SpaceX punta sul retail: i primi dettagli dell’ipo che riscrive la storia

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SpaceX punta sui piccoli investitori per scrivere la più grande ipo della storia. La società di Elon Musk ha riunito per la prima volta il consorzio di 21 banche d’investimento, svelando un’operazione da 75 miliardi di dollari a una valutazione fino a 1.750 miliardi e una scelta che non ha precedenti: fino al 30% delle azioni andrà agli investitori retail, una quota almeno tripla rispetto allo standard di mercato. Dietro la generosità dichiarata verso chi ha creduto nell’azienda fin dagli esordi, c’è una strategia precisa di stabilizzazione del titolo dopo il debutto. Rimane controversa l’equazione Musk: da un lato l’imprenditore che rende questa ipo irresistibile per il mercato, e al tempo stesso la variabile che più preoccupa analisti e regolatori.

In questo articolo:

  • Ipo SpaceX, il retail come pilastro strategico
  • Il conto alla rovescia di SpaceX verso Wall Street
  • L’equazione Musk, il jolly che divide gli investitori

Ipo SpaceX, il retail come pilastro strategico

Secondo quanto riferito da alcuni fonti sentite da Reuters, SpaceX avrebbe convocato per la prima volta l’intero consorzio di 21 banche d’investimento in un incontro virtuale tenuto lunedì sera, segnando l’avvio formale di quello che si preannuncia come il più grande debutto in borsa mai registrato. L’obiettivo dichiarato è raccogliere 75 miliardi di dollari, con una valutazione della società fino a 1.750 miliardi. Il prospetto informativo dell’offerta dovrebbe essere reso pubblico a fine maggio, con il roadshow fissato nella settimana dell’8 giugno. Ad aprire le presentazioni agli investitori sarà il cfo Bret Johnsen, che ha già chiarito che quest’ipo non seguirà i canoni tradizionali di Wall Street. Il tratto più dirompente dell’intera operazione riguarda la composizione dell’azionariato post-quotazione.

Elon Musk intende riservare fino al 30% delle azioni agli investitori individuali, una soglia che include tanto i piccoli risparmiatori quanto i family office più facoltosi, contro il 5-10% che le ipo convenzionali destinano normalmente al pubblico retail. Durante l’incontro con i banchieri, Johnsen avrebbe definito esplicitamente la componente retail “una parte fondamentale di questo processo”, aggiungendo che “si tratta di persone che ci hanno supportato incredibilmente, così come hanno supportato Elon, per molto tempo, e vogliamo assicurarci di riconoscerlo”. La motivazione dichiarata è dunque di riconoscenza verso chi ha creduto nell’azienda fin dai suoi esordi. Dietro, però, c’è un calcolo preciso. Riservare fino al 30% delle azioni agli investitori individuali serve a costruire una base azionaria stabile fin dal primo giorno di contrattazioni. Investitori convinti e di lungo periodo sono, per definizione, meno propensi a vendere subito dopo il debutto o ad alimentare dinamiche speculative di breve termine. Il risultato atteso è duplice: contenere la volatilità del titolo nella fase più delicata post-quotazione e mantenere un controllo più granulare sulla composizione dell’azionariato. La generosità verso il retail, in altri termini, coincide perfettamente con l’interesse di SpaceX. La struttura precisa dell’accordo e l’ammontare definitivo della quota retail saranno formalizzati in prossimità del lancio dell’offerta. Alla partecipazione non saranno ammessi soltanto gli investitori statunitensi: l’offerta sarà aperta anche a investitori privati di Regno Unito, Unione Europea, Australia, Canada, Giappone e Corea del Sud.

Il conto alla rovescia di SpaceX verso Wall Street

La valutazione obiettivo di 1.750 miliardi di dollari rappresenta un balzo considerevole rispetto ai riferimenti più recenti. L’ultima offerta secondaria, condotta nel dicembre 2025, aveva fissato il valore della società a 800 miliardi di dollari. A febbraio, la fusione con xAI, la startup di intelligenza artificiale di Musk, aveva portato la valutazione combinata a 1.250 miliardi. Il traguardo attuale è dunque più del doppio del precedente punto di riferimento di mercato. Sul piano operativo, il calendario è già definito: nella settimana dell’8 giugno prenderà il via il roadshow, durante il quale dirigenti e banchieri presenteranno l’ipo agli investitori istituzionali.

Il giorno precedente al lancio, circa 125 analisti finanziari provenienti dalle 21 banche del consorzio incontreranno la società. L’11 giugno è invece previsto un evento straordinario rivolto agli investitori privati, con 1.500 partecipanti attesi. A guidare l’intera operazione sono cinque grandi istituti in qualità di bookrunner attivi — Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup, JP Morgan e Goldman Sachs — affiancati da altre 16 banche con ruoli specifici nei canali istituzionale, retail e internazionale. Le offerte secondarie periodiche, che SpaceX organizza circa due volte l’anno per consentire a dipendenti e investitori di liquidare le proprie posizioni, hanno fino ad ora rappresentato il principale strumento di price discovery per un’azienda rimasta privata per quasi 25 anni. Con l’ipo quella fase si chiude definitivamente.

L’equazione Musk, il jolly che divide gli investitori

La figura di Elon Musk è al tempo stesso il principale motore dell’interesse attorno all’ipo e la variabile di rischio più dibattuta dagli analisti. Musk governa oggi un ecosistema industriale, ribattezzato Muskonomy, che comprende Tesla, SpaceX, xAI, Neuralink, The Boring Company e la piattaforma X, con capitalizzazioni aggregate che superano abbondantemente i 1.000 miliardi di dollari. Una concentrazione di potere economico che solleva interrogativi legittimi su governance, sostenibilità finanziaria e rapporti con gli enti regolatori. “È comprensibile che gli investitori siano preoccupati dal fatto che Musk gestisca diverse imprese di rilievo, soprattutto considerando la sua immagine pubblica a volte controversa”, ha dichiarato Kat Liu, vicepresidente di IPOX. Sul fronte della valutazione, Angelo Bochanis di Renaissance Capital avverte che “gli investitori potrebbero utilizzare un’analisi basata sulla somma delle parti, ma, come nel caso di Tesla, la valutazione di SpaceX potrebbe fluttuare notevolmente a seconda di quanto il pubblico creda nella visione di Musk“.

A complicare ulteriormente il quadro, OpenAI ha inviato lunedì una lettera ai procuratori generali della California e del Delaware, chiedendo di indagare su presunte condotte anticoncorrenziali da parte di Musk e dei suoi collaboratori, in vista del processo previsto per il 27 aprile presso il Distretto Settentrionale della California. Una disputa che affonda le radici nella co-fondazione del laboratorio nel 2015 e nell’uscita di Musk nel 2018, e che oggi rischia di proiettare un’ulteriore ombra legale sul momento più delicato della storia pubblica di SpaceX.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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