Torna l’ora solare, un rituale da miliardi di kilowattora: conviene ancora?

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Più dell’equinozio, è il cambio d’ora a segnare davvero il confine tra la fine dell’estate e l’inizio della stagione invernale. Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre 2025, alle 3.00 le lancette torneranno indietro di un’ora: saranno di nuovo le 2.00. Puntuale come le lancette dell’orologio, con il ritorno dell’ora solare si rinnova anche il dibattito europeo sull’opportunità di mantenere o abolire definitivamente questo rito stagionale.

 

In questo articolo:

 

  • Ora legale, da dove nasce l’idea?
  • I numeri del risparmio
  • Ora solare, ora legale: gli effetti sulla salute
  • Il dibattito europeo è tornato di attualità

 

Ora legale, da dove nasce l’idea?

L’idea di spostare le lancette dell’orologio per risparmiare energia risale al XVIII secolo, quando lo scienziato e politico Benjamin Franklin, durante un soggiorno a Parigi, suggerì di sfruttare meglio la luce del sole per ridurre il consumo di candele e, di conseguenza, lo spreco di energia. La proposta rimase a lungo inascoltata, finché all’inizio del Novecento, più precisamente nel 1907, l’imprendiore britannico William Willett riprese il concetto, presentando alla Camera dei Comuni un piano per spostare gli orari ufficiali durante i mesi estivi per ottimizzare l’uso della luce naturale. Fu però la Prima guerra mondiale a trasformare quell’intuizione in una misura concreta. Nel 1916, in un contesto di forte necessità di risparmio energetico, il sistema dell’ora legale venne adottato per la prima volta non solo nel Regno Unito, ma in diversi altri Paesi europei, tra cui l’Italia, in cui venne stabilizzato a partire dal 1966.

Oggi l’alternanza tra ora legale e ora solare è adottata in circa 70 Paesi nel mondo, pari a meno del 40% del totale, in netto calo rispetto agli oltre 80 Stati che la applicavano dieci anni fa. A rinunciarvi sono state gran parte dell’Asia, l’Africa meridionale e molti Paesi del Sudamerica, mentre in Europa e Nord America la pratica resta diffusa, anche se sempre più discussa.

 

I numeri del risparmio

La logica alla base del cambio d’ora è semplice: ritardare di un’ora il tramonto nei mesi estivi: sfruttando più a lungo la luce naturale e riducendo il consumo di energia elettrica. Secondo le stime di Terna, la società che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale, nel 2025,  durante i sette mesi di ora legale, l’Italia risparmierà circa 100 milioni di euro, grazie a un minor consumo di energia elettrica pari a circa 330 milioni di kWh che genererà, inoltre, un rilevante beneficio ambientale, quantificabile nella riduzione di circa 160 mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Inoltre, dal 2004 al 2024, il risparmio complessivo è stato di 11,7 miliardi di kWh e 2,2 miliardi di euro.

 

Ora solare, ora legale: gli effetti sulla salute

A bilanciare i vantaggi sul piano energetico, ci sono però i costi fisiologici e gli effetti sulla salute. Una parte crescente della comunità scientifica evidenzia gli effetti negativi del cambio d’ora sul ritmo circadiano e sulla qualità del sonno, con conseguenze sul benessere e sulla produttività. L’European Economic Policy Research Centre (Cepr) sottolinea che i disturbi del sonno e gli incidenti stradali nei giorni successivi al cambio d’ora aumentano in modo statisticamente significativo. Anche l’American Academy of Sleep Medicine (Aasm), in uno studio pubblicato nel 2020, ha definito il cambio d’ora “una perturbazione non necessaria dei ritmi circadiani”, sostenendo l’adozione di un orario stabile per tutelare la salute pubblica.

 

Il dibattito europeo è tornato di attualità

Il tema è aperto da tempo anche a Bruxelles. Nel 2018 la Commissione europea lanciò una consultazione pubblica: su 4,6 milioni di cittadini, l’84% si dichiarò favorevole all’abolizione dell’ora legale. Un anno dopo, il Parlamento europeo approvò la proposta di porre fine al cambio d’ora, ma poi l’emergenza causata dalla pandemia da Covid-19 ne sospese l’attuazione. Da allora la discussione è ferma per mancanza di accordo tra gli Stati membri su quale orario mantenere in modo permanente.

Negli ultimi mesi la questione è tornata d’attualità dopo che il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato su X la volontà di abolire definitivamente il cambio d’ora dal 2026, sostenendo che “spostare le lancette due volte l’anno non ha più senso e ha un impatto negativo sulla salute e sulla vita delle persone”. La proposta sarà presentata al prossimo Consiglio Energia dell’Ue e, se accolta, potrebbe riaprire il dossier europeo fermo da cinque anni.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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