Oracle crolla in Borsa nonostante i conti positivi: il costo dell’espansione dell’AI

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Oracle festeggia a metà. Nel quarto trimestre fiscale, la società ha registrato ricavi a 19,18 miliardi di dollari, superando le stime previste. Tuttavia le azioni hanno perso il 10% nelle contrattazioni after-hours: a spostare il sentiment non sono stati i conti, bensì il piano di investimenti da 95 miliardi di dollari in conto capitale per il 2027, da finanziare anche attraverso una raccolta da 40 miliardi sul mercato dei capitali, in aggiunta ai 48 miliardi già raccolti nell’anno fiscale appena concluso. Il flusso di cassa libero è già in territorio negativo per 23,7 miliardi e i margini lordi sono attesi in ulteriore calo, in un mercato del credito che inizia a selezionare e in una fase in cui i tassi di interesse potrebbero salire.

 

In questo articolo:

 

  • Oracle, i numeri del trimestre
  • Il conto dell’AI: 95 miliardi di capex e cassa negativa
  • Il credito si fa selettivo: la sfida che attende Oracle (e non solo)

 

Oracle, i numeri del trimestre

I numeri del trimestre descrivono un’accelerazione su tutti i fronti. Nel periodo conclusosi il 31 maggio, Oracle ha registrato una crescita dei ricavi del 21% su base annua, con l’utile netto salito a 4,22 miliardi di dollari, pari a 1,45 dollari per azione, rispetto ai 3,43 miliardi dell’anno precedente. I ricavi da servizi cloud hanno raggiunto 9,91 miliardi di dollari (+47%), con la componente di infrastrutture cloud in crescita del 93% a 5,8 miliardi. I ricavi da software, inclusi licenze e assistenza, si sono attestati a 6,82 miliardi, in calo del 2% su base annua, al di sopra dei 6,93 miliardi stimati dagli analisti di StreetAccount.

Per il primo trimestre fiscale 2027, la società prevede una crescita del fatturato tra il 27% e il 29% e un utile rettificato per azione tra 1,72 e 1,76 dollari, sopra le attese LSEG di 1,68 dollari. Gli obblighi di prestazione residui, indicatore chiave dei ricavi futuri da contratto, hanno raggiunto 638 miliardi di dollari al 31 maggio, con un incremento del 363% su base annua, al di sopra delle stime di 595,67 miliardi di StreetAccount e dei 592,52 miliardi di Visible Alpha. La fo Hilary Maxson ha dichiarato che Oracle si attende di incassare il 12% di tale importo, pari a 76,56 miliardi, nei prossimi dodici mesi e un ulteriore 34%  (circa 216,92 miliardi) nel biennio successivo. Secondo Bank of America, oltre il 50% del valore complessivo è riconducibile a OpenAI.

Una parte rilevante di tale crescita è spiegata dalla struttura contrattuale degli accordi AI di grandi dimensioni: secondo quanto dichiarato dalla società, in numerosi contratti il cliente ha prepagato Oracle per l’acquisto delle gpu, oppure ha acquistato e fornito direttamente le unità di elaborazione grafica, riducendo la quota di investimento a carico di Oracle nella costruzione dei data center. Il ceo Clay Magouyrk ha dichiarato che il data center “Stargate” in Texas, realizzato in partnership con OpenAI e altri partner, sarà completato per oltre tre quarti entro 90 giorni, con OpenAI che renderà disponibile ai propri clienti l’accesso ai modelli di programmazione all’avanguardia sulla nuvola di Oracle.

 

Il conto dell’AI: 95 miliardi di capex e cassa negativa

Dopo la pubblicazione dei conti trimestrali il 10 giugno, il titolo Oracle è scivolato del 10,7% in after-hours, a 179,82 dollari. A spiegare la reazione del mercato è però il fronte degli investimenti. Nell’anno fiscale 2026, Oracle ha sostenuto spese in conto capitale per 55,7 miliardi di dollari, in crescita del 162% su base annua e al di sopra del target di 50 miliardi comunicato a febbraio, con ammortamenti quasi raddoppiati a 7,62 miliardi e un flusso di cassa libero negativo per 23,7 miliardi. Per l’anno fiscale 2027, Maxson ha indicato investimenti propri per circa 70 miliardi, a fronte di rimborsi attesi dai clienti tra 20 e 25 miliardi, con le spese totali in conto capitale che potrebbero raggiungere 95 miliardi, rispetto alle stime degli analisti di 67,66 miliardi secondo LSEG.

I margini lordi sono attesi in contrazione nel corso dell’esercizio per effetto dell’accelerazione dei progetti legati ai data center. Per coprire il fabbisogno, Oracle prevede di raccogliere circa 40 miliardi tramite una combinazione di debito e capitale azionario, inclusa un’emissione azionaria sul mercato da 20 miliardi già annunciata; tale cifra si aggiunge ai 43 miliardi di debito e ai 5 miliardi di equity raccolti nell’anno fiscale 2026. A febbraio la società aveva già dichiarato di puntare a raccogliere fino a 50 miliardi attraverso strumenti analoghi.

Magouyrk ha dichiarato che nel primo trimestre 2027 Oracle punta a mettere in funzione quasi un gigawatt di potenza di calcolo, una capacità prossima a quella dell’intero anno fiscale 2026. Related Digital e Blackstone hanno nel frattempo annunciato di aver ottenuto i finanziamenti per un data center Oracle da 16 miliardi di dollari in Michigan. 

 

Il credito si fa selettivo: la sfida che attende Oracle (e non solo)

Oracle non è l’unica ad aver bisogno di capitali e il mercato del credito inizia a fare selezione. Il tentativo di SoftBank di ottenere almeno 6 miliardi di dollari tramite un prestito garantito dalla propria partecipazione in OpenAI si è arenato, dopo una prima riduzione dell’obiettivo originario da 10 miliardi: secondo Bloomberg, i potenziali finanziatori hanno sollevato preoccupazioni sulla valutazione delle azioni private di OpenAI, con le trattative che si sono interrotte mentre la società esplora alternative.

D’altro lato Apollo Global Management e Blackstone hanno strutturato un prestito da 35 miliardi di dollari garantito da chip Broadcom, destinato ad Anthropic per l’aggiunta di oltre un gigawatt di capacità di calcolo presso le sedi dell’operatore di data center Fluidstack: il prestito è stato collocato presso investitori istituzionali tra cui compagnie assicurative e banche, con la divisione assicurativa di Apollo, Athene, che ne rappresenta una quota rilevante. La piattaforma di finanziamento, denominata AI XPV, tratta la potenza di calcolo come asset collaterale e punta a generare oltre 20 gigawatt entro il 2028.

Il settore tecnologico ha operato per anni in surplus di cassa, con flussi generati da posizioni di mercato dominanti. Con i massicci investimenti in data center, quel comparto ha iniziato ad assorbire la liquidità in eccesso presente nel sistema finanziario, una liquidità in parte intrappolata nei mercati privati, che non è riuscita a sostenerne completamente il peso. I flussi di cassa delle società tecnologiche sono subentrati come principale fonte di finanziamento, fino al punto in cui anch’essi non si sono rivelati sufficienti: le grandi società tech hanno avviato un ricorso sistematico al mercato del debito, raccogliendo attraverso emissioni obbligazionarie la liquidità necessaria a sostenere un fabbisogno di investimento che continua a crescere. Al deficit del settore pubblico e di quello privato si aggiunge ora il deficit del comparto tecnologico con effetti sul drenaggio complessivo della liquidità nel sistema che il mercato del credito ha iniziato a incorporare nelle proprie valutazioni. Jacob Bourne, analista di eMarketer, ha indicato che con spese in conto capitale superiori alle stime e flusso di cassa libero negativo, la questione del finanziamento si fa più complessa. Con i tassi di interesse in possibile rialzo, raccogliere nuovo debito significa farlo a condizioni più onerose e Oracle ne ha ancora quaranta miliardi da emettere.

 

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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