Obbligazioni convertibili zero coupon: con rialzo tassi arriva il declino?
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Obbligazioni convertibili zero coupon: con rialzo tassi arriva il declino?

Obbligazioni convertibili zero coupon: con rialzo tassi arriva il declino?

Negli ultimi 2 anni sui mercati finanziari si è registrato un autentico boom di obbligazioni convertibili zero coupon. Prima del 2020 erano un’autentica rarità, si conta che nel mercato americano dal 2009 al 2019 solo 18 società avevano emesso questo strumento, mentre nel 2020 vi sono state 22 offerte e l’anno scorso queste sono salite a 45. Sommando gli ultimi 2 anni la cifra complessiva di emissione ammonta a circa 200 miliardi di dollari.

Cosa ha determinato una tale crescita? Fondamentalmente tassi d’interesse bassi. Per le aziende era più facile ottenere finanziamenti a costo zero con un premio di conversione relativamente alto. Erano soprattutto le società tecnologiche che puntavano tutto sulla crescita più propense a utilizzare questa formula. Gli investitori erano molto stimolati dal fatto di poter convertire le obbligazioni in azioni dalle ottime potenzialità di guadagno, operando gli emittenti in un settore in rapida espansione. Si era insomma creata una convergenza di interessi che finivano per incastrarsi a meraviglia.

 

Obbligazioni convertibili zero coupon: ecco chi sono stati gli emittenti

Chi sono state le società più attive nell’emissione di obbligazioni convertibili zero coupon? Una di queste è il gigante degli affitti brevi Airbnb, che ha raccolto 2 miliardi di dollari nel marzo del 2021 fissando un premio di conversione del 60%. Nello stesso mese anche la società di scommesse sportive DraftLinks ha emesso bond per 1,3 miliardi di dollari con un premio di conversione del 40%. In autunno la fintech Affirm Holdings ha introitato 1,7 miliardi di dollari in obbligazioni a interessi zero con un premio di conversione del 55%. Altri titoli del genere di minore fattura sono stati collocati sul mercato da SoFi, Snap, Ford, Twitter, Shake Shack e Spotify.

Il rallentamento del rally delle azioni tecnologiche nel 2021 rispetto all’anno precedente ha generato minori situazioni in cui gli investitori hanno convertito le obbligazioni in azioni, perché le quotazioni di queste ultime non hanno superato il prezzo di conversione. Questo significa un’attesa fino alla scadenza per ottenere indietro l’importo investito senza alcun ritorno in termini di rendimento, in un ambiente in cui i tassi sono in crescita e l’inflazione è alle stelle. Solitamente le obbligazioni convertibili hanno una scadenza di 5 anni.

 

Obbligazioni convertibili zero coupon: spariranno dalla scena?

Proprio i tassi in crescita e i prezzi dei beni in consumo in costante risalita hanno determinato un autentico declino delle obbligazioni convertibili in questo primo scorcio del 2022. Le aziende non riescono a raccogliere denaro a tasso zero, a patto che non mantengano molto basso il prezzo di conversione. Allo stesso tempo gli investitori non hanno alcun incentivo ad acquistare bond convertibili di società, in particolare tecnologiche, che hanno scarse probabilità di veder crescere il valore delle azioni per via di tassi in aumento.

Le offerte sono state poche fino ad ora. Tra queste vi è quella di Virgin Galactic Holdings, che ha raccolto 425 milioni di dollari a gennaio, ma con cedola al 2,5%. Questo quindi sarà l’anno in cui spariranno definitivamente le obbligazioni convertibili? Non è del tutto convinto Eli Pars, co-chief investment officer di Calamos Investments, che ritiene come per un pò di tempo sia difficile vedere zero coupon, ma che non si vedranno nemmeno cedole al 5%. A suo giudizio, le obbligazioni convertibili restano una buona opzione, almeno fino a quanto le aziende hanno bisogno di capitale di crescita.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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