I prezzi di oro e argento continuano a salire nel mercato delle materie prime. Il metallo giallo ha aggiornato oggi il record storico raggiungendo quota 3.036 dollari l’oncia, mentre il cugino meno prezioso ha agguantato il top di due settimane fa a 34,86 dollari. In questo momento, gli investitori stanno considerando i due metalli come beni rifugio per eccellenza contro le preoccupazioni di carattere macroeconomico e geopolitico.
A inizio settimana, i dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti, al di sotto delle aspettative, hanno fatto suonare un nuovo campanello di allarme sul rischio recessione dell’economia americana. Già precedenti letture, come le spese dei consumatori, l’attività manifatturiera e soprattutto l’occupazione, avevano destato preoccupazione. Se si guarda in prospettiva, con l’eventualità di una guerra commerciale innescata dai dazi del presidente statunitense Donald Trump, le probabilità di una contrazione economica della più grande economia del mondo aumentano. In questo scenario, la Federal Reserve potrebbe decidere di accelerare il taglio dei tassi di interesse, favorendo oro e argento, asset che non pagano cedole né dividendi.
Le tensioni che stanno alimentando le quotazioni dei metalli preziosi si manifestano soprattutto a livello geopolitico. Il rally in corso ha cambiato marcia dopo che Israele ha ripreso a bombardare Gaza, provocando 356 morti e ponendo fine alla tregua con Hamas. Si tratta dell’attacco più aggressivo dall’inizio della guerra, a seguito della riluttanza dei terroristi islamici a liberare gli ostaggi israeliani tenuti nei bunker. Soprattutto, ciò dimostra quanto fragile fosse il cessate il fuoco.
Oro e argento: attenzione ai dazi
La politica dei dazi e la guerra commerciale stanno avendo impatti notevoli sui metalli preziosi. Attualmente, gli Stati Uniti importano circa il 70% del metallo da Canada e Messico, colpiti da tariffe del 25% su tutte le merci di importazione. Il Canada ha reagito imponendo prelievi su una serie di articoli prodotti negli USA, incluso l’argento. Come risposta, Trump ha annunciato tariffe reciproche a partire dal 2 aprile. L’escalation rischia di ripercuotersi sui prezzi dei prodotti coinvolti nella guerra commerciale.
“Il mercato potrebbe sottovalutare la portata e l’impatto dei prossimi dazi reciproci statunitensi del 2 aprile”, hanno detto gli analisti di Citigroup. “Potrebbe esserci un sostanziale potenziale di rialzo dei prezzi se le tariffe reciproche dovessero essere implementate nei prossimi sei mesi. È improbabile che l’argento ne sia esentato”. Dello stesso avviso è Daniel Ghali, senior commodity strategist di TD Securities, secondo cui “se le tariffe reciproche sono davvero simili, ci si aspetterebbero tariffe di ritorsione sull’argento canadese e questo è circa il 20% delle importazioni statunitensi, quindi c’è un rischio maggiore associato all’argento”.









