L’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’Opec è un evento storico, ne facevano parte dal 1967 ed erano il terzo produttore del cartello. Gli specialisti di Vontobel analizzano le conseguenze che la scelta potrebbe avere sul prezzo del petrolio nella newsletter Idea d’investimento (Clicca QUI per iscriverti).
Da qualche giorno gli Emirati Arabi Uniti non fanno più parte dell’Opec e dell’Opec+. Una notizia capace di stravolgere le prospettive dei due cartelli, arrivando in potenza a metterli in un angolo. Quanto annunciato la scorsa settimana da parte degli Emirati è qualcosa di storico: seppur non membro fondatore dell’Opec, il paese faceva parte del cartello dal 1967. Soprattutto rappresentava il terzo produttore, con una quota di circa il 12-15% dell’output, alle spalle di Arabia Saudita e Iraq. Un target raggiunto utilizzando tuttavia solo una parte del suo potenziale estrattivo: nel 2025 gli Emirati hanno prodotto mediamente 3,36 milioni di barili al giorno, secondo i piani degli emiri tale soglia si alzerà a 5 milioni di barili entro il 2027.
Uscendo dal cartello, gli Emirati non saranno più vincolati agli eventuali tagli alla produzione decisi dall’Opec e potranno liberamente immettere sul mercato tra i 700.000 e i 900.000 barili aggiuntivi al giorno. L’uscita dall’Opec nel breve termine non sembra destinata a ripercuotersi in modo significativo sui prezzi del greggio, guidati principalmente dall’evoluzione del blocco dello Stretto di Hormuz. Nel medio termine, invece, rappresenta una decisione capace di indirizzare al ribasso i prezzi del petrolio.
Una scelta che peraltro appare rafforzare ulteriormente il rapporto con gli Stati Uniti e il presidente Trump, cui un prezzo del greggio più basso farebbe comodo anche in vista della seconda parte del suo mandato. Vi è poi l’economia, quella concreta. La guerra in Iran ha bloccato l’export degli Emirati e la fuga di molti facoltosi residenti di Abu Dhabi sta incidendo sulle scorte di dollari del Paese. Secondo alcune indiscrezioni, il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, avrebbe aperto alla possibilità di ottenere dalla Fed una ‘swap line’ in dollari per passare questa fase di difficoltà. Prospettive reddituali più solide date da un maggior volume di vendita di greggio potrebbero essere un ottimo collaterale per ottenere più facilmente la linea di credito.









