Che cos'è e a cosa serve la moneta divisionale - Borsa e Finanza

Che cos’è e a cosa serve la moneta divisionale

Moneta divisionale

Una delle parole più usate della lingua italiana è spicciolo. Mi servono soldi spiccioli e devo cambiare in spiccioli, se ne andarono alla spicciolata e fare della filosofia spicciola. L’etimologia è incerta: alcuni sostengono arrivi dal francese “empedichier”, altri dal latino “impedicare” ma con cambio di suffisso, altri ancora dal picciòlo, la parte che collega un frutto al resto della pianta e anche il nome di un’antica moneta fiorentina che valeva un quarto di quattrino.

Tutto torna alla moneta: i soldi spiccioli non sono nient’altro che la moneta divisionale, quelle monete di piccolo taglio destinate a pagamenti su importi limitati. Oggi nell’Eurozona, con l’adozione della moneta unica a partire dal 1999, sono divisionali le monete metalliche negli otto tagli fino a 2 euro: 1 centesimo, 2 centesimi, 5 centesimi, 10 centesimi, 20 centesimi, 50 centesimi, 1 euro e 2 euro. Ma chi emette la moneta divisionale e di quale materiale è fatta?

 

Chi emette la moneta divisionale

La moneta divisionale è emessa dalla Zecca dello Stato, le officine – società statali o private – incaricate di produrre le monete in corso legale in circolazione. Nel caso dell’euro, le monete metalliche sono di competenza nazionale e coniate dalle zecche dei Paesi dell’Eurozona. La Banca Centrale Europea si occupa soltanto di approvare il numero di pezzi che le varie nazioni aderenti alla moneta unica possono emettere.

In Italia le monete divisionali in euro sono coniate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Dal 2002 l’IPZS è una società per azioni con socio unico controllata al 100% dal MEF: è il Ministero, in qualità di ente emittente delle monete, a provvedere alla loro distribuzione sul territorio nazionale avvalendosi delle Filiali della Banca d’Italia.

 

Di che materiale è fatta

Le attuali monete divisionali in euro, inclusi i 2 euro commemorativi, sono coniate in diversi materiali. 1, 2 e 5 cent sono in acciaio placcato con rame: 94,35% acciaio e 5,65% rame. 10, 20 e 50 cent sono in “oro nordico“, ovvero 89% rame, 5% alluminio, 5% zinco e 1% stagno. 1 euro e 2 euro hanno i rispettivi esterno e interno in nichel e ottone (75% rame, 20% zinco, 5% nichel) e in cupronichel.

Nella storia della lira, la Zecca ha utilizzato il rame durante il secondo Regno d’Italia fino al 1938 per 1, 2, 5 e 10 centesimi, il nickel dal 1912 al 1940 per 20 e 50 centesimi e 2 e 5 lire, il bronzital (una lega composta dall’82% di rame, il 16% di alluminio e il 2% di nickel) dal 1941 per 5 e 10 centesimi, l’acmonital (l’acciaio monetario italiano: un mix di acciaio, cromo, nickel e vanadio) dal 1939 per 5 e 10 centesimi e 1 lira.

Dal 2 giugno 1946 con la fine della monarchia e la nascita della Repubblica, il Poligrafico dello Stato (dal 1978 Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato) ha cominciato ad usare l’italma (una lega leggera al 96,2% di alluminio, al 3,5% di magnesio e allo 0,3% di manganese) dal 1946 al 1954 per 1, 2, 5 e 10 lire, l’acmonital dal 1955 per 50 e 100 lire e il bronzital dal 1957 per le 20 lire e dal 1976 per le 200 lire. Le 500 lire, coniate dal 1958 al 1967 e dal 1982 al 2001, erano in acmonital e bronzital.

 

A che cosa serve

La moneta divisionale serve per i piccoli pagamenti e ha un potere liberatorio limitato che varia a seconda delle leggi in vigore nel Paese che emette la moneta. Per potere liberatorio si intende la capacità della moneta di essere usata come strumento di pagamento e di estinzione di un’obbligazione pecuniaria. La legge stabilisce che si può pagare o estinguere un debito con una moneta in corso legale che il creditore è obbligato ad accettare: è questo il potere liberatorio della moneta. Ma questa capacità liberatoria non è senza limiti.

Le monete divisionali in euro hanno un potere liberatorio limitato specifico: nessuno ha l’obbligo di accettare più di 50 pezzi per un pagamento. Un esempio: quando una persona va a prendere un caffè, il barista è obbligato ad accettare e non può rifiutare il pagamento da 1 euro che avvenga con una moneta da 1 euro, due monete da 50 cent o cinque da 20 cent. Viceversa, se un cliente andrà in un negozio di elettronica, non potrà comprare un iPhone 13 Pro Max pagando 1.289 euro con monete da 2 euro e da 1 euro, da 5 e da 1 cent. In Svizzera, invece, il valore liberatorio è limitato a 100 pezzi.

Bankitalia specifica chiaramente questo limite qui: “in relazione al limite posto al potere liberatorio, l’art. 11 del Regolamento (CE) N. 974-98 stabilisce che, a eccezione dell’autorità emittente, nessuno è obbligato ad accettare più di 50 monete metalliche in un singolo pagamento, a prescindere dal taglio”.

Soltanto all’epoca del Regno d’Italia le monete d’oro e lo scudo d’argento da 5 lire avevano potere liberatorio illimitato. Le altre monete d’argento avevano un potere liberatorio limitato a 50 lire verso i privati e illimitato per il pagamento dei debiti verso lo Stato, mentre la capacità liberatoria della moneta di bronzo aveva il massimo di una lira. Ma in molte persone di una certa età è ancora vivo il ricordo di chi, fino alla fine degli anni Settanta, conservava sacchetti di monete da 20 lire per fare la spesa, in accordo con i negozianti di quartiere, e metteva da parte 100 e 200 lire per contribuire all’acquisto di vestiti ed elettrodomestici.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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