OpenAI non è più un’azienda no profit. Da ieri è diventata una società a scopo di lucro valutata 500 miliardi di dollari. La ristrutturazione era attesa da tempo, dopo anni di negoziazioni e tensioni sfociate anche nei tribunali.
Microsoft, il più grande sostenitore della startup che ha rivoluzionato il mondo dell’intelligenza artificiale, ha una quota significativa della nuova realtà e parteciperà in maniera rilevante ai ritorni dell’azienda.
In questo articolo:
- OpenAI: la nascita di una Pbc
- Cosa comporta la ristrutturazione
OpenAI: la nascita di una Pbc
L’azienda a scopo di lucro sarà denominata OpenAI Group Pbc. Pbc sta per public benefit corporation ed è strutturata per generare rendimenti agli azionisti, garantendo però lo svolgimento di una mission in ambito sociale e ambientale. Questo modello è già stato adottato negli ultimi anni da società come Anthropic e xAI di Elon Musk, sebbene quest’ultima abbia rinunciato a tale status lo scorso anno.
Nella nuova OpenAI, Microsoft è l’azionista di maggioranza con una quota del 27%, che vale circa 135 miliardi di dollari. Secondo l’accordo, il gigante di Redmond può accedere ai prodotti OpenAI sino al 2032 e incasserà il 20% dei ricavi aziendali.
La partecipazione ai ricavi è un grosso peso per la startup, ma ha un limite di tempo non definito. In pratica, sarà in essere fino a quando l’azienda guidata da Sam Altman non riuscirà a sviluppare un’intelligenza artificiale tale da superare le capacità umane nella maggior parte delle mansioni produttive. La valutazione sarà demandata a un team di esperti indipendenti che si esprimeranno sui progressi raggiunti e quindi sull’eventuale perdita dei diritti di Microsoft.
Una quota del 26% di OpenAI Group Pbc è invece nelle mani di OpenAI Foundation, che però mantiene il controllo nel consiglio di amministrazione. La fondazione si è impegnata in alcune discipline in ambito sanitario e collaborerà con diverse associazioni per rimediare ai danni provocati dall’intelligenza artificiale. In sostanza, farà da vigile affinché la nuova organizzazione non perda completamente di vista gli obiettivi etici e di socialità di OpenAI, quando è stata fondata. Il restante 47% dell’azionariato è controllato da dipendenti, ex dipendenti e altri investitori.
Cosa comporta la ristrutturazione
OpenAI è nata nel 2015 come organizzazione non profit per opera di diversi imprenditori visionari tra cui Sam Altman, Elon Musk e Peter Thiel. Quattro anni più tardi ha creato una sussidiaria a scopo di lucro per permettere l’afflusso di capitale da grandi investitori, ma fissando un tetto massimo ai rendimenti equivalente a 100 volte l’investimento iniziale.
L’irruzione di OpenAI nel mercato dell’intelligenza artificiale con il chatbot rivoluzionario ChatGPT nel 2022 ha attirato colossi come Microsoft, diventato il principale sostenitore dell’azienda con un contributo di circa 13 miliardi di dollari. Musk, che da anni si è defilato dall’azienda, ha denunciato OpenAI e il suo amministratore Sam Altman di aver tradito la missione originaria di diffondere l’intelligenza artificiale a scopo benefico, diventando a tutti gli effetti una società a scopo di lucro. Sono seguite schermaglie tra le parti, ma la causa giudiziaria non ha portato a nulla.
La riorganizzazione avrà degli effetti importanti sull’azienda. Quello più significativo è che permetterà di abbandonare i limiti ai profitti e alle partecipazioni. Ne consegue che OpenAI attirerà maggiori capitali facendo fronte agli elevati fabbisogni finanziari per sviluppare i sistemi di intelligenza artificiale. Quest’anno, la società ha siglato partnership per un totale di circa 1.000 miliardi di dollari con colossi tecnologici del calibro di Nvidia, Advanced Micro Devices e Oracle.
Ciò comporta un impegno finanziario enorme e quindi l’azienda ha bisogno di liquidità. Secondo quanto riportato dal New York Times, SoftBank ha investito 30 miliardi di dollari in OpenAI a inizio 2025, ma avrebbe potuto ridurre il proprio contributo a 20 miliardi di dollari se la società non fosse stata ristrutturata. Con questa operazione, la grande holding di investimento giapponese avrebbe ora deciso di tenere l’investimento originario.
OpenAI comunque è ancora un’azienda in perdita. Secondo alcune indiscrezioni (non confermate dalla società), nei primi sei mesi del 2025 avrebbe realizzato ricavi complessivi per 4,3 miliardi di dollari, ma un passivo di 13,5 miliardi di dollari. Per diversi anni ancora non è previsto un raggiungimento dell’utile.









