MPS: Giorgetti, nessuna fretta per la privatizzazione - Borsa&Finanza

MPS: Giorgetti, nessuna fretta per la privatizzazione

MPS: Giorgetti, nessuna fretta per la privatizzazione
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti blinda MPS. “Non ci faremo dettare i tempi da nessuno, tantomeno dalla fretta” ha dichiarato al forum economico The European House-Ambrosetti e in risposta alle affermazioni del ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia aveva proposto in questi giorni di accorciare i tempi dell’uscita dello Stato dal capitale della banca senese, nel rispetto degli accordi con l’Unione europea attivati nel 2017. “Su MPS si deve procedere alla privatizzazione, in quanto lo Stato non deve fare il banchiere” ha affermato il ministro degli Esteri che ha poi proseguito: “Credo che sia giusto procedere. sarà il ministro Giorgetti a fare le proposte ma prima si fa e meglio è”. Il Mef detiene una partecipazione del 64% del capitale di MPS a seguito del salvataggio da 5,4 miliardi di euro dell’istituto di credito effettuato nel 2016.

Cosa succederà ora

Le affermazioni di Giorgetti rischiano di creare attrito nella maggioranza di governo, sebbene il ministro si sia limitato a rivendicare le scelte dell’esecutivo su alcuni dossier complessi come quelli di Alitalia e TIM, ribadendo la stessa linea per MPS. Il messaggio è chiaro sia nei confronti della Commissione Ue che verso gli alleati di governo. Le quote nella banca non avranno una scadenza, fermo restando l’impegno in essere di Palazzo Chigi di uscire dall’azionariato quando ci saranno le condizioni ideali. Nei mesi scorsi Giorgetti e la premier Giorgia Meloni si erano espressi sul tema sottolineando come con la privatizzazione di MPS sarebbe aumentata la concorrenza tra le banche. In questo contesto, nonostante le dichiarazioni di non interesse, Banco BPM e BPER Banca sarebbero in lizza per un accordo di fusione con Rocca Salimbeni.
Ma come verrebbe implementata l’uscita del Tesoro dal capitale di Banca MPS? Secondo alcune indiscrezioni circolate nelle scorsa settimane, il Mef resta aperto a una vendita a blocchi che non dovrebbe ostacolare la ricerca di partner strategici come le banche citate. Tuttavia una trattativa vera e proprio con i possibili pretendenti ancora non c’è, mentre si rincorrono rumors e smentite a stretto giro. La frenata di Banco BPM sul tema è stata peò decisa, con l’amministratore delegato Giuseppe Castagna che ha dichiarato di non essere interessato a operazioni di M&A, ribadendo la strategia stand alone della banca già più volte affermata e che sarà il presupposto del piano industriale di fine anno.

MPS: le azioni in Borsa

Tenere lontano dalla politica l’azienda di credito guidata da Luigi Lovaglio sembra essere l’obiettivo numero uno in questo momento di Giorgetti, nella consapevolezza che le ripercussioni sulle azioni MPS in Borsa potrebbero essere pesanti. Oggi il titolo ha aperto la settimana in calo di circa due punti percentuali, mentre venerdì ha chiuso a 2,54 euro (-1,05%) riducendo la performance da inizio anno al 31,72%. Dopo il piano industriale, le quotazioni in Borsa si sono riprese ma sono ancora molto lontane dai 6,9 euro che il Tesoro ha pagato a suo tempo nell’ambito della ricapitalizzazione dell’istituto di credito. Chiaramente le incertezze sulla privatizzazione non aiutano il titolo a risalire e le considerazioni su quali potrebbero essere gli effetti a lungo termine dall’uscita del Mef si prestano a molteplici dubbi.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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