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A quanto ammonta la pensione media in Italia

Il 2023 si è aperto con una buona notizia per tutti i pensionati: a marzo l’INPS pagherà i tanto attesi aumenti e gli arretrati per le pensioni superiori a 2.101,52 euro, pari a quattro volte il minimo. Dal 1° gennaio, fa sapere l’Istituto in un comunicato ufficiale, è stata già erogata la rivalutazione rispetto all’inflazione del 100% per gli assegni pari e inferiori a questa cifra. Ci vorrà soltanto un po’ di pazienza per l’attesa e per l’eventuale presenza sul cedolino dei conguagli IRPEF e delle trattenute delle addizionali regionali e comunali. Ma mentre si parla sempre più di riforma della previdenza, è lecito chiedersi: a quanto ammonta la pensione media in Italia?

 

La pensione media in Italia

Le prestazioni previdenziali, finanziate con i contributi versati da lavoratori e aziende, sono la voce principale della spesa pubblica italiana insieme alla sanità e all’assistenza al reddito per le politiche sociali. Nel 2022, stando ai dati elaborati dal think tank “Welfare, Italia” supportato da Unipol Gruppo con la collaborazione di The European House – Ambrosetti, la previdenza ha potuto contare su un investimento di 297,4 miliardi di euro, pari al 48,4% della spesa totale per il welfare. L’aumento rispetto al 2019 è stato dell’8,2%.

Tuttavia, a causa degli effetti della pandemia e dell’impatto dell’inflazione, il numero di famiglie e pensionati che rischiano di trovarsi in condizioni di povertà assoluta è cresciuto di 300.000 unità. E qui veniamo agli importi delle pensioni italiane. È difficile indicare una cifra precisa perché le variabili sono numerose, dall’ammontare dei contributi versati alla tipologia di prestazione ricevuta. Tuttavia, ogni anno l’INPS pubblica l’Osservatorio sulle pensioni erogate che fornisce una fotografia accurata in merito. Al 31 dicembre 2021, in Italia si contano 16 milioni di pensionati (8,3 milioni di donne e 7,7 milioni di uomini) e 22,7 milioni di assegni pensionistici. La spesa complessiva delle pensioni liquidate è stata di 313 miliardi di euro.

In media, l’importo mensile delle pensioni di vecchiaia vigenti è di 1.285,44 euro, con un valore più elevato al Nord dove arriva a 1.379,92 euro. Nel complesso delle pensioni liquidate, relativamente all’anno 2021, la media per le pensioni di vecchiaia raggiunge i 1.409,45 euro. Il reddito lordo mensile medio del 97% di italiani che percepiscono almeno una prestazione dall’INPS è di circa 1.640 euro. Ma il 58,4% delle pensioni erogate ha un importo inferiore a 750 euro.

Purtroppo, la povertà è in crescita tra i pensionati. Sempre nel 2021, l’importo lordo annuo di più del 50% delle singole prestazioni fornite ai pensionati è stato inferiore ai 12.000 euro. Nel periodo tra il 1995 e il 2021, la disuguaglianza dei redditi pensionistici è cresciuta del 3%.

Il reddito medio lordo annuo del reddito pensionistico negli anni 2020-2021 ammonta a 19.443 euro. L’Osservatorio statistico dell’INPS fa una proiezione per il futuro: un lavoratore di 35 anni che ha un salario di 9 euro lordi l’ora e versa contributi per 30 anni, si ritroverà a 65 anni ad avere una pensione di 750 euro. Inoltre, i nati tra il 1965 e il 1980 dovranno lavorare in media tre anni in più rispetto ai colleghi più anziani.

 

 

 

L'età media di pensionamento in Italia

Innanzitutto, bisogna specificare che c'è un'enorme differenza tra l'età pensionabile (ovvero quella prevista dalla normativa vigente) e l'età di pensionamento effettiva: quest'ultima nella maggior parte dei casi è molto diversa dall'età richiesta. I dati dell'OCSE relativi al 2020 dimostrano che il sistema previdenziale italiano è 34° nella spesa per le pensioni e ultimo tra i 17 Paesi europei monitorati. In sostanza, sia in Italia che in Francia la spesa previdenziale complessiva è compresa tra il 10% e il 15% del PIL. Ma mentre in Francia è in atto una mobilitazione nazionale contro la riforma delle pensioni voluta dal governo di Emmanuel Macron per alzare l'età di uscita dal lavoro da 62 a 64 anni, va ricordato che l'età di pensionamento effettiva in Italia non è così alta se paragonata a quella di altri Paesi europei come Portogallo, Svezia, Islanda, Svizzera e Germania che hanno un'età pensionabile bassa (in Svezia ad esempio la soglia minima è di 61 anni) e un'età effettiva di pensionamento più elevata.

Al netto di norme e modifiche legislative come baby pensioni, APE sociale e Quota 100 che nel corso del tempo hanno concesso numerose deroghe, l'età legale di pensionamento richiesta per la pensione di vecchiaia a lavoratori e lavoratrici dipendenti di tutte le categorie (pubblico, privato, autonomo) è di 67 anni, con un'anzianità contributiva di almeno 20 anni. Discorso diverso per la pensione anticipata ordinaria, per la quale occorrono 42 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. In questo caso, l'età media registrata nel 2020 è di 62 anni.

In media, però, i dati del quinquennio 2013-2018 rivelano che in Italia gli uomini sono andati in pensione a 63,3 anni e le donne a 61,5 anni. Soltanto nel 2021, come conferma il Decimo Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano redatto dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, l'età media effettiva per la pensione di vecchiaia si è alzata a 67,3 anni e ha superato di tre mesi la soglia prevista dei 67 anni.

È l'età media effettiva per le pensioni di anzianità e anticipata che si è costantemente ridotta nel corso degli anni. Nel 2021 la media è scesa a 61,8 anni per gli uomini (nel 2019 era di 62,5 anni) ed è rimasta a 61,3 anni per le donne, stando ai dati OCSE elaborati da Itinerari Previdenziali. L'INPS innalza quest'età media di pensionamento effettiva a 63,8 anni. Nel complesso, sommando le pensioni di anzianità, vecchiaia e i vari prepensionamenti, l'età media effettiva di pensionamento nel 2021 è stata di 64,3 anni.

Il dato dei 61,8 anni come età media effettiva di pensionamento nel 2021 fa riferimento al rapporto OCSE Pensions at a Glance 2021, mentre i dati dell'INPS vogliono quest'età a 63,8 anni. Le misure OCSE e INPS differiscono perché l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico stima per approssimazione l'età media di uscita dal mercato del lavoro e non misura l'età effettiva di pensionamento; al contrario l'Istituto nazionale della previdenza sociale calcola in senso stretto l'età effettiva di pensionamento, ovvero quando si matura a tutti gli effetti il diritto al primo assegno pensionistico.

I dati raccolti dal CIV (Consiglio di Indirizzo e Vigilanza) dell'INPS prendendo in considerazione esclusivamente le pensioni di vecchiaia e anticipate, aggiungono che l'età di uscita dal mondo del lavoro tra i dipendenti privati è di 63,2 anni per gli uomini e di 64,1 anni per le donne. Nel settore pubblico arriva a 63,5 anni per gli uomini e a 63,9 anni per le donne. Soltanto nelle gestioni autonome la media di età si alza a 64,8 e 64 anni.

L'età pensionabile media in Europa (almeno nei Paesi membri dell'Unione) è di 64,4 anni per gli uomini e di 63,4 anni per le donne, ma dovrebbe alzarsi nei prossimi anni. Più preoccupante è la proiezione dell'OCSE sull'età della pensione futura legata ai miglioramenti dell'aspettativa di vita: in Italia si ipotizza che sarà una tra le più alte al mondo, pari a 71 anni.

 

 

 

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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