La domanda di oro ha raggiunto un nuovo record nel 2024 grazie ad acquisti totali di 4.974 tonnellate di lingotti. È quanto riporta l’ultimo rapporto del World gold council (WGC), che rileva come la forza del mercato sia stata guidata dalle Banche centrali e dagli investitori. Le prime hanno mantenuto un ritmo molto alto, in linea con gli acquisti degli ultimi anni. Per il terzo anno consecutivo hanno superato le 1.000 tonnellate, accelerando nel quarto trimestre 2024 con 333 tonnellate accumulate. Quanto agli investitori, si è arrivati a un record degli ultimi quattro anni di 1.180 tonnellate. In particolare, c’è da segnalare che gli ETF sull’oro si sono stabilizzati dopo tre anni consecutivi di forti deflussi.
Per ciò che concerne i lingotti e le monete, il 2024 è stato in linea con il 2023, registrando una domanda di 1.186 tonnellate. L’unica eccezione è rappresentata dai gioielli in oro, il cui consumo annuo è scivolato dell’11% a 1.877 tonnellate, a causa “delle quantità inferiori di acquisti che potevano permettersi i consumatori”, si legge nel rapporto del WGC. Nonostante ciò, la spesa per i gioielli è cresciuta di 9 punti percentuali su base annua a 144 miliardi di dollari nel 2024.
Oro: prezzi da record, dove potranno arrivare?
La grande richiesta di oro ha contribuito a tenere alti i prezzi della materia prima, che oggi hanno raggiunto un nuovo record storico a 2.895 dollari l’oncia. Il WGC ritiene che la domanda sarà sostenuta anche nel 2025. Giocoforza c’è da aspettarsi che i prezzi continueranno a salire. Quest’anno c’è stato già un rally del 9,5%, mentre come riporta il WGC il tasso di prestito di oro per una settimana è salito a circa il 10% su base annua, rispetto al 2-3% precedente. “C’è più oro negli Stati Uniti di quanto dovrebbe esserci in circostanze normali, e c’è meno oro a Londra di quanto dovrebbe esserci”, ha detto John Reade, chief market strategist del WGC. “Ciò sta causando interruzioni al mercato dell’oro e ha aumentato il costo del prestito di oro”. Anche i tassi di leasing overnight sono balzati a livelli molto alti recentemente. Secondo Philip Newman, amministratore delegato di Metals Focus, una società di consulenza sui metalli preziosi con sede a Londra, tali tassi sono arrivati al 12%, “ben al di sopra dei livelli normali ed è probabile che rimangano volatili per un po’ di tempo”.
A preoccupare il mercato è la guerra commerciale che rischia di venire innescata dai dazi del presidente USA Donald Trump. L’oro è visto come il bene rifugio per eccellenza contro le turbolenze che ne deriverebbero. “Il livello senza precedenti del rischio politico ed economico creato dalle politiche dell’amministrazione Trump migliora il fascino del metallo come rifugio”, ha detto Reade del WGC. L’esperto si aspetta altri livelli record quest’anno, ma ha aggiunto che difficilmente le quotazioni dell’oro ripeteranno la performance del 2024, quando sono salite del 27,47%.
Nelle ultime ore è cresciuta la tensione. Trump ha dichiarato di voler prendere il controllo della Striscia di Gaza, mentre si attendono sviluppi su possibili trattative tra Stati Uniti e Cina in merito alle tariffe del 10% applicate su Pechino. “A chi non piace un rifugio sicuro in questo scenario?”, ha detto Charu Chanana, strategist di Saxo Capital Markets. “Nessuna buona notizia sui colloqui USA-Cina e più angoscia geopolitica con le notizie di Gaza continuerebbero a fornire un’ulteriore spinta all’oro, indipendentemente da dove andrà il dollaro USA”.









