiche.
Secondo i dati forniti da Project Blue, quest’anno Pechino ha rappresentato il 98,8% della produzione globale di gallio raffinato e il 59,2% della produzione di germanio raffinato. Lo scorso anno ha anche prodotto il 48% dell’antimonio complessivamente estratto, ma nel 2024 le spedizioni sono crollate spingendo il prezzo del minerale a più che triplicare il suo valore da inizio anno. I divieti di spedizione chiariscono che il governo presieduto da Xi Jinping ha tutta l’intenzione di prendere di mira gli interessi economici occidentali come forma di ritorsione alle mosse aggressive sui chip.
Ma quali effetti potrebbero esserci per l’economia USA? Il mese scorso, l’US Geological Survey ha affermato in un rapporto che qualsiasi divieto totale di esportazione di gallio e germanio infliggerebbe un colpo all’economia statunitense quantificabile in 3,4 miliardi di dollari. Secondo Joe Mazur, analista senior della società di consulenza Trivium China, “i divieti di esportazione di minerali critici sono in discussione da un po’ di tempo e sono intesi come un avvertimento. È un chiaro segnale che la Cina si sta preparando a reagire con più forza contro la pressione economica degli Stati Uniti rispetto agli ultimi anni”.
Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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