Maggioranza ampia per l’approvazione dell‘aumento di capitale finalizzato all’offerta pubblica di scambio su Mediobanca all’assemblea degli azionisti di Banca Mps. La mozione è passata con l’86,4% dei voti favorevoli, una quota che va al di là delle aspettative della vigilia. Per dare vita alla nuova emissione di azioni sarebbe bastata una preferenza dei due terzi dei presenti in sala. Ha partecipato il 73,6% del capitale ordinario.
Si tratta di “una svolta significativa“, ha dichiarato l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio. “Diamo vita a un nuovo player, competitivo, leader in business specialistici e con una forza patrimoniale che sosterrà famiglie, imprese e comunità, pronto anche per affrontare lo scenario economico attuale”. Il top manager ha ricordato che il piano della banca toscana è quello di creare subito valore, dando all’istituto un ruolo di protagonista in un contesto di consolidamento del settore bancario. “Anziché aspettare, abbiamo voluto muoverci, la strategia di stare a guardare e aspettare non è una buona strategia”, ha asserito Lovaglio.
Con la votazione dell’assemblea dei soci, Mps emetterà fino a un massimo di 2.23 miliardi di nuove azioni. La palla ora passa a Mediobanca, i cui azionisti dovranno decidere se accettare l’offerta o meno. Si ricorda che Mps ha lanciato l’Ops il 24 gennaio, prevedendo l’emissione di 2,3 nuove azioni proprie per ogni azione detenuta dai proprietari di Mediobanca. Entro quest’estate arriveranno le approvazioni normative necessarie, ha precisato Lovaglio, aprendo così la strada all’inizio del periodo di offerta.
Mps: la prossima mossa dopo Ops su Mediobanca?
Gli azionisti hanno sollevato alcune questioni al management di Mps in merito alla possibilità di ulteriori aggregazioni se l’affare Mediobanca andasse in porto. In particolare, un socio di minoranza ha chiesto se potesse essere considerata una fusione con Banco Bpm. Un’altra domanda si è concentrata su una possibile azione di concerto tra l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone e la Delfin, holding della famiglia Del Vecchio, entrambi importanti azionisti di Mps, per arrivare al controllo di Assicurazioni Generali. Rocca Salimbeni ha ribadito il concetto che attualmente rimane concentrata sull’Ops Mediobanca e che non commenta articoli di giornale.
“Mediobanca è stata strutturata, valutata e approvata dalla banca in piena autonomia di giudizio e Mps non è parte di alcun accordo con i soggetti menzionati in merito all’offerta”, ha detto. Allo stesso modo, in merito a Generali, “allo stato attuale non è prevista alcuna acquisizione diversa rispetto agli obiettivi dell’offerta su Mediobanca”, ha aggiunto. Lovaglio ha affermato che “Mps ha una marcata inclinazione all’innovazione, coniugata a una solida capacità di creare capitale in modo organico, e ora è più che pronta per guidare un forte processo di integrazione industriale con Mediobanca”.
Il punto della situazione con l’azionariato
Dall’ultima assemblea degli azionisti emerge uno zoccolo duro importante nell’azionariato di Mps, sebbene “non esistano patti parasociali rilevanti ai sensi del TUF (Testo unico della finanza n.d.r.)”, ha precisato il presidente Nicola Maione all’apertura dei lavori. Ultimamente ci sono stati alcuni movimenti che hanno rafforzato la posizione dei soci principali. Oggi la situazione aggiornata è la seguente. Il Ministero dell’economia e delle finanze è il primo azionista con una quota dell’11,7%. La partecipazione è il risultato di tre collocamenti effettuati a partire da novembre 2023, in cui il Tesoro italiano ha raccolto in totale 2,7 miliardi di euro. L’ultima è stata completata a novembre dello scorso anno e ha comportato la cessione di un pacchetto del 15%. Caltagirone e Delfin sono gli altri due azionisti di peso. Il primo ha fatto recentemente alcuni acquisti direttamente sul mercato, portando la sua quota al 9,96%. Il veicolo di investimento Delfin detiene una partecipazione del 9,86%. A seguire c’è Banco Bpm, con una quota del 5%, ma che potrebbe arrivare all’8,99% se andasse in porto l’offerta pubblica di acquisto per il gestore patrimoniale Anima Holding, proprietario a sua volta del 3,99% di Mps.









