Obbligazioni: ecco il primo mercato ribassista da oltre 70 anni
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Obbligazioni: ecco il primo mercato ribassista da oltre 70 anni

Obbligazioni: ecco il primo mercato ribassista da oltre 70 anni

Per le obbligazioni dei mercati sviluppati si preannunciano tempi cupi. Le Banche centrali hanno iniziato o stanno per iniziare il quantitative tightening, riducendo il loro bilancio. La Federal Reserve, ad esempio, è partita con il piano di liquidazione di 95 miliardi di dollari al mese, per decurtare il suo enorme fondo di 9.000 miliardi di dollari accumulato con gli acquisti di titoli di Stato e mutui durante la pandemia. Anche la Bank of England si appresta al programma di riduzione, dopo i recenti interventi nel mercato dei Gilt per cercare di frenare la corsa pazza alle vendite da parte dei fondi pensione britannici.

Tutto questo non può fare altro che aggravare una situazione già precaria, con le obbligazioni che, secondo lo stratega di Deutsche Bank Jim Reid, si trovano nel loro primo mercato ribassista da oltre 70 anni. I rendimenti quest’anno sono cresciuti notevolmente. I Treasury Bond USA decennali rendono circa il 3,8%, quando all’inizio del 2022 il ritorno era appena dell’1,5%. Anche i Gilt, che dopo l’inversione del mini-budget britannico proposto dall’ex-Cancelliere Kwasi Kwarteng erano saliti facendo abbassare i rendimenti, adesso stanno lentamente perdendo quota a seguito delle dimissioni del Primo Ministro Liz Truss.

 

Obbligazioni: cosa succederà con il quantitative tightening

Cosa potrà succedere nei prossimi mesi? Il grande timore è che le Banche centrali faranno diminuire la liquidità una volta che risucchiano denaro dal sistema, il che significa che è possibile attendersi un periodo di alta volatilità e incertezza. Già la liquidità nel mercato dei bond statunitensi è scesa al livello più basso dalla primavera 2020, quando i mercati erano in subbuglio all’inizio della pandemia di coronavirus, in base ai dati forniti da JP Morgan.

Secondo Ritchie Tuazon, gestore di portafoglio di Capital Group, la stretta quantitativa è una nuova costante anche se “è difficile credere che non fosse già nel prezzo delle obbligazioni”. A suo avviso “siamo ancora nei mercati ogni giorno. Ma, man mano che lo spread bid-offer si allarga, l’asticella del commercio diventa più alta”. Questo vuol dire che “il rendimento atteso su una posizione deve essere più alto per poter investire”.

Anche Pilar Gomez-Bravo, direttore del reddito fisso per l’Europa di MFS Investment Management, esprime una certa preoccupazione. “L’anticipazione del quantitative tightening è il motivo per cui si vedono preoccupazioni sulla liquidità”, ha affermato. Di conseguenza, “bisogna fare affidamento su investitori long-only per acquistare obbligazioni e ciò delinea un quadro davvero difficile fino alla fine dell’anno”, ha aggiunto.

Meno pessimista risulta essere Tatjana Greil-Castro, responsabile dei mercati pubblici di Muzinich & Co, che vede aspetti positivi nel mercato delle obbligazioni per via di una minore influenza da parte delle Banche centrali. In questo contesto, l’esperta rileva una migliore scoperta per i Bund tedeschi, dove da tempo vi sono pochi titoli da negoziare. “Ci sarà più flottante, il che implica rendimenti effettivi dei Bund vicini al valore equo”, sostiene.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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