L’oro vola oggi nel mercato delle materie prime e segna un nuovo record storico a 3.923 dollari l’oncia. Gli investitori si sono rifugiati nel metallo prezioso dopo che negli Stati Uniti è iniziato lo shutdown temuto dai mercati, mentre i dati sul lavoro statunitense hanno mandato segnali preoccupanti. Con il balzo odierno, il lingotto è salito di oltre il 47% quest’anno e si è messo sulla buona strada per il più grande guadagno annuale dal 1979. In questo articolo:
- Cosa spinge il rally dell’oro
- Cosa aspettarsi nei prossimi mesi?
Cosa spinge il rally dell’oro
Le quotazioni dell’oro sono state sostenute per lungo tempo dagli acquisti delle Banche centrali, nonché dall’aumento delle partecipazioni degli ETF sul metallo.
Secondo i dati Bloomberg, gli afflussi di denaro mensili negli ETF a settembre sono stati i più grandi degli ultimi tre anni. Le dinamiche di questi movimenti possono essere spiegate dal fatto che l’oro è il bene rifugio per eccellenza e gli operatori hanno trovato un porto sicuro di fronte alle tensioni geopolitiche e alle aspettative che l’economia americana subisca un rallentamento.
Negli ultimi tempi, l’oro ha trovato un importante catalizzatore nella ripresa del ciclo dei tagli ai tassi di interesse da parte della Federal Reserve.
Un costo del denaro più basso riduce i rendimenti di titoli come i Treasury Bond, tra i principali concorrenti dell’oro nella veste di beni rifugio. Quindi, essendo il metallo giallo un asset non redditizio, si abbassa il costo opportunità della sua detenzione. Inoltre, il prezzo dei lingotti è stato sospinto dalla debolezza del dollaro Usa, dal momento che l’oro è quotato in dollari e quindi il suo valore è legato tendenzialmente da un rapporto inverso con quello del biglietto verde.
L’ultimo sprint dell’oro però è motivato principalmente dallo shutdown, ora ufficiale, negli Stati Uniti.
Lo shutdown – termine che tradotto significa “spegnimento” – comporta la chiusura delle attività non essenziali nel Paese, ovvero di tutte quelle che non riguardano l’assistenza medica, i servizi postali, la guardia costiera, la polizia doganale o l’FBI. Questo significa che circa 800 mila lavoratori potrebbero essere lasciati a casa temporaneamente o continuare a svolgere il loro servizio senza paga.
Tutto è originato dal fatto che il Congresso Usa non ha trovato un accordo sul finanziamento di spesa del governo.
Secondo una legge degli Stati Uniti, se entro il 1° ottobre di ogni anno – data da cui inizia l’esercizio fiscale – il Congresso non si accorda per i programmi di spesa, le agenzie federali e statali smettono di funzionare nelle loro attività non essenziali.
Nell’ultimo giorno di contrattazione, repubblicani e democratici hanno respinto le proposte rivali e lo shutdown ha avuto inizio. A spaventare i mercati non è solo la perdita di posti di lavoro in un periodo in cui l’occupazione americana vacilla, ma i riflessi che ciò avrà sulla produzione.
Ieri sono arrivate anche notizie non molto confortanti dal mercato del lavoro. Secondo il rapporto JOLTS – che raccoglie dati dai datori di lavoro sull’occupazione, in merito alle posizioni aperte, alle assunzioni e alle separazioni -, le aperture di posti di lavoro negli Stati Uniti sono aumentate marginalmente ad agosto, mentre le assunzioni sono diminuite, in linea con le condizioni poco brillanti del mercato del lavoro. Alla luce di queste letture, la Fed potrebbe accelerare il ritmo dei tagli ai tassi di interesse per evitare che l’economia americana scivoli in recessione. Il presidente della Fed di Boston Susan Collins ha dichiarato che “ulteriori riduzioni dei tassi potrebbero essere appropriate quest’anno, dato un mercato del lavoro più debole”.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi?
Quanto accadrà nei prossimi mesi sul fronte occupazionale e delle tensioni politiche statunitensi probabilmente determinerà il cammino dell’oro.
Secondo Nicholas Frappell, responsabile globale dei mercati istituzionali di ABC Refinery, l’oro attualmente sta beneficiando delle “preoccupazioni per un dollaro più debole e della situazione politica con lo stallo su uno shutdown del governo negli Stati Uniti e anche dell’incertezza geopolitica generale”. Per questo, a suo avviso, le prospettive sul metallo rimangono rialziste con obiettivi di prezzo fino a 4.000 dollari.
Michael Hsueh, analista di metalli preziosi di Deutsche Bank, è più cauto e vede potenziali rischi per il rally dell’oro, quali un trend rialzista del dollaro e “inaspettati cambiamenti di politica aggressiva della Fed”. A quest’ultimo riguardo, il presidente della Fed di Dallas, Lorie Logan, ha predicato prudenza nel prendere in considerazione ulteriori tagli, in quanto “l’inflazione rimane al di sopra dell’obiettivo e il mercato del lavoro è relativamente equilibrato”.









