Mercati: azioni e dollaro a rischio con la tassa di vendetta di Trump

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Il disegno di legge voluto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e approvato dalla Camera ha seminato il panico nel mondo dei mercati finanziari. Non solo per il contenuto relativo all’estensione dei benefici fiscali per i soggetti privati introdotti nel 2017 e in scadenza quest’anno che rischiano di allargare il deficit statunitense, ma anche per una norma oscura inserita nella legge.

Si tratta della disposizione che aumenta le aliquote fiscali da 5 a 20 punti percentuali sui redditi passivi (interessi e dividendi) percepiti da individui e società provenienti da alcuni Paesi. Quali Paesi? Quelli che secondo gli Usa attuano politiche fiscali “discriminatorie”. La misura è stata definita come una sorta di “tassa di vendetta” di Trump. Il punto è l’effetto che potrebbe provocare sui mercati.

Secondo l’opinione più diffusa, gli investitori stranieri sarebbero disincentivati ad acquistare asset statunitensi, che già sono sotto pressione per via delle politiche commerciali di Trump e delle preoccupazioni inerenti al deterioramento dei conti della nazione.

Il Comitato congiunto sulla tassazione del Congresso ha avvertito che c’è il rischio di deflussi dall’estero per via di una perdita di fiducia. Nei numeri, il comitato ha stimato che il provvedimento porterebbe a 116,3 miliardi di dollari di entrate nel prossimo decennio, ma una riduzione di entrate fiscali annuali negli Usa di 12,9 miliardi di dollari nel 2033 e nel 2034.

 

Mercati: quali effetti della tassa di vendetta?

La tassa di vendetta di Trump rischia quindi di fare danni agli investimenti in attività statunitensi. Ma in che misura? Secondo Ludovic Subran, chief investment officer di Allianz, il dollaro Usa potrebbe crollare del 5% e le azioni del 10%, mentre il rendimento dei Treasury potrebbe salire di mezzo punto percentuale.

“Se il provvedimento venisse implementato, ci sarebbe un grande momento spaventoso per i mercati”, ha detto. L’esperto sottolinea come la quantità di titoli a lungo termine statunitensi detenuti da investitori stranieri – incluse azioni e obbligazioni – ammonti a 31.000 miliardi di dollari. Questo la dice lunga sull’effetto sismico che potrebbe avere un sell-off proveniente da quel fronte.

“Non credo che i mercati stiano valutando oggi una piena attuazione dell’articolo 899 (la norma che prevede la tassa di vendetta, n.d.r.), quindi questo potrebbe effettivamente spaventare i mercati in modo vivido”, ha detto Subran, aggiungendo che la misura sarebbe una forma di “controllo dei capitali”.

Tra l’altro, tutto questo sarebbe in contrasto con gli obiettivi di Trump di attirare in Usa capitali esteri nel lungo termine, osserva Subran. In questo modo, viceversa, aumenta la possibilità che i capitali vengano ritirati, “il che potrebbe spiegare perché i mercati sono stati finora riluttanti a prezzare il rischio”, ha aggiunto. In definitiva, l’impatto potrebbe “annientare completamente ciò che Trump sta cercando di fare nella sua agenda politica”, ha detto.

Molti operatori di mercato sperano che il Senato alla fine respinga la norma. I senatori repubblicani comunque cercheranno di esaminare con attenzione il potenziale impatto prima dare l’approvazione, ha affermato questa settimana il leader della maggioranza John Thune.

 

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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