Mps, ecco la lista dei nomi: escluso l’ad Lovaglio

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Il ribaltone è servito. Dopo le indiscrezioni delle ultime ore, la conferma è arrivata: l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio, più volte identificato come l’uomo della rinascita del Monte, è fuori dalla lista dei 20 nomi per il rinnovo del consiglio di amministrazione da proporre il 15 aprile. Un’esclusione che non è mero rinvio di nomina: è un fenomeno che racconta di equilibri azionari in evoluzione, pressioni regolamentari, interpretazioni legali divergenti e strategie industriali in piena ridefinizione.

Mps arriva a questo passaggio dopo una stagione di normalizzazione senza precedenti nella sua storia recente. Dopo anni di perdite, aumenti di capitale, interventi dello Stato e un ritorno graduale alla redditività, l’istituto è riuscito a rafforzare il proprio profilo patrimoniale e a tornare a distribuire dividendi agli azionisti, segnali che per un osservatore esterno suggerivano una grande rinascita. Eppure, proprio quando la narrazione della banca come entità risanata sembrava consolidata, la governance è diventata terreno di scontro.

Redatta dal comitato nomine presieduto dal presidente Nicola Maione, la lista dei candidati dovrà essere votata dal consiglio e poi sottoposta alla Bce per la verifica dei requisiti di onorabilità e competenza, secondo i consolidati criteri di vigilanza bancaria. L’esclusione di Lovaglio non rappresenta solo una decisione di natura tecnica: è la risultante di un mix di fattori che, messi assieme, segnano una svolta nella governance dell’istituto.

 

Il nodo Lovaglio: perché l’a.d. è fuori dalla lista

Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps dal 2022 e artefice di una prima forte fase di risanamento, era dato inizialmente in pole position per la riconferma nel board e per un possibile secondo mandato. Eppure, nel corso delle ultime settimane, il suo nome ha cominciato a scomparire dai documenti interni e dalle varie liste preparate per la governance. Un cambio di passo avvenuto non per un deficit tecnico o operativo manifesto, anzi, il piano industriale presentato recentemente prefigurava utili e margini positivi, ma soprattutto per motivazioni legali e reputazionali connesse all’evoluzione dell’inchiesta milanese sulla scalata a Mediobanca.

Secondo fonti di stampa, l’organo interno di Rocca Salimbeni avrebbe deciso di non includere Lovaglio nel novero dei candidati dopo aver acquisito pareri legali che mettono a fuoco il rischio reputazionale e normativo legato alla posizione dell’amministratore delegato nelle indagini della procura di Milano. In quell’indagine è contestato un presunto concorso in concerto tra Lovaglio, Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri, entrambi grandi soci nell’attuale azionariato, in relazione alla scalata ai vertici di Piazzetta Cuccia.

In questo senso, l’assenza nella lista non è soltanto una decisione operativa, ma un segnale forte: Mps vuole evitare, già nella prospettiva assembleare e nella successiva interlocuzione con Francoforte, distrazioni reputazionali che potrebbero complicare l’iter di approvazione del nuovo management.

 

Il peso dei soci forti: Caltagirone e Delfin

La grande novità degli ultimi mesi nell’azionariato di Mps è rappresentata dal progressivo ingresso e consolidamento di soci privati di primo piano, in particolare quelle di Caltagirone e della holding Delfin, che detengono quote rispettivamente intorno all’11 % e oltre il 17 % del capitale dell’istituto. Questi soggetti non sono soci di mera presenza: con le loro quote, e con la nuova struttura di governance introdotta dalla Legge Capitali, possono esercitare influenza diretta sulle nomine e orientare alleanze nell’assemblea dei soci.

Secondo quanto riportato da MilanoFinanza, Caltagirone ha avuto un ruolo chiave nel confronto sulla lista. La sua visione strategica diverge da quella attribuita a Lovaglio, soprattutto sul tema dell’integrazione con Mediobanca. Il ceo uscente avrebbe considerato l’integrazione con Piazzetta Cuccia un elemento di rafforzamento strutturale, mentre Caltagirone, più cauto e attento alla preservazione della quotazione autonoma di Mediobanca e della partecipazione strutturale in Assicurazioni Generali, avrebbe preferito un approccio meno rapido e meno invasivo. In altri termini, non è soltanto la questione giudiziaria a pesare: è anche la visione diversa di dove debba collocarsi Mps nel futuro sistema bancario italiano.

 

Mps, i nomi della lista

Dalla lista dei 20 candidati emergono diversi profili importanti: da Corrado Passera, banchiere e già ministro dello Sviluppo economico, con trascorsi alla guida di Intesa Sanpaolo, Poste Italiane e fondatore dell’innovativa Illimity Bank, fino a Fabrizio Palermo, amministratore delegato di Acea, con esperienza manageriale e finanziaria maturata anche come ex amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti. A fare da contrappeso come elemento di equilibrio tra competenze finanziarie e indipendenza manageriale, troviamo Carlo Vivaldi, già responsabile dell’area Est Europa di UniCredit. Poi troviamo anche Massimo Caputi, con una reputazione di profonda conoscenza dei mercati e dei rapporti con la vigilanza.

È importante sottolineare che la lista finale, quella dei 20 nomi, dovrà essere approvata dal consiglio con almeno 10 voti su 14, e successivamente passare al vaglio della vigilanza europea. Il comitato nomine ha lavorato negli ultimi giorni per restringere una long list iniziale di circa 26-30 nomi, riducendola alle candidate definitive; e proprio questo processo di selezione riflette l’intenso confronto politico e industriale interno alla banca.

All’interno della lista è presente l’attuale presidente, Nicola Maione, che potrebbe essere riconfermato, con Fabrizio Palermo, Carlo Vivaldi e Corrado Passera in corsa per il ruolo di amministratore delegato. 

 

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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