È l’obiettivo minimo stabilito da Donald Trump, che vorrebbe vedere gli investimenti in difesa dei Paesi Nato salire al 5% del Pil. Alcuni membri dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, sono già in cammino verso quel target, altri, tra i quali l’Italia, sono arrivati al livello base, il 2%, previsto dallo stesso trattato.
In questo articolo:
- Italia, 45 miliardi di spese in difesa
- Le spese degli altri membri Nato
- Il commento del segretario generale Mark Rutte
Italia, 45 miliardi di spese in difesa
L’Italia dovrebbe raggiungere, secondo le stime diffuse dalla Nato nel suo Rapporto sulle spese in difesa dei Paesi aderenti, il 2% di spesa in difesa rispetto al Pil per il 2025. Uno sforzo che sul bilancio dello Stato pesa 45 miliardi di euro e, se verificato sul campo, significherebbe un incremento del 35% rispetto ai 32 miliardi del 2024. Un balzo importante se si pensa che nei dieci anni precedenti, complessivamente, l’incremento è stato del 77%. Nel 2014 18,5 miliardi di euro circa andavano in investimenti per la difesa. Il report Nato dice anche quanto ciascun italiano spende per la difesa propria e del continente: 793 euro, in forte incremento dai 587 del 2024. Ma come è distribuita questa spesa?
- Equipaggiamenti (inclusa ricerca e svilupppo): 25,68%
- Personale (sia militare che civile, comprese le pensioni): 42,85%
- Infrastrutture (comuni ai Paesi Nato e nazionali): 1,9%
- Altre spese (comprese le operazioni): 29,57%
Se le spese aumentano, il personale impegnato nel settore difesa rimane sostanzialmente invariato. L’Italia conta 171.000 impegnati (non tutti militari ovviamente), in linea con il 2024 e poco di più rispetto ai tre anni precedenti (170.000). Al 2014 gli effettivi erano 183.500.
Insieme all’Italia, raggiungono il target del 2% nel 2025 anche Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Francia, Ungheria, Lussemburgo, Montenegro, Macedonia del Nord, Portogallo, Repubblica Slovacca e Slovenia.
Le spese degli altri membri Nato
Aver raggiunto il limite minimo previsto dal Trattato Nato non basta. Alcuni membri dell’Alleanza si sono già portati avanti nell’aumentare la spesa, in rapporto al Pil, in difesa. Sono i Paesi più esposti alla minaccia russa:
- Polonia: 4,48%
- Lituania: 4%;
- Lettonia: 3,73%;
- Estonia: 3,38%;
- Norvegia: 3,35%;
- Danimarca: 3,22%;
- Stati Uniti: 3,22%;
- Grecia: 2,85%;
- Finlandia: 2,77%;
- Svezia: 2,51%.
In termini reali, la spesa maggiore in difesa è quella degli Stati Uniti con 980 miliardi di dollari, seguiti dal Regno Unito con 90,5 miliardi, dalla Francia con 66,5, dall’Italia con 48,8 e dalla Polonia con 44 miliardi di dollari.

Il commento del segretario generale Mark Rutte
Commentando i dati in occasione dell’inaugurazione dell’impianto per la produzione di artiglieria di Rheinmetall a Unterluss in Germania, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha invitato i Paesi europei a produrre più carri armati, sistemi di difesa aerea e missili. Ha inoltre sottolineato il ruolo della Germania che “giocherà un ruolo di primo piano nella militarizzazione dell’Europa, essendo la più grande economia della regione”.









