Svolta attesa da tempo per il mercato dell’arte italiano: il governo ha dato via libera all’Iva agevolata per gli scambi nel settore. Una misura richiesta a gran voce e promessa dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli. L’articolo 8 del decreto Omnibus, approvato dal Consiglio dei ministri che si è riunito venerdì 20 giugno, ha aperto alla norma che abbassa l’aliquota d’imposta sulle cessioni di opere e sulle importazioni da parte di gallerie, mercanti e artisti.
L’Iva scende dal 22% (o 10%) al 5% per il commercio di oggetti d’arte e d’antiquariato e per i beni da collezione come monete, francobolli e libri antichi.
È l’aliquota più bassa in Europa: soltanto Cipro, Malta e il Regno Unito applicano il 5%, ma esclusivamente sulle importazioni. La svolta è radicale ed è un cambio di paradigma culturale per la filiera italiana, vittima della concorrenza di Paesi europei come Francia e Germania che dal 2025 applicano un’Iva del 5,5% e del 7%.
In questo articolo:
- Mercato dell’arte, Iva agevolata al 5%: a chi si applica
- Perché questa aliquota è importante per l’ecosistema
- Le riforme in arrivo con la nuova fiscalità
Mercato dell’arte, Iva agevolata al 5%: a chi si applica
In attesa della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, la riforma è inclusa nel decreto Omnibus e si adegua alla direttiva europea 2022/542 (in modifica della 2006/112) che permette agli Stati membri di applicare un’aliquota ridotta, non inferiore al 5%, alle cessioni di diverse categorie di prodotti, inclusi i beni culturali come le opere d’arte. Il nuovo decreto attua anche la legge delega per la riforma fiscale, approvata con la legge n. 111 del 9 agosto 2023 ma finora rimasta incompiuta sul fronte oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione. Nello specifico, l’Iva ridotta al 5% si applica per:
- le cessioni effettuate da artisti o dai loro eredi e legatari;
- le cessioni da parte di gallerie e mercanti d’arte;
- le importazioni di opere d’arte.
L’Iva resta ordinaria e invariata per case d’asta, assicurazioni e trasportatori. Sono escluse dall’aliquota al 5% le operazioni in regime del margine perché già agevolate. Con la riforma, quindi, il regime del margine non sarà più applicabile se è già attiva l’aliquota ridotta: i beni la cui cessione o importazione viene assoggettata all’Iva agevolata non potranno essere rivenduti con l’applicazione del regime speciale. L’intero prezzo della rivendita sarà la base imponibile, con diritto alla detrazione a monte.
Ogni galleria potrà scegliere il regime fiscale più conveniente. Il regime del margine continua a essere applicabile, ma a condizione che il gallerista non abbia acquistato un’opera da chi in precedenza ha beneficiato dell’Iva al 5%. Per fare un esempio: se una galleria compra o importa da un altro operatore (che sia un gallerista o un artista) già con l’aliquota del 5%, non può applicare il margine. In caso contrario, ovvero senza l’Iva agevolata in origine, può decidere la strategia più vantaggiosa.
Con l’introduzione dell’aliquota ridotta al 5% e la parallela eliminazione dell’applicazione congiunta con il regime del margine, il decreto compie il primo passo di una strategia che mira a rilanciare un comparto che vale 1,36 miliardi di euro. L’ecosistema italiano dell’arte – artiste e artisti, gallerie, collezioniste e collezionisti, mercanti, case d’asta, curatori e curatrici, critiche e critici, istituzioni pubbliche – sarà allineato agli standard europei e competitivo rispetto agli altri player. Per il settore nel complesso si prevede un incremento del 28%, con una crescita del fatturato fino a 1,5 miliardi in un trimestre e un impatto complessivo sull’economia italiana di 4,2 miliardi.
Perché questa aliquota è importante per l’ecosistema
La riduzione dell’Iva al 5% sul commercio favorisce l’attrattività del mercato italiano, rilancia la vitalità degli scambi nella filiera artistica e incentiva gli investimenti nel settore. Non solo: favorirà la trasparenza e produrrà benefici indiretti ed effetti positivi sul piano fiscale, compensando la perdita di gettito con l’emersione dall’economia sommersa. Il sistema dell’arte ha accolto con entusiasmo quella che considera una vittoria assoluta. Esultano in particolare l’associazione di categoria Federculture e il Gruppo Apollo, la confederazione che riunisce le principali case d’asta, antiquari, gallerie d’arte moderna e contemporanea, collezionisti e imprese della logistica.
“È un risultato storico, frutto di un impegno corale, e oggi è davvero una giornata importante per tutto il settore – dichiara il Gruppo Apollo in una nota –. Questo provvedimento è il segnale di una rinnovata attenzione alle potenzialità economiche e culturali del settore e rappresenta un passo decisivo per fare dell’Italia un vero hub del mercato artistico in Europa”. Si calcola che il taglio costerà all’erario una cifra vicina ai 90 milioni di euro, ma senza la riforma il mercato dell’arte avrebbe perso il 28% del fatturato complessivo e fino al 50% nel caso delle piccole gallerie. In aggiunta, il nuovo regime fiscale rappresenta un’opportunità fondamentale per attrarre investitori internazionali, specie chi si muove in regimi meno favorevoli.
Le riforme in arrivo con la nuova fiscalità
Ora, insieme ad adeguati investimenti nella formazione e nella promozione di artisti e curatori e alla correzione al rialzo dei compensi di chi lavora nel comparto, per completare l’operazione di rafforzamento della competitività italiana manca un tassello decisivo che riguarda la circolazione delle opere: la semplificazione delle procedure sull’esportazione dei beni culturali. Il settore chiede di riformare il limite di 13.500 euro per l’export, adeguando questa soglia alla media europea che rimane molto più alta. La nuova fiscalità è la fase iniziale, in attesa di novità su export, digitalizzazione e innovazione.
“Questa è la notizia che aspettavamo da anni, la incorniciamo sotto la definizione di missione compiuta – sottolinea il ministro Giuli commentando il taglio dell’Iva al 5% –. È un risultato storico, frutto di un’azione corale. Era oggettivamente innaturale la situazione, che metteva un intero settore in svantaggio nella competizione internazionale. Sapete bene cosa significa trovare le coperture per passare da un’aliquota del 22% al 5%. Competere ad armi pari significa per gli italiani primeggiare. Perché finalmente abbiamo allineato il prelievo agli standard europei, e ora potremo tornare a essere protagonisti nella scena internazionale”.
“Devo un ringraziamento a tutti i rappresentanti della filiera per la pazienza con la quale hanno atteso questo giorno e per la resistenza con la quale sono rimasti sul mercato, seppure in condizione di estrema debolezza – conclude Giuli –. Questo provvedimento avrà un impatto economico estremamente rilevante, ma anche un impatto sull’organizzazione generale del sistema culturale e commerciale delle arti italiane”.
“Il nostro Parlamento è stato il primo in Europa a votare l’abbassamento dell’Iva. In conseguenza di questo la Francia e la Germania passarono poi rispettivamente al 5,5% e al 7% – aggiunge Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera –. Secondo il rapporto Nomisma, l’indotto del mercato dell’arte potrà passare da 1,5 a 4,5 miliardi di euro, con possibile ulteriore crescita e sviluppo. A luglio arriverà in aula un’altra grande riforma con Italia in scena, la seconda parte del nostro impegno con le associazioni di categoria, e che conterrà misure per la semplificazione della normativa sulle notifica e sulla libera circolazione delle opere, oltre all’allineamento della norma nazionale alla normativa europea sull’esportazione dei beni culturali”.









