Il percorso verso l’ipo di OpenAI si complica. Secondo quanto riportato dal The Wall Street Journal, la startup americana di intelligenza artificiale avrebbe mancato i suoi obiettivi di crescita in termini di utenti e ricavi. Tanto basta per mettere in allarme i dirigenti dell’azienda sulla sostenibilità delle enormi spese sostenute, in particolare nei data center, necessari per gestire la grande quantità di dati generata dai modelli di AI avanzati.
Il quotidiano cita una dichiarazione interna di Sarah Friar, direttrice finanziaria di OpenAI, che avrebbe messo in guardia l’azienda sulle difficoltà di rispettare i futuri obblighi contrattuali senza un’accelerazione delle entrate. Inoltre, l’amministratore delegato Sam Altman sarebbe stato interrogato dai membri del consiglio di amministrazione in merito agli sforzi per ottenere maggiore capacità di calcolo, nonostante il business non sia progredito. Tuttavia, Altman e Friar sarebbero allineati sulla strategia aziendale, sottolinea il rapporto.
In questo articolo:
- OpenAI: il cuore del problema
- Ipo a rischio?
- OpenAI e Microsoft modificano il loro accordo
OpenAI: il cuore del problema
Lo scorso autunno, OpenAI ha reso noti accordi per 1.500 miliardi di dollari con grandi aziende tecnologiche, finalizzati soprattutto agli investimenti nei data center. Il problema è che non è chiaro come queste operazioni verranno finanziate. La conclusione di molti osservatori è che nemmeno OpenAI lo sappia con certezza. L’intero impianto si regge su una serie di accordi circolari, in cui un’azienda investe in un proprio cliente e viene ricompensata attraverso il business generato dallo stesso cliente, in operazioni che coinvolgono anche l’investitore. In pratica, al di là delle promesse, ci sono ancora molte incognite.
Il board di OpenAI ha quindi iniziato a esaminare con maggiore attenzione gli accordi degli ultimi mesi, diventando più scettico sulla loro realizzazione. L’azienda ha recentemente raccolto 122 miliardi di dollari in nuovi finanziamenti, ma prevede di investire gran parte di queste risorse nei prossimi tre anni in potenza di calcolo, per la quale, secondo Altman, esiste una domanda insaziabile. Tuttavia, questi investimenti sono subordinati al raggiungimento di ambiziosi obiettivi di crescita e agli accordi tra partner.
Lo scorso anno, però, tali obiettivi non sono stati raggiunti, né in termini di utenti attivi settimanali di ChatGPT, con un target di 1 miliardo, né in termini di fatturato. In parte, ciò è stato attribuito alla crescente concorrenza dei modelli Gemini AI di Google. Inoltre, diversi obiettivi mensili all’inizio di quest’anno sono stati mancati. Ad esempio, si è registrata una riduzione degli abbonati, mentre la concorrenza di Anthropic si fa sempre più intensa.
Ipo a rischio?
Alla luce degli obiettivi mancati, crescono i dubbi sull’ipo prevista entro la fine dell’anno, che potrebbe diventare una delle più grandi quotazioni nella storia di Wall Street. Attualmente, OpenAI è valutata circa 850 miliardi di dollari, ma l’ipo potrebbe portare la valutazione a 1.000 miliardi. Tuttavia, sembrano emergere divergenze tra i vertici aziendali sulla tempistica. Friar sarebbe scettica riguardo a una quotazione entro il 2026, sottolineando la necessità di rafforzare i controlli interni per soddisfare le esigenze del mercato. Altman, invece, preferirebbe un calendario più aggressivo.
Il punto centrale è che una valutazione così elevata si basa sul boom dell’intelligenza artificiale. Se gli investitori dovessero perdere fiducia nella capacità di OpenAI di generare ritorni economici dagli ingenti investimenti, il rischio di una riduzione significativa della valutazione diventerebbe concreto.
OpenAI e Microsoft modificano il loro accordo
Nel frattempo, OpenAI e Microsoft hanno annunciato una “semplificazione” della loro partnership, eliminando l’esclusività per il colosso di Redmond. Microsoft rimane il principale partner cloud e mantiene una licenza sulla proprietà intellettuale della startup fino al 2032, ma OpenAI potrà distribuire i propri servizi anche tramite altri operatori, tra cui Amazon e Google. Per quanto riguarda la condivisione dei ricavi, Microsoft riceverà una quota garantita del 20% fino al 2030, soggetta però a un tetto non divulgato.
Il nuovo accordo appare vantaggioso per entrambe le parti: OpenAI ottiene maggiore flessibilità, potendo accedere a più capacità di calcolo e sviluppare meglio il business enterprise per competere con Anthropic; Microsoft, dal canto suo, acquisisce maggiore certezza sui ricavi. In sostanza, l’intesa contribuisce ad allentare le tensioni tra i due partner, nate dalla volontà di OpenAI di collaborare anche con i concorrenti di Microsoft. Quest’ultima continuerà comunque a partecipare direttamente alla crescita di OpenAI come azionista di riferimento.









