L’oro fatica ancora: manca liquidità dalla Cina, attenzione alle minute Fed

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L’oro ha perso slancio. Nelle contrattazioni di oggi, il prezzo del metallo giallo è scivolato fino a sotto i 4.900 dollari l’oncia, prima di risalire, registrando il calo intraday più profondo da oltre una settimana. Gli investitori guardano alla soglia psicologica dei 5.000 dollari per verificare se, una volta oltrepassata, l’asset abbia abbastanza forza per attaccare il record storico dello scorso mese, pari a 5.627 dollari l’oncia.

 

In questo articolo:

 

  • Oro: perché il rally non riparte
  • Gli analisti guardano ai rialzi

 

Oro: perché il rally non riparte

Sul finire della scorsa settimana, l’oro era rimbalzato brevemente grazie a dati sull’inflazione statunitense moderati. Questi hanno rafforzato l’ipotesi che la Federal Reserve possa tagliare i tassi di interesse. Proprio la politica monetaria della Banca centrale americana è uno dei principali driver per una ripartenza dell’oro. Un costo del denaro più basso attrae maggiormente gli investitori verso un asset che non produce rendimento, perché riduce il ritorno economico derivante da investimenti alternativi come i Treasury Bond.

Tuttavia, negli ultimi giorni, gli scambi sul mercato sono stati ridotti a causa delle chiusure in Asia per il Capodanno Lunare e negli Stati Uniti per la festività del Presidents’ Day. Ciò ha contribuito a mantenere sotto pressione le quotazioni dell’oro. “La scarsa liquidità dovuta alle festività nelle ultime 24 ore, soprattutto in Cina e in Asia, ma ovviamente anche negli Stati Uniti, ha fatto sì che mancasse una domanda sul mercato”, ha detto Kyle Rodda, senior market analyst di Capital.com.

Gli investitori sono inoltre in attesa della pubblicazione dei verbali della Fed relativi alla riunione di gennaio, in programma mercoledì. Quanto emergerà dal comunicato dell’istituto monetario riveste grande importanza per gli operatori, che attendono ulteriori indicazioni sul futuro percorso della politica monetaria. Secondo il FedWatch Tool del CME Group, il mercato prevede tre tagli dei tassi di interesse nel corso dell’anno. “Ora sarà interessante vedere cosa diranno questi verbali del FOMC, nel senso che i mercati si aspettano molti più tagli dei tassi rispetto a quanto la Fed ha indicato”, ha affermato Ilya Spivak, responsabile globale macro di Tastylive.

 

Gli analisti guardano ai rialzi

Dopo aver raggiunto il picco a gennaio, il prezzo dell’oro è franato fino a circa 4.400 dollari l’oncia. La brusca correzione è stata in parte fisiologica dopo una lunga corsa che aveva seminato record su record. Una parte delle perdite è stata recuperata, ma i massimi storici restano ancora lontani. Tuttavia, gli analisti di banche come BNP Paribas, Deutsche Bank e Goldman Sachs sono convinti che i prezzi torneranno a salire.

La ragione risiede nel fatto che i fattori determinanti del rally di lungo periodo sono destinati a persistere. Tra questi figurano le tensioni geopolitiche, che spingono gli investitori verso i beni rifugio, le incertezze sull’indipendenza della Fed che potrebbero tradursi in tassi più bassi, gli acquisti delle Banche centrali e una riallocazione degli investimenti dal dollaro e dai titoli di Stato verso l’oro. “Continuiamo a vedere due principali fattori macro di supporto per l’oro: inflazione e svalutazione del dollaro”, hanno scritto in una nota gli analisti di Jefferies. “Investitori e Banche centrali preoccupati per questi fattori hanno in realtà una sola opzione: gli asset reali”. Gli esperti hanno alzato la previsione sulle quotazioni del metallo prezioso per il 2026 a 5.000 dollari l’oncia, dai precedenti 4.200.

Spivak di Tastylive ritiene che l’oro raggiungerà nuovi record. “Il limite superiore immediato del range per l’oro si colloca intorno ai 5.120 dollari, ma il prossimo vero obiettivo è un ritorno sui massimi intorno ai 5.600 dollari e poi, naturalmente, una marcia verso nuovi record”, ha detto.

Di parere diverso è Fawad Razaqzada, analista di City Index, secondo cui, nel breve termine, il rischio di ribasso aumenterà quanto più a lungo il metallo resterà sotto i 5.000 dollari. Questo perché ciò “scoraggerebbe ulteriormente i trader rialzisti alla luce della recente volatilità”, ha scritto in una nota.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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