Nord Stream 2: cos'è e perché è importante per l'Europa - Borsa e Finanza

Nord Stream 2: cos’è e perché è importante per l’Europa

Nord Stream 2: cos'è e perché è importante per l'Europa

In questi ultimi mesi il gasdotto Nord Stream 2 ha occupato le cronache dei giornali, divenendo un argomento sempre più importante a mano a mano che la crisi energetica in Europa si faceva più consistente. L’approvazione dell’enorme tubo che collega la Russia alla Germania ha vissuto una vera odissea, con diversi cavilli burocratici che ne impedivano il disco verde e che in realtà celavano più articolate questioni geopolitiche. 

Queste ultime si estendevano oltreoceano e facevano riferimento all’esercizio del dominio della fornitura di energia a livello internazionale. La guerra Russia-Ucraina ha accantonato forse definitivamente la certificazione di Nord Stream 2 e posto le condizioni per una riformulazione di tutta la strategia energetica in Europa. Ma entriamo nel dettaglio scoprendo le caratteristiche del gasdotto, la sua importanza e le principali vicende storiche che lo hanno interessato.

 

Nord Stream 2: cos’è

Nord Stream 2 è un gasdotto sottomarino lungo 1.234 chilometri e dal diametro di 1,22 metri che parte dalla costa baltica russa e arriva fino alla Germania nord-orientale a Greifswald attraverso il Mar Baltico. Attualmente è il tubo che trasporta gas naturale più lungo del mondo, sebbene non sia attivo. 

 

Il percorso seguito è lo stesso di Nord Stream 1, con una capacità di trasportare 55 miliardi di metri cubi di gas l’anno, coprendo i consumi di 25 milioni di famiglie. Il costo per la realizzazione di Nord Stream 2 è stato di circa 12 miliardi di dollari.

 

Nord Stream 2: le principali tappe del progetto

Il progetto di Nord Stream 2 ha avuto inizio nel 2011 per raddoppiare la capacità di fornitura di gas dalla Russia verso l’Europa a 110 miliardi di metri cubi, costruendo un gemello di Nord Stream 1. La società Nord Stream AG, filiale del gigante statale Gazprom, ha avviato la valutazione del progetto, che ha visto un’interruzione all’inizio del 2015 a seguito delle sanzioni UE nei confronti della Russia, dopo l’occupazione della Crimea. 

Nel 2017 Nord Stream 2 AG firma con Uniper, Wintershall, Engie, OMV e Royal Dutch Shell un accordo per lo sviluppo del progetto, che così può andare avanti. Il 31 gennaio 2018 la Germania concede a Nord Stream 2 il permesso per la costruzione nelle acque tedesche, che inizia nel maggio dello stesso anno. La cosa però scatena la reazione degli Stati Uniti che esortano i tedeschi a interrompere i lavori, pena l’applicazione di sanzioni. Washington sostiene che il progetto sarebbe una minaccia per la sicurezza e la stabilità energetica dell’Europa. 

Berlino però resiste alle pressioni americane e il 4 giugno 2021 la Russia annuncia il completamente della posa delle tubazioni per la prima linea del Nord Stream 2. Il 20 luglio Joe Biden e Angela Merkel raggiungono un accordo secondo cui gli USA attiverebbero sanzioni se la Russia utilizzasse il gasdotto a fini politici, con Polonia e Ucraina che non vengono tagliate fuori dalle forniture. A settembre 2021 viene completata anche la posa della seconda linea del gasdotto.

A quel punto manca solo l’approvazione da parte dell’Autorità di regolamentazione tedesca e poi il varo da Bruxelles affinché il gas russo possa fluire attraverso Nord Stream 2 in Germania, che costituisce quindi un hub importante per l’Europa. Si stabilisce nell’8 gennaio 2022 la data ultima per la certificazione, ma il 16 novembre 2021 l’Authority tedesca sospende l’approvazione perché i proprietari di Gazprom hanno creato una filiale tedesca non adeguatamente costituita secondo la legislazione della Germania. Quindi è necessario effettuare una modifica normativa. 

Quanto sia attinente una questione regolamentare e quanto invece abbiano prevalso alcune pressioni politiche non è dato di saperlo, fatto sta che tutto ciò arriva nel pieno di una profonda crisi energetica, con i stoccaggi austriaci e tedeschi al 10%-20% della loro capacità e il rischio di grossi disagi in tutta Europa. 

La Russia infatti comincia a ridurre le forniture, utilizzando Nord Stream 2 come arma di ricatto nei confronti dell’Europa, sollecitandola quindi alla certificazione. L’Unione Europea è molto combattuta, perché da un lato avrebbe bisogno dell’arrivo di gas naturale russo per il proprio fabbisogno energetico, ma dall’altro lato vi è la pericolosa avanzata delle truppe militari di Putin al confine con l’Ucraina di cui occorre tener conto. 

L’inasprirsi della situazione conflittuale nell’Est Europa, con il riconoscimento delle Repubbliche separatiste del Donbass, Doneck e Lugansk, avvia la serie delle sanzioni occidentali nei confronti della Russia. In questo ambito il cancelliere tedesco Olaf Scholz mette tutti d’accordo interrompendo in data 22 febbraio 2022 l’interruzione del progetto di Nord Stream 2. 

Le misure punitive dell’Occidente hanno un effetto tramortente nei confronti della società Nord Stream 2 AG responsabile del progetto, che si trova a dichiarare il fallimento, con conseguente licenziamento di tutto il personale.

 

Cosa comporta per la Germania la mancata approvazione

Cosa significa la rinuncia a Nord Stream 2 per la Germania? Berlino avrebbe stretto una dipendenza del 70% dal gas russo con l’approvazione del gasdotto. La guerra Russia-Ucraina ha cambiato completamente lo scenario. Già dalla sua nomina comunque il nuovo cancelliere Olaf Scholz ha assunto un atteggiamento diverso rispetto a quanto fatto in passato dal suo predecessore, Angela Merkel. 

La leader del partito Unione Cristiano-Democratico tedesco si era impegnata energicamente affinché il progetto andasse in porto, riuscendo a far valere la sua autorevolezza anche di fronte alle pressioni di un Paese come gli Stati Uniti, preoccupato che Mosca potesse usare il gasdotto come un’arma politica per tenere sotto scacco l’Europa, rendendola schiava delle sue forniture. Con l’invasione dell’Ucraina, Putin ha celebrato in pratica il requiem di Nord Stream 2, su cui aveva nutrito grandi speranze. 

Il Governo tedesco intanto sta seguendo altre strade, cercando fornitori alternativi. Già ha stretto un accordo con il Qatar per aumentare le forniture verso la Germania, ma soprattutto ha avviato le procedure per la costruzione del primo terminale di gas liquefatto proveniente dagli Stati Uniti. Quest’ultimo passo richiede tempo ma, come ha affermato il Ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck, il bisogno del gas russo potrebbe essere impellente quest’anno, ma non nel futuro.

 

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