Obbligazioni a tasso variabile: cosa sono e come funzionano

Obbligazioni a tasso variabile: cosa sono e come funzionano

Obbligazioni a tasso variabile: cosa sono e come funzionano

Quando si parla di obbligazioni (o bond) spesso ci si riferisce alla tipologia standard, a tasso fisso. Tuttavia, esiste un secondo tipo di obbligazioni: le obbligazioni a tasso variabile, che si differenziano dalle prime per diversi aspetti. Ma che cosa sono esattamente questi strumenti? Vediamo insieme come funzionano le obbligazioni a tasso variabile, le loro caratteristiche principali e quando conviene farvi ricorso. Le obbligazioni a tasso variabile rappresentano una particolare categoria di obbligazioni. Queste ultime riguardano titoli di credito emessi da un ente autorizzato che rimborsano il capitale a una scadenza predefinita e cedole periodiche indicate all’emissione. Le obbligazioni possono essere emesse:

 

  • alla pari, ossia a un prezzo coincidente con il valore nominale;
  • sotto la pari, ovvero con prezzo inferiore al valore nominale;
  • sopra la pari, cioè con prezzo superiore al valore nominale.

 

In base al prezzo di emissione varia il rendimento finale di un investimento obbligazionario. Questo è superiore, a parità di cedole, quando il titolo viene collocato sul mercato sotto la pari. Il rendimento è influenzato anche dalle cedole, che possono essere di 2 tipi: 

 

  • a tasso fisso, che non varia per tutta la durata del contratto; 
  • a tasso variabile, che è agganciato a determinati parametri.

 

Obbligazioni a tasso variabile: caratteristiche e funzionamento

Le obbligazioni a tasso variabile sono particolari tipi di bond che staccano cedole periodiche il cui valore dipende da alcuni fattori. Quelle più diffuse sono le obbligazioni indicizzate all’inflazione, ovvero il cui tasso cedolare varia con il mutare dell’indice dei prezzi al consumo stabilito dall’ISTAT nel semestre precedente. 

Quindi, se un’obbligazione ha un tasso base dello 0,5% agganciato al costo della vita e quest’ultimo si rivela essere del 2% nei 6 mesi antecedenti alla data in cui viene staccata la cedola, alla fine l’interesse percepito dall’investitore sarà del 2,5%. Di norma il tasso base non viene intaccato se si dovesse registrare deflazione, quindi se il carovita dovesse ad esempio scendere dello 0,2%, il rendimento minimo garantito risulterebbe sempre dello 0,5%. 

Il parametro a cui legare il rendimento dell’obbligazione a tasso variabile non necessariamente deve essere l’inflazione. Vi sono dei casi molto più rari in si adottano altri indicatori, come ad esempio l’andamento di un indice, di un titolo o di una materia prima.

 

Obbligazioni a tasso variabile: quando convengono

Per determinare la convenienza delle obbligazioni a tasso variabile è necessario paragonarle a quelle a tasso fisso in funzione delle aspettative inflazionistiche. Se ad esempio un’obbligazione indicizzata emessa alla pari ha un tasso dello 0,5% e un’obbligazione non indicizzata, emessa sempre alla pari e con la stessa scadenza, stacca una cedola del 2%, significa che si stimano prezzi al consumo in crescita almeno dell’1,5%. Se questi alla fine risulteranno dell’1%, ovvero al di sotto delle attese, le obbligazioni a tasso variabile rendono al netto dell’inflazione sempre lo 0,5%, mentre le obbligazioni a tasso fisso rendono al netto l’1%. Quindi queste ultime sarebbero state da preferire. 

Se viceversa l’inflazione sarà al 2%, allora la situazione si rovescia, perché il rendimento netto dei titoli a reddito fisso risulterà pari a zero. Qualora le aspettative di inflazione siano molto basse, o addirittura di deflazione, il vantaggio della cedola variabile è che comunque garantisce un floor, che non viene intaccato nemmeno se i prezzi arretrano. Quando le proiezioni sono per deflazione, solitamente i bond a cedola fissa tendono ad allinearsi in termini di rendimento nominale a quelli a tasso variabile, proprio perché il mercato non chiede un premio ulteriore per la crescita dei prezzi.

 

Obbligazioni a tasso variabile: alcuni esempi

In Italia la classica obbligazione a tasso variabile è rappresentata dai BTp€i, dove sia il capitale rimborsato a scadenza sia le cedole pagate semestralmente sono rivalutati sulla base dell’inflazione dell’area euro, misurata dall’EUROSTAT. 

Dal 2012 lo Stato italiano emette anche il BTP Italia, rivolto soprattutto agli investitori retail, che viene indicizzato all’inflazione italiana. La caratteristica peculiare del BTP Italia è che, oltre al calcolo delle cedole semestrali sul capitale rivalutato per l’inflazione, con valore nominale garantito a scadenza in caso di deflazione, vi è anche un premio fedeltà per i piccoli risparmiatori che acquistano all’emissione durante la fase di collocamento e tengono il titolo fino a scadenza.

 

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