OpenAI brucia 3,7 miliardi in un trimestre, mentre punta all’ipo da mille miliardi

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Nel primo trimestre del 2026, il fatturato di OpenAI è triplicato. Anche la spesa. La società guidata da Sam Altman avrebbe visto bruciare circa 3,7 miliardi di dollari su ricavi di 5,7 miliardi, in una progressione che non ha ancora disaccoppiato crescita e consumo di cassa. Intanto OpenAI si avvicina alla quotazione pubblica con una valutazione attesa fino a mille miliardi di dollari e perdite 2025 di circa 39 miliardi, in una stagione di ipo che vede Anthropic già in campo con una domanda depositata il 1° giugno e proiezioni di ricavo per il 2026 che superano già quelle del rivale.

 

In questo articolo:

 

  • OpenAI: quando crescere costa quanto guadagnare
  • La scalata silenziosa di Anthropic 
  • La battaglia delle AI: chi vincerà?

 

OpenAI: quando crescere costa quanto guadagnare

Prendendo le mosse dai numeri del trimestre, riportati da The Information sulla base di documenti condivisi con gli azionisti, senza conferma pubblica da parte di OpenAI, un fatturato di 5,7 miliardi di dollari in un solo quarto rappresenterebbe il risultato ambito da quasi qualsiasi altra società tecnologica; una triplicazione su base annua è ancora più rara. Il nodo irrisolto è che i costi hanno seguito la stessa traiettoria. La crescita non ha ancora garantito a OpenAI quella leva operativa che solitamente premia le aziende a questa scala, perché il prodotto che vende diventa più costoso da erogare all’aumentare degli utenti. La posizione di cassa al 31 marzo superava i 73 miliardi di dollari tra liquidità e titoli negoziabili, rispetto ai 40 miliardi di fine dicembre. L’incremento è riconducibile al round di finanziamento chiuso a fine marzo, che ha valorizzato la società 852 miliardi di dollari, cifra rispetto alla quale alcuni investitori interni hanno espresso riserve in rapporto ai ricavi effettivi e non a fondi accantonati dall’attività corrente, una distinzione che assume rilevanza quando il consumo trimestrale si misura in miliardi.

Il Financial Times ha riportato una perdita netta di circa 39 miliardi di dollari per il 2025, con le proiezioni interne per il 2026 che stimano un deficit di 14 miliardi. La società ha dichiarato di non prevedere il raggiungimento della redditività prima della fine del decennio, indicando spese nell’ordine di decine di miliardi in un solo anno per calcolo, ricerca e infrastrutture. L’andamento del primo trimestre si inserisce in questa traiettoria.

La documentazione per un’offerta pubblica iniziale negli Stati Uniti è stata depositata in via riservata: il debutto potrebbe concretizzarsi già a settembre, con una valutazione fino a 1.000 miliardi di dollari, tra le più elevate nella storia dei mercati azionari. Una quotazione di questa portata porterà i risultati trimestrali all’attenzione degli investitori pubblici, i quali tendono a porre domande più approfondite sul percorso verso la redditività rispetto agli investitori privati in fase avanzata. Secondo il Wall Street Journal la società non ha raggiunto il traguardo di un miliardo di utenti attivi settimanali su ChatGPT entro fine 2025 e ha registrato una migrazione di utenti verso la concorrenza. La direttrice finanziaria Sarah Friar ha espresso preoccupazione ai colleghi dirigenti per la sostenibilità dei futuri contratti informatici, con il consiglio di amministrazione impegnato a riesaminare i piani relativi ai data center, ipotesi che Altman e Friar hanno definito infondata nelle dichiarazioni allo stesso Wall Street Journal.

Sul piano commerciale, OpenAI ha ridefinito i termini dell’accordo con Microsoft: la società potrà distribuire i propri modelli su altri provider cloud, con una contestuale riduzione dell’accordo di condivisione dei ricavi con il partner storico. Secondo indiscrezioni, OpenAI starebbe valutando una riduzione significativa delle tariffe dei propri servizi AI per rafforzare il posizionamento competitivo, una mossa che eserciterebbe ulteriore pressione su bilanci non ancora in pareggio.

 

La scalata silenziosa di Anthropic 

La storia parallela si chiama Anthropic e parla di un’ascesa che in dodici mesi ha capovolto la gerarchia dei ricavi. Dodici mesi fa i ricavi della società si attestavano intorno ai 9 miliardi di dollari annui; le proiezioni per il 2026 indicano 30 miliardi, un incremento superiore al 230%. Il confronto diretto con OpenAI, i cui ricavi mensili a fine marzo si attestavano a circa 2 miliardi, proiettabili su base annua in circa 24 miliardi, colloca Anthropic in vantaggio sul piano del fatturato atteso per l’anno in corso.

La domanda che alimenta questa crescita proviene in misura determinante dal segmento enterprise. Al momento del round Serie G di febbraio, oltre 500 clienti aziendali spendevano ciascuno più di un milione di dollari su base annua; a distanza di meno di due mesi quella soglia era superata da oltre 1.000 aziende, un raddoppio che segnala un’integrazione di Claude nei processi critici d’impresa con budget plurimilionari, implicando dipendenza tecnologica e costi di uscita significativi. Inoltre, Claude è il solo modello AI di frontiera accessibile in forma nativa su tutte le principali piattaforme cloud mondiali, dalle integrazioni di Amazon Web Services a quelle di Google Cloud e Microsoft Azure. Per i clienti che operano in ambienti multi-cloud, questa presenza trasversale riduce le barriere all’adozione e consolida il posizionamento di Anthropic come fornitore neutrale.

Lo scorso 1° giugno Anthropic ha depositato la domanda di quotazione, a conclusione di un round da 65 miliardi di dollari che ha attribuito alla società una valutazione di 965 miliardi. Le stime di margine operativo per il secondo trimestre si attestano intorno al 5%, un dato ritenuto esiguo rispetto a una valutazione prossima al trilione di dollari.

 

La battaglia delle AI: chi vincerà?

La distanza tra OpenAI e Anthropic si è ridotta abbastanza da rendere ogni mossa visibile all’altra. OpenAI ha intensificato lo sviluppo di Codex, il proprio strumento di programmazione basato sull’AI, con l’obiettivo dichiarato di renderlo più competitivo rispetto a Claude Code di Anthropic, e ha presentato un nuovo modello con prestazioni dichiarate superiori su diversi benchmark. La società aveva elaborato piani per la costruzione di propri cluster di data center su larga scala, ai quali ha dovuto rinunciare a causa delle resistenze incontrate da potenziali finanziatori; ulteriori ritardi nel raggiungimento degli obiettivi aziendali potrebbero limitare le future iniziative di crescita.

Analisti di settore hanno sollevato dubbi sulla capacità di OpenAI di attrarre clienti che già utilizzano Claude nelle infrastrutture cloud di Amazon, in un contesto in cui Gemini di Google e Claude di Anthropic stanno acquisendo quote crescenti del mercato enterprise. 

D’altro lato, Anthropic continua ad avere difficoltà con l’amministrazione americana. Dopo la rottura con il Pentagono avvenuta a febbraio, la scorsa settimana la società si è vista bloccare Fable 5, primo modello della nuova classe Mythos, presentato come un nuovo livello di capacità dell’intelligenza artificiale: il modello è rimasto operativo meno di una settimana. Una direttiva sul controllo delle esportazioni ha imposto la sospensione dell’accesso a Fable 5 e Mythos 5 per tutti i cittadini stranieri, con la conseguenza di un’interruzione del servizio estesa all’intera base utenti globale che ha coinvolto centinaia di milioni di persone. Ad ogni modo, la società fondata dai fratelli Amodei sembra aver già avviato i contatti con la Casa Bianca. Anche perchè lo stallo ha implicazioni che vanno oltre la sola politica sull’intelligenza artificiale. Un conflitto prolungato con Washington rischia di pesare sulla percezione degli investitori al momento del debutto in borsa.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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