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Obbligazioni Tier 2: cosa sono e come funzionano

Obbligazioni Tier 2: cosa sono e come funzionano

Tra gli strumenti obbligazionari emessi dagli istituti di credito spesso si sente parlare delle obbligazioni Tier 2. Queste rappresentano titoli meno rischiosi rispetto alle obbligazioni Tier 1, salite alla ribalta delle cronache finanziarie in questi ultimi tempi con la fusione UBS-Credit Suisse che ha comportato la cancellazione di 16 miliardi di franchi di questa tipologia di debito. Entriamo quindi nel dettaglio e cerchiamo di scoprire come funzionano i bond Tier 2, quali sono i vantaggi e i rischi per gli investitori.

 

Obbligazioni Tier 2: definizione e caratteristiche

Le obbligazioni Tier 2 fanno parte della famiglia delle obbligazioni subordinate, ossia di titoli che, in caso di fallimento dell’emittente, rimborsano il capitale e gli interessi subordinatamente ai bond ordinari. In sostanza, la loro natura diverge da quella delle obbligazioni tradizionali e somiglia più a quelle delle azioni sotto il profilo del rischio. Il motivo per cui le subordinate vengono emesse è perché rappresentano un’alternativa meno costosa rispetto al capitale proprio, oltre al fatto che viene evitata una possibile diluizione delle partecipazioni. In questi titoli matura una cedola periodica, ma la scadenza a volte non è predefinita, con l’emittente che può esercitare l’opzione di rimborso anticipato a partire da una certa data.

Le obbligazioni subordinate vengono definite junior, proprio per distinguerle da quelle senior che presentano una minore rischiosità. Le Tier 2 si differenziano dalle Tier 1 per effetto di un minore rischio. In sostanza, in entrambi i casi si rischia il 100% del capitale investito qualora la banca risulti essere insolvente. La differenza sta nel fatto che, mentre con le Tier 1 l’emittente ha la facoltà di differire e nei casi più estremi annullare una cedola, oltre a decurtare il capitale, con le Tier 2 non è possibile la cancellazione della cedola, ma al più una sospensione e il pagamento tutto in una volta nel primo anno in cui la società chiude in utile. Tra l’altro, con le obbligazioni Tier 2 non si rischia mai la decurtazione del capitale.

 

Obbligazioni Tier 2: la riforma di Basilea

Prima delle nuove regole stabilite nel 2015 da Basilea 3, vi era una distinzione tra quattro tipologie di obbligazioni subordinate: Tier 1, Upper Tier 2, Lower Tier 2 e Tier 3. Oggi esiste il raggruppamento tra Tier 1 e Tier 2. Ancora però è possibile trovare in circolazione titoli con la vecchia classificazione, perché le categorie non comprese nella nuova normativa dovranno sparire entro 10 anni dall’entrata in vigore.

Nell’ambito delle Tier 2, quindi, si possono riscontrare le Upper e le Lower. Le prime sono più rischiose, in quanto con le Lower gli interessi vengono sospesi sono nella circostanza in cui si manifesta una grave insolvenza. Inoltre, in caso di liquidazione dell’emittente, il capitale viene rimborsato prima rispetto alle Upper, pur sempre dopo aver liquidato le obbligazioni senior. L’accorpamento tra Upper e Lower è stato fatto nell’ottica di rendere le Tier 2 più in linea con le Tier 1. Una delle caratteristiche principali di tali bond è che la scadenza minima deve essere di 5 anni, con l’impossibilità di accelerare il rimborso dei pagamenti futuri in programma, fatta eccezione per le circostanze in cui l’emittente finisce in bancarotta e liquidazione.

 

Vantaggi e svantaggi

Le obbligazioni Tier 2 presentano i classici vantaggi e svantaggi delle subordinate. Il principale beneficio sta nel rendimento, che proprio per effetto della maggiore rischiosità solitamente è ben più elevato rispetto a quello delle obbligazioni classiche. L’inconveniente sta nel fatto che in caso si ricorra al bail-in, gli investitori sono trattati quasi alla stregua degli azionisti, in quanto vengono rimborsati solo dopo che gli altri creditori vengono soddisfatti.

Alla fine, investire in obbligazioni subordinate potrebbe davvero essere una scelta poco azzeccata sotto il profilo del rischio, anche rispetto ad alternative che coinvolgono le azioni. In altri termini, acquistare Tier 2 non protegge maggiormente rispetto a un ETF azionario ben diversificato per settore e per area geografica. Inoltre, il fatto che sovente non vi sia una scadenza fissa per questa specie di bond può essere un problema. Infatti, anche se i titoli sono sempre negoziabili sul mercato, questo si presenta in genere poco liquido, il che fa aumentare i costi dell’operatività qualora si scelga di smobilizzare gli asset in portafoglio.

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Redazione

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