Obbligazioni convertibili: un rimedio contro l'inflazione elevata?
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Obbligazioni convertibili: un rimedio contro l’inflazione elevata?

Obbligazioni convertibili: un rimedio contro l'inflazione elevata?

In una situazione di mercato particolare come quella che stiamo vivendo, uno strumento finanziario che sta ricevendo una certa attenzione in quest’ultimo periodo riguarda le obbligazioni convertibili. Queste sono delle obbligazioni che danno la facoltà a chi le possiede di poterle convertire in azioni della società emittente, sostenendo un determinato premio di conversione. 

Tali asset si rendono particolarmente utili nelle diverse situazioni di mercato. Se l’economia cresce e l’inflazione è alta, le obbligazioni convertibili si comportano in maniera simile alle azioni. Se viceversa si è in una fase recessiva, i convertible bond tendono ad agire come le obbligazioni, ossia in funzione protettiva. La ragione è intuibile, ovvero che consistono in uno strumento ibrido che prende il vantaggio dell’una e dell’altra attività. 

Perché in questo periodo storico quindi vengono richiesti? La ragione va ricercata nell’inflazione che negli Stati Uniti ha raggiunto il 7,9%, massimo da 40 anni. Una dinamica dei prezzi al consumo incerta potrebbe teoricamente far funzionare bene il meccanismo delle obbligazioni convertibili in ogni direzione. 

Tuttavia, è bene precisare che questa inflazione è più sinistra rispetto a quella che si è manifestata in molte occasioni del passato. Il motivo è che si tratta di un’inflazione che deriva da strozzature dell’offerta e non da un eccesso di domanda, di conseguenza potrebbe benissimo accompagnarsi a una recessione che determina un calo delle azioni. Un ambiente in cui vi è stagflazione quindi non è il migliore possibile per le obbligazioni convertibili, perché queste non prenderebbero la parte buona né delle azioni, né delle obbligazioni.

 

Obbligazioni convertibili: quanto rendono effettivamente

Come sono stati i rendimenti delle obbligazioni convertibili fino a ora? Prendendo a riferimento la performance storica dei fondi comuni di investimento nella categoria US Fund Convertibles di Morningstar, si scopre che negli ultimi 65 anni hanno ottenuto un rendimento annualizzato del 9,3%, mentre l’indice S&P 500 del 10,6%, le obbligazioni societarie del 7,2%, i titoli di Stato a 10 anni del 6,7% e quelli a 5 anni del 6,1%. 

Come è possibile notare, il rendimento delle obbligazioni convertibili si trova in una posizione di mezzo tra quello dei titoli più rischiosi e quello dei titoli che lo sono di meno. Del resto è logico, perché gli investitori non trovano conveniente effettuare la conversione quando le azioni vanno male, per questo richiedono un premio al rischio più basso. 

In rapporto all’inflazione, tali asset hanno eguagliato le azioni sotto il profilo del rendimento (+6,5%) nell’anno in cui il costo della vita è stato superiore rispetto a quello precedente. Viceversa quando i prezzi al consumo nell’anno sono stati inferiori paragonati a quello prima, le obbligazioni convertibili hanno fatto peggio dell’indice S&P 500 ma meglio delle obbligazioni tradizionali.

 

Obbligazioni convertibili: 2 ragioni per cui sono inefficienti

Quindi le obbligazioni convertibili possono servire da scudo per proteggersi dai vari scenari di mercato? In verità vi sarebbero 2 ragioni per cui il mercato di questi bond è relativamente inefficiente e quindi non del tutto affidabile. 

La prima deriva dal fatto che il mercato è abbastanza piccolo, avendo una capitalizzazione di circa 400 miliardi di dollari, a fronte di 53.000 miliardi delle obbligazioni tradizionali, in base ai dati forniti dalla Securities Industry and Financial Markets Association. 

La seconda è che determinare il valore equo dell’opzione di conversione in azioni non è una cosa immediata e scontata. Molti esperti di mercato che si sono espressi sul tema non hanno dato certezze sulla modalità di calcolo e questo è un segno eloquente di scarsa efficienza del prodotto soprattutto nelle fasi di alta volatilità di mercato.

 

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