La startup di neuroscienze Neuralink, lanciata nel 2016 da Elon Musk insieme a un gruppo di ingegneri e biologi per sviluppare interfacce neurali impiantabili nel cervello umano, ha annunciato di aver chiuso un nuovo round di finanziamento di Serie E da 650 milioni di dollari. Alla raccolta hanno partecipato – tra gli altri – investitori chiave come Ark Invest di Cathie Wood, Dfj Growth di Tim Draper e John Fisher, Founders Fund di Peter Thiel, l’emiratina G42, Human Capital, Lightspeed, Qia, Sequoia Capital, Thrive Capital, Valor Equity Partners e Vy Capital.
L’azienda di Fremont guidata dall’amministratore delegato Jared Birchall ha rivelato questo importante finanziamento (il quinto e più grande della sua giovane storia) nei giorni in cui sta per partire con la sperimentazione clinica del proprio dispositivo in tre Paesi. L’impianto (il nome commerciale è Telepathy, destinato a chi ha perso l’uso degli arti) è una Bci, un’interfaccia neurale per il ripristino del linguaggio. Il chip impiantato nella corteccia motoria elabora i segnali neurali dei pazienti, li registra e li trasmette in modalità wireless a computer o telefoni tramite un’applicazione in grado di decodificarli e convertirli.
In questo articolo:
- Cosa farà Neuralink col nuovo round di Serie E
- Quanto vale adesso la startup di Elon Musk
Cosa farà Neuralink col nuovo round di Serie E
Il fundraising di Neuralink servirà ad espandere l’accesso agli impianti ad un numero maggiore di pazienti ed accelerare la ricerca e lo sviluppo di dispositivi futuri che approfondiscono la connessione tra intelligenza biologica e artificiale. “Costruiamo tecnologie per trasformare la vita delle persone: aiutiamo a restituire l’autonomia a chi ha problemi motori, di linguaggio o di vista, consentendo loro di controllare computer e bracci robotici con la mente, di produrre pensieri verbali sotto forma di testo e di generare percezione visiva”, fa sapere la società in una nota pubblicata sul suo sito ufficiale.
“Questo finanziamento ci aiuta a portare la nostra tecnologia a un maggior numero di persone, restituendo l’indipendenza a coloro che hanno esigenze mediche insoddisfatte e spingendo i confini di ciò che è possibile fare con le interfacce cerebrali”, si legge nel comunicato. Stando alle indiscrezioni circolate negli ultimi mesi, Neuralink sta lavorando a un dispositivo chiamato Blindsight, un chip per il ripristino della vista parte di un’interfaccia cervello-computer. Musk ha affermato che inizialmente l’impianto fornirà alle persone non vedenti una vista a bassa risoluzione “come la grafica Atari”, con il potenziale di raggiungere una vista completa in futuro.
Il primo impianto umano di Blindsight, sperimentato nelle scimmie affette da cecità, dovrebbe essere eseguito entro la fine del 2025. L’operazione prevede l’inserimento di una serie di microelettrodi nella corteccia visiva primaria del cervello. Una volta impiantato, l’array attiva i neuroni, che a loro volta forniscono un’immagine visiva al paziente. Blindsight consentirà a chi ha perso entrambi gli occhi e il nervo ottico di vedere, purché la corteccia sia intatta. Musk si è addirittura spinto a prevedere che il dispositivo permetterà di vedere per la prima volta a chi è cieco dalla nascita e di migliorare la vista naturale, sviluppando una vista oltre le capacità umane “come Geordi La Forge di Star Trek”.
Quanto vale adesso la startup di Elon Musk
Prima dell’annuncio dell’aumento di capitale, il mese scorso il giornale online Semafor aveva rivelato una raccolta da 600 milioni che ha portato la valutazione di Neuralink a 9 miliardi di dollari. Alla fine del 2023, il fornitore di dati PitchBook aveva stimato la quotazione della startup californiana in 3,5 miliardi, poi cresciuta nel 2024 a 5 miliardi. L’incremento è dovuto al semaforo verde ricevuto dalla Food and Drug Administration, l’agenzia governativa statunitense che si occupa della protezione della salute pubblica, per entrambi i dispositivi di ripristino del linguaggio e della vista.
L’Fda ha dato il via libera speciale alla sperimentazione della medtech con il bollino breakthrough device (l’etichetta di innovazione dell’authority Usa) che accelera il percorso d’arrivo negli ospedali. La Food and Drug Administration usa la definizione di breakthrough devices per tutti quei dispositivi medici all’avanguardia che hanno la necessità di velocizzare i passaggi di sviluppo, valutazione e revisione. Con questo marchio, pazienti e operatori sanitari ottengono un accesso rapido agli impianti.
Finora Neuralink ha condotto i test clinici in importanti istituti neurologici e neurochirurgici come il Miami Project to Cure Paralysis della University of Miami, il Barrow Neurological Institute di Phoenix in Arizona, il Toronto Western Hospital in Canada e la Cleveland Clinic Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti. Cinque pazienti affetti da paralisi grave stanno utilizzando la sua tecnologia per controllare dispositivi digitali e fisici con i segnali neurali. Uno di loro si chiama Brad Smith: è un uomo dell’Arizona affetto da Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, e ha pubblicato un video su X in cui mostra di parlare utilizzando il chip impiantato dalla startup. Nei primi test, le altre persone paralizzate coinvolte nella sperimentazione sono riuscite a muovere il cursore sullo schermo semplicemente con gli impulsi elettrici del cervello.









