Netflix e Warner Bros Discovery: l’operazione potrebbe riscrivere l’intrattenimento

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Si è aperta in questi giorni una pagina che, se scritta fino in fondo, rischia di riscrivere i confini del cinema, della televisione e dello streaming globale. Netflix, l’inarrestabile gigante dello streaming, sarebbe infatti in trattative esclusive per acquisire Warner Bros Discovery: dagli studi cinematografici e televisivi alle piattaforme digitali, il catalogo storico, la struttura creativa e distributiva.

 

iIn questo articolo:

  • Netflix e Warner Bros Discovery: una mossa epocale
  • I numeri di Netflix: l’ultima trimestrale e lo stock split
  • Tra le acquisizioni più rilevanti di Netflix
  • Cosa cambierebbe con il duo Netflix e Warner Bros Discovery

 

Netflix e Warner Bros Discovery: una mossa epocale

Facendo un piccolo passo indietro, a ottobre 2025 Warner Bros Discovery ha pubblicato una lettera ufficiale, dove annunciava la volontà di esaminare tutte le strade possibili: vendita totale o parziale, spin-off, separazione degli asset, scorpori. Una disamina nata, come spiegata dal cda “per valorizzare al meglio il patrimonio aziendale”. Inutile dire che quella lettera ha dato il via a una corsa al rialzo che oggi vedrebbe rimasta in corsa solo la stessa Netflix. 

Secondo le indiscrezioni riportate da Reuters, l’offerta di Netflix sarebbe di circa 28 dollari per azione (ben al di sopra del prezzo attuale di 24,54 dollari). Di conseguenza, se la transazione riguardasse una parte rilevante del capitale economico di Warner Bros Discovery, la cifra totale sarebbe paragonabile a quella di un’acquisizione totale. Si tratterebbe di ua valutazione implicita di un patrimonio che comprende non solo contenuti, ma Ip, infrastrutture produttive, pipeline, brand, distributive networks, diritti globali.

Quindi in caso di acquisto “ampiamente esteso”, le stime più realiste oscillano tra 70 e 75 miliardi di dollari. Cifra che proietta l’operazione tra le più importanti e rischiose della storia dell’intrattenimento globale, che riflette un salto di scala colossale e che rivela l’ambizione di chi ha messo mano al tavolo: non una semplice azienda in espansione, ma un potenziale impero integrato, pronto a competere su scala planetaria.

Peraltro, con questa operazione Netflix metterebbe mano su alcuni dei franchise più importanti dell’intrattenimento, come “Harry Potter”, “Il Trono di Spade” e tutto ciò che concerne l’universo della DC Comics. Il colosso dello streaming diventerebbe quindi una potenza mediatica verticalmente integrata, con in possesso uno dei cataloghi più preziosi di Hollywood.

 

I numeri di Netflix: l’ultima trimestrale e lo stock split

A rendere ancora più significativo questo momento ci sono i numeri recenti di Netflix. Il terzo trimestre del 2025 ha difatti confermato una forte crescita dei ricavi, saliti a 11,51 miliardi di dollari (il 17% in più su base annua) e una solida generazione di cassa. Anche se l’utile per azione è risultato inferiore alle attese (5,87 dollari contro circa 6,96 delle previsioni) – penalizzato da un onere fiscale straordinario in Brasile pari a circa 619 milioni di dollari, la società non ha risentito sul mercato di questa flessione. 

Il titolo nella sessione after market aveva infatti registrato solo un leggero rialzo (segno che gli operatori hanno analizzato l’episodio come un incidente isolato), più che come un segnale strutturale negativo. È in questo contesto che va letto lo stock split deciso proprio lo scorso ottobre con un rapporto di 10 a 1 e iniziato a partire dal 10 novembre, quando ogni investitore ha ricevuto nove azioni aggiuntive per ogni azione posseduta. 

L’obiettivo dichiarato è stato quello di rendere le azioni “più accessibili” – in particolare per i dipendenti che beneficiano di stock-option – migliorare la liquidità del titolo e favorire l’ingresso di investitori retail. Ma, anche implicitamente, un’operazione per preparare il terreno all’espansione di massa e probabilmente, guardando al presente, anche per la stessa acquisizione di Warner Bros Discovery.

 

Tra le acquisizioni più rilevanti di Netflix 

Guardando a ritroso, sono diverse le acquisizioni messe a segno negli ultimi anni da Netflix per arricchire la propria raccolta. Da Millarworld (2017), che ha comportato l’acquisto di un catalogo di fumetti per adattarli in serie o film originali, fino ad arrivare a The Roald Dahl Story Company (2021), con l’acquisizione di diritti su storie letterarie celebri per generare contenuti originali animati o live-action,  ad Animal Logic (2022), uno studio di animazione per aumentare la capacità produttiva interna in animazione, un settore strategico per Netflix.

Utile, seppur con una logica diversa è stata l’acquisizione di Scanline VFX (2021), decisa per rafforzare le capacità di effetti visivi in-house, utile per produzioni ad alto impatto visivo. Contestualmente Netflix ha messo a segno altre acquisizioni di diversi piccoli e medi studi nel settore del gaming e dell’interattività, come Night School Studio, Next Games, Boss Fight Entertainment e Spry Fox. Operazioni decise dal colosso per costruire un’offerta gaming complementare allo streaming.

È importante evidenziare che queste acquisizioni, anche se importanti nella strategia di contenuti, animazione e diversificazione, restano di dimensione modesta se confrontate con quello che rappresenterebbe assorbire Warner Bros Discovery. Nessuno di questi deal ha mai comportato l’acquisizione di uno studio hollywoodiano completo, con decine di migliaia di ore di contenuti, infrastrutture produttive, diritti globali, brand, licenze, rete distributiva. In questo senso, quanto si sta profilando con Warner Bros non è un “mattone” aggiuntivo, ma un intero quartiere: un cambiamento strutturale, una trasformazione identitaria.

 

Cosa cambierebbe con il duo Netflix e Warner Bros

Se l’operazione con Warner Bros Discovery si dovesse concretizzare nella sua forma più ampia, il mondo dell’intrattenimento potrebbe subire uno scossone destinato a durare per anni. Potenzialmente, Netflix diventerebbe il più grande studio/piattaforma integrata al mondo: controllo della produzione, dei contenuti, della distribuzione, del brand, su scala globale. Un ecosistema in grado di rivoluzionare il modo in cui film, serie, show e intrattenimento vengono concepiti, prodotti, distribuiti.

Per l’industria significherebbe che la distinzione tra studio-piattaforma-distributore diventerebbe forse obsoleta: un unico gigante integrato potrebbe gestire tutto, dall’ideazione a Netflix Tv, con diritti globali, ricavi pubblicitari, licenze, merchandising, relazioni con talenti. Un modello con leve enormi, che potrebbe riscrivere le regole del gioco.

Per gli investitori, per i mercati, per i competitor: un punto di svolta. Un colosso con potere di mercato smisurato, incentivi a massimizzare la scala, a sfruttare sinergie, a dominare le librerie storiche, a valorizzare Ip, brand, diritti. Un salto evolutivo che, se ben gestito, potrebbe portare Netflix al vertice assoluto dell’intrattenimento globale. Mandando così in crisi gli altri competitor come Amazon, Disney e Apple, tanto per citarne alcuni. 

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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