La Fondazione Enasarco esce dal capitale di Banca Mps vendendo interamente la sua quota. La cassa previdenziale degli agenti di commercio ha ceduto il 3,05% detenuto nell’istituto di credito toscano attraverso la Sgr Miria Group. L’operazione risale a dopo l’assemblea di Mps del 17 aprile, giorno in cui si è deciso l’aumento di capitale per l’offerta pubblica di acquisto su Mediobanca.
Enasarco ha dato comunicazione sia alla Banca d’Italia, che alla Banca centrale europea e alla stessa Mps, dal momento che è entrata in gioco la soglia rilevante del 3%. La Consob invece non è stata informata in quanto l’articolo 119-bis del Regolamento Emittenti prevede che nel caso di partecipazioni acquisite nell’ambito della normale gestione, la soglia rilevante sia il 5%.
In questo articolo:
- Anamnesi della quota di Enasarco in Mps
- Il motivo della cessione
Anamnesi della quota di Enasarco in Mps
Enasarco era il sesto azionista più importante di Mps, che attualmente conta nel suo azionariato: il Ministero dell’economia e delle finanze con una quota dell’11,7%, il gruppo Caltagirone (9,96%), la Delfin della famiglia Del Vecchio (9,86%), Banco Bpm (5%) e Anima Holding (3,99%).
La fondazione aveva acquisito il pacchetto all’inizio dell’anno, utilizzando il ricavo della vendita di oltre la metà della partecipazione del 3% in Banco Bpm e tutta la quota in Intesa Sanpaolo.
In verità, Enasarco aveva manifestato interesse a entrare nel capitale di Rocca Salimbeni già nel novembre 2023, quando il Tesoro collocò il 25% della banca nella prima tranche di privatizzazione. In tale ambito, la fondazione previdenziale avrebbe voluto porsi come interlocutore del governo in un gruppo che mirava a costruire un terzo polo bancario da affiancare ai due colossi Intesa Sanpaolo e Unicredit. Tuttavia, dal Mef sarebbe arrivato un altolà per questioni legate all’Unione europea sul passaggio di consegne.
Il secondo tentativo all’inizio del 2025 ha dato l’esito sperato, con Enasarco che ha puntato sulla rivalutazione del titolo grazie all’ascesa nel capitale di Mps dei due azionisti di punta Caltagirone e Delfin.
Il motivo della cessione
Nell’ultimo anno il risiko bancario italiano ha riservato diversi colpi di scena, pertanto non stupisce più di tanto il cambio di rotta di Enasarco nelle vicende del Montepaschi. In realtà, la fondazione ha spostato il suo interesse verso Mediobanca, che peraltro è nel mirino dell’istituto guidato da Luigi Lovaglio con l’Ops che dovrebbe partire il 14 luglio. Lo smantellamento della quota in Mps ha consentito a Enasarco di salire fino al 2,52% del capitale di Piazzetta Cuccia. Il motivo? Secondo quanto riportato da Milano Finanza, sembrerebbe che all’interno di Enasarco ritengano Mediobanca un gruppo meno soggetto alla dinamica dei tassi. Inoltre, sono stati catturati dal piano industriale 2026-2028 dell’amministratore delegato Alberto Nagel che prevede interessanti remunerazioni per gli azionisti attraverso dividendi e buyback. Secondo i nuovi target tracciati dalla banca milanese, infatti, sono previsti fino a 4,9 miliardi di euro nel triennio tra cedole e riacquisti di azioni proprie.
Ora si tratterebbe di vedere come si comporterà la cassa di previdenza in tema di adesione all’offerta di Mps. La sua posizione sarebbe al momento quella di consegnare il proprio pacchetto solo in caso di rilancio, essendo che il concambio è ancora a sconto sulla base dei prezzi attuali di mercato. Per la precisione, il 24 gennaio 2025 Mps ha offerto un corrispettivo unitario di 2,3 azioni proprie di nuova emissione per ciascuna azione Mediobanca, con una valutazione di 15,992 euro. Il titolo di Piazzetta Cuccia ha chiuso l’ultima seduta alla Borsa di Milano a 18,905 euro.









