Oro e argento hanno iniziato il mese di settembre in rally nel mercato delle materie prime. Il metallo giallo ha superato di slancio il record storico del mese di luglio di 3.509 dollari l’oncia, mentre il gemello meno prezioso ha oltrepassato quota 40 dollari l’oncia per la prima volta dal 2011. Gli investitori hanno acquistato ETF che riproducono l’andamento dell’argento, con le partecipazioni aumentate per il settimo mese consecutivo ad agosto. Si tratta della serie più lunga dal 2020, il che ha ridotto le scorte di metallo disponibili a Londra confermando la persistente ristrettezza del mercato. Secondo il Silver Institute, l’argento – il cui utilizzo è molto elevato in ambito industriale e nelle tecnologie per la green energy – è sulla buona strada per registrare il quinto anno consecutivo di deficit di offerta. Tra l’altro, il costo per prendere in prestito argento è arrivato al 2%, molto al di sopra dei livelli normali prossimi allo zero.
In questo articolo:
- Oro e argento: ecco le ragioni del rally
- Occhio ai dati sull’occupazione Usa
Oro e argento: ecco le ragioni del rally
Gli osservatori finanziari attribuiscono il balzo di oro e argento a diverse ragioni. Innanzitutto, si è accresciuta l’aspettativa che la Federal Reserve tagli i tassi di interesse nella riunione di questo mese. L’economia americana sta dando segnali di cedimento, mentre l’inflazione per ora è sotto controllo. Tutto ciò sembra aver spinto la Banca centrale statunitense a rompere gli indugi e riprendere quell’accomodamento monetario anelato dai mercati e soprattutto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Con tassi più bassi, oro e argento sono avvantaggiati in quanto risultano attività non redditizie e quindi diminuisce lo stimolo degli investitori a puntare su asset alternativi.
I due metalli hanno ritrovato forza anche sulle rinnovate tensioni a livello geopolitico. Dopo il vertice in Alaska tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin per discutere sulla fine della guerra in Ucraina, i buoni propositi sono stati soverchiati dall’inasprimento della situazione bellica. Nel frattempo si allontana la possibilità di un incontro risolutore tra il capo del Cremlino e il presidente ucraino Volodymir Zelensky. In un clima ad alta tensione, gli investitori hanno preferito rifugiarsi in porti sicuri come sono considerati i metalli preziosi.
Il clima pesante però si respira anche su altri fronti, tra cui quello dei dazi dopo la sentenza della Corte d’Appello Federale statunitense che ha considerato le tariffe anticostituzionali. Ora Trump confida sulla Corte Suprema per mantenere i prelievi imposti, ma queste schermaglie legali non rendono sereni gli investitori.
Come se non bastasse, si è aggiunta la mossa di Trump di licenziare la governatrice della Fed Lisa Cook, seminando preoccupazioni sull’indipendenza dell’autorità monetaria. Adesso si attende la decisione di un giudice per stabilire se la responsabile politica della Fed potrà o meno continuare le sue funzioni, ma la sentenza non dovrebbe arrivare prima di martedì prossimo.
“L’oro e l’argento hanno improvvisamente preso vita grazie all’allineamento dei valori fondamentali e tecnici, mentre le preoccupazioni per il futuro della Fed hanno sostenuto i guadagni”, ha affermato Charu Chanana, strategist di Saxo Capital Markets Pte. “Inoltre, i livelli di resistenza chiave intorno ai 3.450 dollari per l’oro e ai 40 dollari per l’argento sono stati violati, innescando l’acquisto di slancio”.
Occhio ai dati sull’occupazione Usa
La prosecuzione del rally dei metalli preziosi potrebbe avere come banco di prova i prossimi dati sull’occupazione americana in programma per venerdì 5 settembre. Gli analisti si aspettano la creazione di 74 mila nuovi posti di lavoro per il mese di agosto, con un tasso di disoccupazione che dovrebbe passare dal 4,2% al 4,3%. Una lettura deludente potrebbe sostenere la tesi che l’economia americana sia in rallentamento, alimentando in questo modo le prospettive che la Fed adoperi la mano pesante nel taglio del costo del denaro. “Il rapporto sui salari non agricoli di venerdì è al centro dell’attenzione”, ha affermato Christopher Wong, stratega valutario presso Oversea-Chinese Banking Corp. “Una stampa dei dati più debole potrebbe potenzialmente pesare sul dollaro e sostenere i metalli preziosi. Ancora più importante, staremo alla ricerca di eventuali segnali in merito a un taglio dei tassi di 50 punti base”.









