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NFT: su Change.org petizione contro Marco Montemagno

NFT: su Change.org la petizione contro Marco Montemagno

“Rivogliamo i soldi degli NFT che ci ha rifilato Marco Montemagno!”. Così recita il titolo di una petizione lanciata sul sito Change.org. Un titolo che fa nascere varie domande:

 

  1. Cos’è Change.org?
  2. Chi è Montemagno?
  3. Cosa sono gli NFT?

 

Change.org è una piattaforma che permette a chiunque si iscriva di lanciare petizioni e richiedere il sostegno di altri utenti allo scopo di favorire il cambiamento. Per esempio sono in corso petizioni per l’approvazione di una legge che tuteli gli studenti universitari dislessici o per far ripartire il Bonus salute mentale, o ancora per aggiornare la Legge 104 sulle disabilità. La petizione lanciata qualche giorno fa da un utente di Change.org chiede a Montemagno di restituire i soldi da lui guadagnati con la vendita degli NFT.

 

Influencer esperto di comunicazione

Marco Montemagno è uno dei più affermati “guru” online, fondatore di Blogosfere, fondatore di startup, scrittore, giornalista – ha intervistato figure del calibro di Jeff Bezos e Oliver Stone – vanta un seguito di oltre un milione di adepti su Facebook e circa 600mila su Instagram. Montemagno ha realizzato e venduto, nel corso del 2022, una serie di Non Fungible Token quotati sulla piattaforma di scambio Opensea, hanno rapidamente perso terreno dal prezzo di lancio di 0,08 Ethereum, pari a circa 191 dollari al 28 gennaio scorso, data di lancio dell’iniziativa. Un “investimento” che si è evidentemente rivelato sbagliato per alcuni dei suoi follower che ora bussano alla porta per riavere indietro i soldi. Tuttavia sarebbe bastato anche solo ascoltare con attenzione i video di presentazione dell’iniziativa pubblicati da Marco Montemagno, che è un sostenitore di questa nuova opportunità tecnologica ma sconsiglia di comprare i Crazy Fury token se si è interessati solo a speculare:

 

“Se ti interessa fare il grano e speculare non comprare il mio NFT”

 

dice il guru in uno dei suoi video. I token “Crazy Fury” lanciati da Montemagno sono infatti solo in parte delle opere d’arte uniche, sviluppate in collaborazione con Giovanni Motta, in quanto vengono associati a delle “opportunità” riservate a chi li acquista, in particolare accedere a eventi e servizi esclusivi della community di Marco Mantemagno: accesso diretto al gruppo Telegram Monty Lab; partecipazione a un evento annuale esclusivo di due giorni; videocall mensili di gruppo con Monty e la community di Crazy Fury; sconti su alcuni servizi associati; accesso prioritario alle future collezioni di NFT; accesso esclusivo al nuovo libro di Montemagno distribuito solo via NFT e altro ancora. In altre parole si tratta di biglietti artistici digitali (token in inglese vuol dire gettone) che possono essere rivenduti sul mercato ma il cui contenuto viene misurato anche dai servizi connessi all’acquisto.

 

NFT, poche le vere opportunità

I Non Fungible Tokens sono certificati di proprietà digitale la cui unicità è garantita dalla Blockchain. Acquistando un NFT si può avere la proprietà unica di opere arte, musica, giochi, non necessariamente digitali. Gli NFT sono finiti sulle prime pagine dei giornali per il successo clamoroso di alcune aste. Per esempio Jack Dorsey, il fondatore di Twitter, ha venduto il token NFT del suo primo tweet per 2,9 milioni di dollari; Pak, un’artista sconosciuto, ha venduto sulla piattaforma Nifty oltre 250.000 NFT incassando 91,8 milioni di dollari.

Forse abbagliati da questi successi, gli acquirenti degli NFT di un affermato influencer come Marco Montemagno hanno pensato di poter fare anche loro il colpaccio acquistando un token della serie Crazy Fury. Dimenticandosi però di seguire la regola aurea degli investimenti di Warren Buffet: “Non investire mai in un’attività che non puoi capire”. Sarebbe bastato poco per approfondire il tema e scoprire che, secondo una ricerca del The Alan Turing Institute, il 75% degli NFT scambiati ha un valore inferiore ai 15 dollari. In altre parole, c’è in giro un sacco di paccottiglia.

 

 

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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