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Obbligazioni USA: 4 tattiche da usare nel 2023 per proteggersi dai vari rischi

Obbligazioni USA: 4 tattiche da usare nel 2023 per proteggersi dai vari rischi

Investire in obbligazioni USA per proteggere il portafoglio dalle turbolenze del 2022 non è stata una scelta felice. La classica strategia 60/40, che prevede una distribuzione degli investimenti in 60% azioni e 40% obbligazioni non ha funzionato, diversamente dal solito. Quest’anno i rialzi dei tassi d’interesse hanno affossato i titoli rischiosi, in quanto hanno preparato il terreno per l’arrivo di una recessione e quindi per una riduzione degli utili attesi delle aziende, ma hanno atterrato anche i titoli a reddito fisso, per via della maggiore redditività dei titoli di nuova emissione rispetto a quelli quotati. “Gli ultimi 20 e più anni hanno insegnato agli investitori in modo errato che azioni e obbligazioni sono inversamente correlate”, ha affermato Larry Swedroe, responsabile della ricerca finanziaria ed economica presso Buckingham Strategic Wealth. In realtà, “quando i tassi di interesse salgono come hanno fatto quest’anno, danneggiano entrambi gli investimenti“, ha aggiunto.

 

Obbligazioni USA: ecco dove investire per coprirsi

Il 2023 si presenta come l’anno che potrebbe segnare la rinascita delle obbligazioni USA, in virtù del fatto che la Federal Reserve rallenterà il ritmo delle strette sui tassi d’interesse fino ad arrivare a una svolta della politica monetaria in senso accomodante. Tuttavia, i rischi sono sempre dietro l’angolo, determinati da un’inflazione che potrebbe essere più ostica del previsto e dalle incertezze legate a una recessione che potrebbe mandare in difficoltà le aziende, colpendo il rating creditizio. Gli investitori americani hanno quattro armi per proteggersi da tutta una serie di rischi.

 

  • Durata breve
  • Copertura a base di TIPS
  • Pianificazione della durata dell’investimento
  • Evitare le obbligazioni spazzatura

 

La prima consiste nel mantenere una durata breve. Infatti, più lunga è la durata delle obbligazioni, più i titoli diventano sensibili all’aumento dei tassi d’interesse. In una condizione economica normale, maggiore è il tempo che manca alla scadenza, più elevato è il rendimento di un’obbligazione, con la curva dei rendimenti inclinata verso l’alto. Quando si teme una recessione, la curva può invertirsi, perché gli investitori ritengono che nel lungo periodo la Banca Centrale abbasserà i tassi d’interesse per rilanciare l’economia, mentre alza quelli a breve. In questo momento, quindi, i tassi a breve sono più alti di quelli a lungo, quindi è preferibile concentrarsi sulle scadenze più ravvicinate.

La seconda arma è quella di coprirsi dall’inflazione tramite i TIPS, ossia titoli di Stato il cui rendimento è adeguato al tasso d’inflazione annuale. In un ambiente dove i prezzi al consumo corrono, questa è la soluzione ideale; al contrario di quanto avveniva solo un anno fa allorché il costo della vita rasentava lo zero. Per avere un’idea sulla convenienza dei TIPS, bisogna considerare il rendimento reale, ossia depurato dall’indice dei prezzi al consumo, e metterlo in relazione a quello dei titoli di Stato normali per la stessa scadenza. Ad esempio i TIPS a 5 anni rendono l’1,5% annuo più il tasso attualmente, mentre i Treasury Bond circa il 3,85%. Questo significa che il tasso annuo di inflazione atteso nei prezzi delle obbligazioni oggi è al 2,35%. Se dovesse risultare maggiore, i TIPS sono da preferire; viceversa, vincono i Treasury Bond.

La terza modalità di protezione dai rischi riguarda l’abbinamento della durata delle obbligazioni alle proprie esigenze di spesa. Se si pianifica un bisogno di denaro in brevissimo termine, le obbligazioni non sono lo strumento finanziario più appropriato, ma sarebbe meglio investire in fondi del mercato monetario. Se l’orizzonte temporale comincia a diventare di 3-5 anni, allora si può pensare al reddito fisso riferito a quella scadenza, visto che si potrà avere sempre accesso ai propri fondi investiti con il rimborso del capitale. Tutto ciò non è dipendente dalla variazione dei tassi d’interesse, dal momento che non si ha alcuna necessità di vendere i titoli sul mercato prima del loro naturale ciclo di vita.

L’ultima tattica di copertura consiste nell’evitare le obbligazioni spazzatura se, oltre alla protezione dalla variazione dei tassi d’interesse, si vuole attivare quella dall’eventuale inadempienza dell’emittente. Al riguardo, i certificati bancari di deposito possono essere un’alternativa valida, dal momento che a volte pagano tassi d’interesse più elevati rispetto ai T-Note comparabili.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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