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Mercati immobiliari a rischio crollo con i tassi alti della BCE

Mercati immobiliari: per la BCE i tassi alti possono far crollare i prezzi

La BCE ha lanciato un monito sul mercato immobiliare nella Financial Stability Review pubblicata questa mattina. La Banca centrale europea ha avvertito che gli alti tassi ipotecari da un lato limitano le possibilità di acquisto delle famiglie in quanto rendono più difficoltoso l’accesso ai mutui, dall’altro frenano gli investitori in quanto l’operazione immobiliare diventa meno attraente. Tutto ciò potrebbe far precipitare il prezzo delle case nei prossimi mesi.

“Guardando al futuro, un calo dei prezzi potrebbe diventare disordinato poiché l’aumento dei tassi di interesse sui nuovi prestiti ipotecari compromette sempre più l’accessibilità e aumenta l’onere degli interessi sui mutui esistenti – si legge nel rapporto di Eurotower – specialmente nei paesi in cui predominano i mutui a tasso variabile”. Non sono specificati quali siano i paesi con una predominanza di mutui a tasso variabile ma, dai dati della BCE, possono essere identificati in Spagna, Portogallo e paesi baltici.

Francoforte ha anche messo in luce che in città come Berlino, Parigi, Madrid, Lisbona e Dublino – dove gli investitori internazionali hanno assunto posizioni importanti nei mercati immobiliari – vi potrebbero essere contraccolpi importanti sui prezzi qualora gli investimenti dovessero essere ritirati. La buona notizia è che il mercato del lavoro rimane forte e quindi si ridimensiona il rischio che le famiglie non siano più in grado di rimborsare i mutui con l’aumento dei tassi.

 

I mercati immobiliari dipendono dalle prossime mosse della BCE

Il problema principale che potrebbe interessare i mercati immobiliari è legato al fatto che, a differenza della Federal Reserve, la BCE ha ancora un po’ di spazio per aumentare i tassi d’interesse. Tra due settimane l’istituto guidato da Christine Lagarde alzerà il tasso sui depositi di un quarto di punto percentuale, portandolo al 3,5%. La mossa dovrebbe essere ripetuta a luglio, prima del raggiungimento del picco, sebbene alcuni sostengano che per riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2% occorrerà una stretta finale a settembre.

I dati sull’inflazione di oggi però forniscono segnali di fiducia che il carovita si stia sensibilmente raffreddando. In Germania l’IPC di maggio è crollato su base annua al 6,5% dall’8,3% di aprile; in Francia è passato dal 5,9% al 5,1%; mentre in Italia è scivolato dall’8,2% al 7,6%. Ciò significa che la BCE potrebbe anche decidere di allentare la morsa sull’aumento del costo del denaro per non mettere eccessivamente sotto pressione l’economia dell’eurozona.

“Non potrei dire che la vittoria è vicina”, ha detto il vicepresidente della BCE Luis de Guindos nel commentare i dati. “Penso che siamo sulla traiettoria corretta e dobbiamo guardare con molta attenzione all’evoluzione dell’inflazione core”. Molto più misurato è stato il suo collega Muller, che ha affermato che “probabilmente ci sarà più di un ulteriore rialzo di un quarto di punto”, dal momento che “l’inflazione sottostante purtroppo non mostra ancora segni di rallentamento”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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