Da Anthropic a OpenAI, fino a Perplexity: l’AI prende d’assalto Wall Street

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In pochi mesi, tre dei nomi più potenti dell’intelligenza artificiale hanno avviato l’iter per sbarcare sui mercati pubblici, aprendo una stagione di quotazioni senza precedenti nella storia borsistica americana. OpenAI ha confermato di aver presentato in via riservata la domanda di ipo negli Stati Uniti, unendosi ad Anthropic e a SpaceX di Elon Musk, il cui deposito alla Sec configura un’offerta da 75 miliardi di dollari a una valutazione di 1.750 miliardi. Perplexity ha intanto confermato il proprio approdo in borsa per il 2028. Con nessuna delle tre principali società in utile e valutazioni ai limiti dei parametri storici, il dibattito sui fondamentali si intreccia con quello sulle conseguenze strutturali per indici, obbligazioni e liquidità, in quello che si preannuncia come il test più significativo degli ultimi dieci anni per l’interesse degli investitori verso i titoli tecnologici ad alta crescita.

 

In questo articolo:

 

  • Da Anthropic a OpenAI: la corsa alla quotazione prende forma
  • Il paradosso delle mega-ipo: il nodo dei fondamentali
  • L’onda d’urto dell’AI su Wall Street

 

Da Anthropic a OpenAI: la corsa alla quotazione prende forma

La pipeline delle grandi quotazioni tecnologiche ha preso forma in rapida successione, con tre operazioni che si candidano a riscrivere i parametri della storia borsistica americana. Anthropic ha depositato la domanda di quotazione il 1° giugno, poche settimane dopo aver chiuso un round da 65 miliardi di dollari che l’ha valutata 965 miliardi. OpenAI ha seguito la stessa via senza comunicare, allo stato attuale, né la tempistica né l’entità dell’offerta. La società ha motivato la propria riservatezza con la necessità di preservare la flessibilità operativa caratteristica di un’azienda privata: “Potrebbe volerci un po’ di tempo perché ci sono cose che vogliamo fare che probabilmente sono più facili da realizzare come azienda privata”, si legge nel comunicato ufficiale. Reuters ha riportato una valutazione obiettivo fino a 1.000 miliardi di dollari con un potenziale debutto già a settembre; all’inizio del 2026 la società aveva raccolto 110 miliardi di dollari con una valutazione di 840 miliardi da un gruppo che include SoftBank, Amazon e Nvidia, dichiarando di contare oltre 900 milioni di utenti attivi settimanali su ChatGPT e più di 50 milioni di abbonati consumer. SpaceX di Elon Musk ha presentato la documentazione per un’offerta da 75 miliardi di dollari a una valutazione di 1.750 miliardi, che la classificherebbe come la più grande ipo della storia. Musk detiene circa il 50% della società, circostanza che renderebbe il debutto in borsa un potenziale catalizzatore per la creazione del primo patrimonio individuale da mille miliardi di dollari al mondo.

Inevitabilmente, l’afflusso simultaneo di tre mega-capitalizzazioni solleva interrogativi sulla disponibilità di capitali per le operazioni di minori dimensioni. “Ciò che OpenAI non vuole è che il capitale disponibile sul mercato pubblico si esaurisca”, ha affermato Gil Luria, amministratore delegato di DA Davidson, precisando: “Non solo SpaceX e Anthropic sono in vantaggio nella corsa alla quotazione in borsa, ma anche grandi concorrenti quotati in borsa potrebbero raccogliere decine di miliardi di dollari ciascuno tramite emissioni secondarie sul mercato pubblico, come ha fatto Google la scorsa settimana.”

Perplexity ha intanto confermato l’intenzione di quotarsi nel 2028, indipendentemente dall’esito delle prime tre operazioni. “Credo proprio che ci saranno delle ripercussioni a catena se le cose non andranno bene, non c’è modo di indorare la pillola. L’ipo di SpaceX di questa settimana sarà sicuramente un indicatore chiave per capire come andranno le cose per Anthropic o OpenAI”, ha dichiarato a Cnbc il suo amministratore delegato Aravind Srinivas, aggiungendo: “Penso che sia importante per il settore dell’AI che queste ipo vadano bene, e credo proprio che andranno bene, perché stanno andando bene.”

 

Il paradosso delle mega-ipo: il nodo dei fondamentali

Le cifre delle valutazioni raccontano solo metà della storia, l’altra metà è scritta nei bilanci. Nessuna delle tre società è redditizia in senso tradizionale: le proiezioni interne di OpenAI indicano perdite per 14 miliardi di dollari nel solo 2026, mentre Anthropic prevede un margine operativo del secondo trimestre intorno al 5%, dato ritenuto esiguo rispetto a una valutazione prossima ai 1.000 miliardi. SpaceX, alla valutazione proposta di 1.750 miliardi, inizierebbe a essere negoziata a oltre novanta volte i ricavi del 2025, pari a 18,7 miliardi di dollari secondo i documenti depositati alla Sec.

Studi sulle performance delle ipo tra il 1980 e il 2024 mostrano che le società valutate oltre quaranta volte il fatturato hanno storicamente sottoperformato il mercato nei tre anni successivi. La pressione sui bilanci si riflette già sul mercato del credito. Laurent Chaudeurge, membro del comitato di investimenti di BDL Capital Management, ha sintetizzato così la dinamica in atto: “Finora queste società hanno finanziato le proprie spese in conto capitale grazie alle eccedenze di liquidità annuali, ma la loro situazione finanziaria sta peggiorando rapidamente, con importanti ripercussioni sull’andamento dei mercati obbligazionari e azionari.

Sul fronte infrastrutturale, Apollo Global Management e Blackstone hanno finalizzato un pacchetto di finanziamento da 35 miliardi di dollari per Anthropic, destinato all’acquisizione in leasing di unità di elaborazione tensoriale (TPU) personalizzate di Google, in una delle più grandi operazioni di credito privato mai registrate. Broadcom ha contestualmente sottoscritto un accordo per coprire l’eventuale differenza tra il valore residuo dei chip e gli importi dovuti in caso di inadempienza, a garanzia dei detentori delle note A1 e A2. A fronte di questi elementi, la replica degli investitori più ottimisti si fonda sulla possibilità che l’adozione dell’intelligenza artificiale trasformi la produttività in misura tale da riscrivere i paradigmi valutativi correnti.

Nel suo Economic Outlook, l’Ocse ha incluso gli investimenti in intelligenza artificiale tra i principali fattori di rischio al rialzo per le previsioni di crescita globale, osservando che il loro effetto potrebbe ampliarsi qualora si traducessero in un miglioramento duraturo della produttività aggregata; la stessa organizzazione ha rilevato che i robusti volumi di scambi collegati all’intelligenza artificiale hanno contribuito a portare la crescita del commercio di beni al 5% nel 2024, con effetti particolarmente marcati nelle economie asiatiche.

 

L’onda d’urto dell’AI su Wall Street

Tre debuttanti da mille miliardi di dollari in pochi mesi ridefinisce, senza poche giri di parole, le coordinate del mercato azionario statunitense. “Una tale concentrazione destabilizza gli equilibri storici, poiché il peso del settore tecnologico nel mercato investment grade è attualmente solo del 4%. La concentrazione su poche aziende legate all’intelligenza artificiale era già una fonte di fragilità per i principali indici azionari statunitensi come l’S&P 500; ora potrebbe diventarlo anche per il mercato obbligazionario”, ha sottolineato Chaudeurge. Goldman Sachs ha calcolato che le società legate all’intelligenza artificiale rappresentano già il 18% delle nuove emissioni nette sul mercato investment grade negli Stati Uniti dall’inizio del 2026, a fronte di un peso del settore tecnologico complessivo pari al 4% nell’indice investment grade; le medesime società pesano già per circa due quinti del valore complessivo dell’S&P 500.

L’inclusione rapida nei principali benchmark introduce un ulteriore elemento di rischio, segnalato da Wolf von Rotberg, equity strategist di J. Safra Sarasin: “Ciò è destinato a creare un notevole squilibrio tra domanda e offerta a causa degli acquisti forzati da parte dei fondi passivi che replicano gli indici in cui è inclusa SpaceX. Gli acquisti passivi forzati potrebbero quindi avere un impatto significativo sui prezzi nel breve termine, che potrebbe essere amplificato dal notevole interesse da parte della comunità degli investitori retail, che in passato sono stati tra i principali acquirenti delle società guidate da Elon Musk.” Lo stesso analista ha osservato che “l’analisi delle performance delle ipo negli ultimi quattro anni mostra che esse non hanno sottoperformato rispetto all’indice S&P 500, ma che tale andamento è stato accompagnato da livelli di volatilità significativamente più elevati”, precisando che i titoli di nuova emissione “faticano a trovare rapidamente il giusto prezzo” e che “una delle ragioni è ovviamente la mancanza di un track record degli utili su cui basare il prezzo del titolo o la totale assenza di utili, come nel caso di SpaceX, OpenAI e Anthropic.”

Von Rotberg ha aggiunto che l’abbandono dei criteri ordinari di stabilità degli utili e di free float per consentire la cosiddetta Fast Entry negli indici – che consente alle società più grandi di entrare nell’indice dopo appena 15 giorni di trading, purché rispettino i requisiti di liquidità e capitalizzazione – “indebolisce la qualità dell’indice e potrebbe portare a una maggiore volatilità”, concludendo che “la volatilità potenzialmente significativa suggerisce che l’esposizione al rischio dovrebbe essere mantenuta entro livelli gestibili.”

Visioni che gettano un po’ di ombra al contagioso entusiasmo che sta invece accompagnando queste operazioni. A tal proposito, Citi ha adottato una lettura meno allarmistica. La banca ha osservato che i pesi iniziali negli indici cresceranno solo gradualmente, mentre Eddie Molloy, Global Co-Head of Equity Capital Markets, ha descritto il momento attuale come una fase in cui “l’attività di ipo si rafforza in molti settori, trainata dall’attenzione degli investitori ai grandi trend strutturali di lungo periodo”, individuando nell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale e nelle tecnologie aerospaziali le due forze che stanno ridisegnando la pipeline globale delle quotazioni. Il verdetto definitivo sulla tenuta del mercato di fronte a un simile afflusso di capitalizzazioni resterà aperto fino al momento del debutto: un esito deludente di una qualsiasi delle tre ipo aprirebbe inevitabilmente un dibattito più ampio sulla sostenibilità delle valutazioni dell’intelligenza artificiale nel loro complesso.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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