Il mercato auto europeo cresce e corre verso l’elettrico, ma la filiera resta indietro

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Il motore a combustione brucia gli ultimi chilometri di un’era: il mercato auto europeo del 2026 assomiglia sempre meno a quello di cinque anni fa. Nei primi quattro mesi dell’anno, le nuove immatricolazioni nell’Unione Europea hanno raggiunto 3.794.280 unità, +4,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, con benzina e diesel scivolati sotto il 31% di quota complessiva e le auto a batteria al 19,7%. I marchi cinesi segnano crescite a tre cifre. A fare da controaltare la filiera industriale europea, che vive una crisi silenziosa: i fornitori di piccole e medie dimensioni accumulano perdite di redditività e le procedure fallimentari in Germania hanno raggiunto nel 2025 il livello più alto degli ultimi quattordici anni, in un contesto che Scope Ratings definisce strutturale e non più ciclico.

 

In questo artiolo:

 

  • Auto, la transizione elettrica accelera
  • I cinesi conquistano l’Europa, un’immatricolazione alla volta
  • Mercato auto europeo: la crisi silenziosa dei fornitori

 

Auto, la transizione elettrica accelera

I dati dell’European Automobile Manufacturers’ Association (Acea) certificano un’accelerazione senza precedenti della domanda di vetture elettrificate nei principali mercati continentali. Nel periodo gennaio-aprile 2026, le auto a batteria (Bev) hanno raggiunto una quota del 19,7% del mercato Ue, con 746.899 unità immatricolate, contro il 15,3% registrato nello stesso periodo del 2025, una crescita in volume del 33,8%. Le ibride non ricaricabili (Hev) hanno consolidato il primato come motorizzazione più diffusa, con 1.447.864 unità e una quota del 38,2%, in aumento del 12,6% anno su anno. Le ibride plug-in (Phev) hanno segnato una progressione del 26% a 364.067 unità, portando la propria quota dal 7,9% al 9,6%.

Situazione opposta per le auto termiche. La quota combinata di benzina e diesel è scesa al 30,2% dal 38,1% dei primi quattro mesi del 2025: le vetture a benzina hanno perso il 17,7% in volume con 854.843 unità e una quota del 22,5%, mentre il diesel è calato del 16,1%, attestandosi al 7,7% del mercato. Nel solo mese di aprile, il totale Ue ha segnato +5,1% con 972.314 unità, con i BEV in crescita mensile del 37,7%. A livello di singoli mercati, l’Italia ha guidato l’accelerazione elettrica: le immatricolazioni Bev sono cresciute del 73,1% a 51.286 unità nei primi quattro mesi, mentre le Phev hanno quasi raddoppiato i volumi con +99,2% a 54.000 unità. Anche le Hev italiane hanno segnato +25,5% a 325.182 unità. Il mercato tricolore ha chiuso il periodo con 639.736 immatricolazioni totali, segnando un +9,8%. In Francia, le auto a batteria sono aumentate del 48,2% a 148.299 unità, nonostante il totale mercato abbia registrato un lieve calo dell’1,6%. In Germania, le immatricolazioni dei auto elettriche sono cresciute del 41,3% a 223.980 unità, con un totale mercato a +4,5% e 948.567 vetture, così come la Spagna, che ha evidenziato un balzo del 64,3% nelle Phev a 48.775 unità, con il mercato complessivo a +7,8%. Tra i mercati in controtendenza, i Paesi Bassi hanno registrato un calo del 9,9% nel totale immatricolazioni, con i Bev in flessione del 17,2%.

 

I cinesi conquistano l’Europa, un’immatricolazione alla volta

Le quote di mercato aggregate nascondono una redistribuzione che favorisce i newcomer a scapito dei protagonisti storici. Il gruppo Volkswagen ha mantenuto la leadership nell’Ue con 1.013.771 unità immatricolate nei primi quattro mesi del 2026 (+2,9%) e una quota del 26,7%. All’interno del gruppo, Skoda ha segnato la crescita più sostenuta con +15,5%, mentre Volkswagen brand ha ceduto il 3,2% e Porsche il 14,9%. Stellantis ha raggiunto 648.354 unità (+7,8%, quota 17,1%), con Fiat a +32,6% e Opel/Vauxhall a +22%, parzialmente compensati dal calo di Alfa Romeo (-21,4%) e DS (-18,1%). Il gruppo Renault ha perso il 7,4% a 384.256 unità, con Dacia in flessione del 15,3%. BMW Group (+3,9%) e Mercedes-Benz (+3,8%) hanno invece archiviato il periodo in territorio positivo.

La dinamica più rilevante sul fronte competitivo riguarda l‘avanzata dei marchi cinesi. Byd ha immatricolato 71.863 vetture nell’Unione Europea nei primi quattro mesi, con una crescita del 152,9%. Chery Automobile con i marchi Chery, Jaecoo, Jetour e Omoda ha registrato +267,1% a 48.364 unità. Leapmotor ha più che sestuplato i volumi con +558,8% a 28.709 unità. SAIC Motor ha segnato +10,4% a 77.047 unità. Tesla ha immatricolato 67.389 vetture nell’Ue (+61,7%), mentre Ford ha perso il 18,4% a 89.972 unità. Secondo un rapporto realizzato da Scope Ratings, le vendite di auto prodotte in Cina in Europa hanno registrato un forte incremento nel 2025 dopo una pausa nell’anno precedente, e che i marchi stranieri stanno cedendo quote ai produttori locali di veicoli elettrici anche sul mercato domestico cinese.

 

Mercato auto europeo: la crisi silenziosa dei fornitori

Lontano dalle sale espositive, nei distretti industriali tedeschi, il 2025 è stato l’anno peggiore degli ultimi quattordici. Scope Ratings descrive un quadro di deterioramento strutturale per la filiera dei fornitori automobilistici europei. I ricavi sono in calo, i margini si assottigliano e le insolvenze sono in aumento, in particolare tra i fornitori con ricavi annui compresi tra 20 e 500 milioni di euro. In Germania — sede della principale industria automobilistica del continente — le procedure fallimentari hanno raggiunto nel 2025 il livello più elevato degli ultimi quattordici anni. Tra le aziende colpite figurano Voit Automotive, Eissmann Group, AE Group e Moldtecs. I volumi produttivi europei restano inferiori ai livelli pre-pandemia, con capacità produttiva in eccesso generata dal calo della domanda estera.

Gli Original Equipment Manufacturer (Oem), ovvero produttori di equipaggiamento originale — tra cui Bmw, Mercedes-Benz, Daimler Truck e Volvo — segnalano una domanda debole, e stanno spostando parte della produzione verso Stati Uniti e Cina per adattarsi ai nuovi scenari tariffari. I dazi statunitensi penalizzano le esportazioni europee, mentre la perdita di quote in Cina a favore dei costruttori locali comprime ulteriormente i volumi degli Oem europei. I fornitori specializzati in componenti per motori a combustione interna si trovano a fronteggiare simultaneamente una carenza di ordini e i costi necessari per adattarsi alla transizione verso i veicoli elettrici. La transizione stessa procede in modo disomogeneo: la riduzione degli incentivi e le esitazioni dei consumatori hanno prodotto una domanda di Bev inferiore alle attese, costringendo i fornitori a sostenere parallelamente i costi relativi a powertrain termici, ibridi ed elettrici, con tassi di utilizzo degli impianti non ottimali. “L’industria automobilistica europea si trova schiacciata tra il calo della domanda proveniente dai suoi due principali mercati di esportazione, Stati Uniti e Cina, e il boom delle esportazioni di auto cinesi verso l’Europa”, sottolinea Gennadij Kremer, analista di Scope Ratings.

L’agenzia individua nella diversificazione del portafoglio clienti e dei segmenti di mercato la principale leva di sopravvivenza per i fornitori. Chi ha saputo ridurre la dipendenza dalle auto passeggeri mostra profili di credito più solidi. “Per sopravvivere servono scala, mix di prodotti, presenza geografica e clienti diversificati I fornitori europei di successo devono avere dimensioni sufficienti oltre a un portafoglio prodotti adeguato e una buona diversificazione geografica e settoriale. È cruciale la capacità di soddisfare la domanda crescente di software, componenti elettronici e servizi per la mobilità elettrica”, evidenzia Kremer. Tuttavia, nel breve termine l’agenzia di rating non vede segnali di sollievo. “I piccoli e medi fornitori legati ai componenti tradizionali restano i più esposti, mentre disciplina sui costi e riposizionamento dei portafogli sono essenziali per preservare la qualità creditizia”. Le pressioni identificate dall’analisi, dalla delocalizzazione produttiva, la transizione verso software ed elettronica, all’aumento dei costi e alle tensioni commerciali sono definite strutturali, con un’ulteriore ondata di ristrutturazioni e insolvenze considerata probabile nel breve termine.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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