Mercati emergenti: cresce l’interesse dei fondi sovrani

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I mercati emergenti sono sempre più presenti nei portafogli di investimento dei fondi sovrani. Le motivazioni dell’interesse verso gli emerging market sono diverse ma spicca la necessità di diversificare in uno scenario di crescenti rischi geopolitici. Fondi sovrani e Banche centrali mostrano inoltre un crescente interesse verso la transizione energetica. Il 30% la ritiene un tema prioritario per l’allocazione delle risorse e il 27% vi ha già investito parte del portafoglio. “”I flussi di cassa stabili e prevedibili su orizzonti temporali più lunghi sono interessanti per i fondi sovrani, che sono tra gli investitori a più lungo termine in assoluto”, ha commentato Rod Ringrow, responsabile Official Institutions di Invesco.

È quanto emerso dallo studio Global Sovereign Asset Management che Invesco pubblica annualmente dal 2013 e che quest’anno ha coinvolto 140 direttori degli investimenti, responsabili di asset class e strategist senior di 83 fondi sovrani e 53 Banche centrali per un volume di masse gestite pari a 22.000 miliardi di dollari a marzo 2024 (Fonte: NMG consulting).

 

Mercati emergenti tra diversificazione e near-shoring

I mercati emergenti beneficiano di più fattori di attrattività nello scenario attuale. Al primo posto ci sono le tensioni geopolitiche, che hanno scalzato i timori per l’inflazione dalla prima posizione nelle preoccupazioni dei fondi sovrani. L’83% degli intervistati ha indicato lo scenario geopolitico come la maggiore fonte di rischio, in crescita dal 72% dell’anno passato.

“Le rivalità di lunga data tra le principali potenze si sono inasprite e il quadro è ulteriormente complicato dalla sequenza di importanti elezioni che si svolgeranno quest’anno, in particolare negli Stati Uniti, che potrebbero avere profonde implicazioni per i mercati” ha sottolineato Ringrow.

I fondi sovrani ritengono che i mercati emergenti siano i principali beneficiari di queste tensioni, tanto da poter superare le performance dei mercati sviluppati nei prossimi tre anni (67% degli intervistati).

Il trend principale seguito dai manager è quello del near-shoring. Cina e Stati Uniti sono in competizione tra loro per attrarre investimenti, consolidare zone di influenza economica e politica, siglare nuove partnership. Secondo la maggioranza dei partecipanti alla ricerca (54%) ciò favorisce i mercati emergenti che rappresentano un’alternativa per rafforzare e diversificare in più regioni le proprie catene di fornitura. A mettersi più in evidenza, su questo fronte, sono stati i Paesi asiatici (Cina esclusa), l’India che viene considerata tra i mercati più interessanti per il suo vasto mercato interno, l’America latina, molto apprezzata in particolar modo dai fondi asiatici e mediorientali mentre Messico e Brasile hanno beneficiato del near-shoring degli USA.

Sull’India, peraltro, si concentrano le preferenze dei fondi sovrani che investono in debito dei mercati emergenti. L’88% dei partecipanti al sondaggio ha indicato l’intenzione di aumentare l’esposizione al debito indiano. In generale, il debito dei Paesi emergenti è considerato offrire spread e rendimenti interessanti rispetto al debito dei Paesi sviluppati.

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Nel grafico barre orizzontali, l'interesse crescente degli investitori istituzionali per il debito di differenti paesi emergenti
Debito dei mercati emergenti: le nazioni più attraenti secondo gli investitori istituzionali. Fonte: Global Sovereign Asset Management di Invesco. Percentuale di citazioni.

Le asset class preferite da fondi sovrani e Banche centrali

Le tensioni geopolitiche e i conflitti in corso hanno conseguenze anche sulle scelte delle Banche centrali, che negli ultimi anni hanno aumentato la presenza di oro nei loro forzieri. Il 56% ritiene il metallo prezioso attraente in ottica di “militarizzazione” delle riserve mentre il 48% considera il bene un rifugio anche contro la preoccupante crescita del debito USA. Nell’anno in corso, inoltre, si aggiunge il rischio delle elezioni, con gli USA che andranno al voto a novembre per eleggere il nuovo presidente.

Gli istituti di credito centrali e i fondi sovrani ritengono poi che l’inflazione e i tassi di interesse si assesteranno a un livello più elevato rispetto a quanto atteso dai mercati. Per il 71% degli intervistati i rendimenti obbligazionari nel lungo termine di attesteranno intorno al 5%, aumentando i rischi sugli investimenti caratterizzati da una leva finanziaria elevata. Più in generale, le asset class preferite dai fondi sovrani sono le infrastrutture (21%), seguite dalle azioni quotate (19%), dai fondi absolute return ed hedge fund (12%). Posizionamento negativo invece su liquidità (-11%), immobiliare (-6%) e private equity (-3%).

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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