Nvidia e Amd: chip per la Cina, il governo Usa li tassa al 15%

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Nvidia e Advance Micro Devices (Amd) pagheranno una tassa del 15% per spedire in Cina chip utilizzati per applicazioni di intelligenza artificiale. Secondo quanto riferito a Reuters da un funzionario del governo statunitense, le due società avrebbero accettato il prelievo per i chip H20 di Nvidia e l’MI308 di AMD. Si tratta di un accordo insolito, che ha pochi precedenti nella storia delle esportazioni recente. In questo articolo:

 

  • Cosa significa la tassa sui chip per Nvidia e Amd
  • Quali effetti per il futuro?

 

Cosa significa la tassa sui chip per Nvidia e Amd

L’amministrazione del presidente Usa Donald Trump ha interrotto le vendite del chip H20 in Cina nel mese di aprile, ma a luglio Nvidia ha annunciato che il governo ha permesso di riprendere le vendite. Nel trimestre fiscale conclusosi il 27 aprile, Nvidia ha incassato 4,6 miliardi di dollari da questo semiconduttore, affermando di non essere stata in grado di ottenere fino a ulteriori 2,5 miliardi di dollari di entrate in quel periodo a causa delle restrizioni di Washington. Qualora riuscisse a monetizzare la rimozione delle strette del governo Usa, Nvidia potrebbe incamerare ora almeno 7 miliardi di dollari, il che significherebbe circa un miliardo di dollari in più nelle casse dello Stato americano.

La Cina rappresenta un mercato chiave per Nvidia. Nell’ultimo anno fiscale terminato il 26 gennaio, l’azienda ha realizzato ben 17 miliardi di dollari di fatturato da Pechino, ossia il 13% delle entrate totali. Un portavoce della società ha dichiarato che Nvidia sta “seguendo le regole stabilite dal governo degli Stati Uniti per la propria partecipazione ai mercati mondiali”, augurandosi che “anche se non è stato spedito l’H20 per mesi, le regole di controllo delle esportazioni permettano agli Usa di competere in Cina e nel mondo”.

Quanto ad Amd, l’azienda ha registrato un fatturato di 6,2 miliardi di dollari in Cina lo scorso anno, pari a quasi un quarto dei ricavi complessivi. Secondo le stime di Morgan Stanley, per il 2025 arriverebbero ulteriori entrate da 3 a 5 miliardi di dollari se le restrizioni venissero revocate. 

Riguardo il governo statunitense, l’accordo riflette lo sforzo costante del presidente Trump di ottenere denaro dalle aziende del Paese in cambio di concessioni sul commercio, come dimostrato con Apple. Il colosso di Cupertino ha ricevuto l’esenzione da una tariffa del 100% sui chip a fronte di investimenti per 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti. “Il governo ha chiaramente bisogno di denaro, dati i suoi deficit e il desiderio di riscuotere le tariffe”, ha detto Vey-Sern Ling, amministratore delegato di Union Bancaire Privee a Singapore.

 

Quali effetti per il futuro?

Gli osservatori di mercato sono abbastanza perplessi sulla mossa del governo di tassare le spedizioni di chip in Cina. “È una merce di scambio strategica che rafforza la presa di Washington su una sfera tecnologica critica durante i negoziati commerciali con la Cina”, ha detto Hebe Chen, analista di Vantage Markets a Melbourne. “Nel corso del tempo, questo ostacolo per l’ingresso dei chip in Cina probabilmente scoraggerà Nvidia e Amd dal ricercare un’espansione più profonda nel più grande mercato di importazione di chip al mondo, dando al contempo ai produttori cinesi locali un chiaro vantaggio per conquistare quote di mercato e accelerare l’innovazione nazionale dei semiconduttori”.

A giudizio di Jacob Feldgoise, ricercatore presso il Center for Security and Emerging Technology con sede a Washington, “l’accordo rischia di invalidare la logica di sicurezza nazionale per i controlli sulle esportazioni degli Stati Uniti”. Tra l’altro, ciò potrebbe avere delle ripercussioni nell’ambito della negoziazione degli accordi commerciali con gli alleati, ha sottolineato l’esperto. “Gli alleati potrebbero non credere ai politici statunitensi se sono disposti a barattare quelle stesse preoccupazioni per la sicurezza nazionale con concessioni economiche”.

Della stessa opinione è Geoff Gertz, senior fellow del Center for New American Security, un think tank indipendente di Washington. “È pazzesco. O vendere chip H20 alla Cina è un rischio per la sicurezza nazionale, nel qual caso non dovremmo farlo; o non è un rischio per la sicurezza nazionale, nel qual caso, perché stiamo mettendo questa penalità extra sulla vendita?”, ha dichiarato.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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