Le azioni di Banca MPS sono intonate oggi nell’ultima seduta settimanale della Borsa di Milano, guadagnando circa un punto percentuale dopo la notizia che la Delfin S.à.r.l. è salita dal 3,5% al 9,78% del capitale della banca. Con questa operazione, la holding della famiglia Delvecchio è diventata il secondo azionista, alle spalle del Ministero del Tesoro e delle Finanze che comanda ancora con una quota dell’11,73%, e scavalcando Francesco Gaetano Caltagirone che detiene un pacchetto del 5,03%, Banco BPM con il 5% e Anima Holding in possesso del 3,99%.
L’inizio del nuovo anno si presenta quindi sulla falsariga dell’ultima parte del 2024, ossia nel segno del risiko bancario. Gli acquisti della Delfin erano stati fatti il 27 dicembre, ma sono emersi ieri a mercati chiusi dopo la comunicazione della CONSOB sulle partecipazioni rilevanti. La transazione è stata costruita attraverso strumenti derivati share forward e collar share forward che avrebbero avuto come controparti – si vocifera – la banca francese Bpce e la sua investment bank Natixis. Secondo alcune indiscrezioni, Delfin avrebbe prima comprato il pacchetto nella banca senese e poi si sarebbe coperta stipulando derivati con Bpce. L’istituto transalpino, a sua volta, ha acquisito una partecipazione in derivati del 6,4% in MPS, formata nel periodo che va dal 30 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025, secondo quanto risulta dalle comunicazioni dell’autorità di Borsa.
MPS: la strada verso il terzo polo
Gli ultimi movimenti in Rocca Salimbeni rafforzano lo zoccolo duro di azionisti italiani, il che fa felice il governo Meloni. Palazzo Chigi da tempo ha come obiettivo quello di uscire dal capitale di MPS traghettando la banca verso un assetto nazionale granitico. Tutto ciò al fine di preparare il terreno al terzo polo e proteggere l’istituto da incursioni straniere. La meta finale è quella di una combinazione MPS-Banco BPM, ma la partita si gioca anche su un altro tavolo a cui partecipa il player più insidioso: Unicredit.
La banca guidata da Andrea Orcel ha lanciato un’offerta pubblica di scambio per la totalità delle azioni di Piazza Meda lo scorso ottobre. L’OPS è diventata ostile dopo i ripetuti rifiuti da parte del consiglio di amministrazione di Banco BPM che reputa l’offerta assolutamente inadeguata per il valore della società. Unicredit ha proposto un prezzo di 6,66 euro per azione Banco BPM, con un premio appena dello 0,5% rispetto all’ultima quotazione del titolo prima dell’offerta. Il prezzo è addirittura inferiore di circa il 16% rispetto alle quotazioni attuali del Banco di 7,91 euro.
Nei giorni scorsi, l’amministratore delegato della terza banca italiana Giuseppe Castagna ha parlato di una sorta di “killer acquisition”, volta solo a togliere di mezzo un concorrente. Al di là di tutto, la partita probabilmente si risolverà se Unicredit riuscirà a trovare l’accordo con il socio di maggioranza di Banco BPM, Crédit Agricole, che tra partecipazioni dirette e derivati detiene un pacchetto del 15%. Insomma, la strada per il terzo polo è molto tortuosa e passerà inevitabilmente dalla sponda francese, a cui probabilmente bisognerà concedere qualcosa.









