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Petrolio: la reazione della Russia a embargo dell’Europa

Petrolio: ecco la reazione della Russia all'embargo dell'Europa

La Russia ha risposto prontamente al sesto pacchetto di sanzioni che comprende l’embargo sul petrolio, deciso dall’Unione Europea negli incontri di questo inizio settimana. Mikhail Ulyanov, rappresentante permanente della Russia presso le organizzazioni internazionali a Vienna, ha detto che le misure stabilite dall’Europa si rifletteranno in maniera negativa sul Continente, mentre la Russia troverà altri importatori.

Dopo un fine settimana turbolento, finalmente i 27 Paesi dell’UE sono riusciti a trovare un compromesso utile che accontentasse tutti, superando soprattutto le resistenze dell’Ungheria. Bruxelles quindi non comprerà più il greggio proveniente da Mosca, eccezion fatta per quello fluito tramite gli oleodotti. Questo per permettere a Paesi come Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, di non subire uno shock troppo profondo da un divieto totale e dare loro la possibilità di programmare gradualmente un’uscita dai rapporti con Vladimir Putin.

L’UE importa il 36% del totale di petrolio utilizzato per il suo fabbisogno energetico dalla Russia, che dopo Arabia Saudita e Stati Uniti è il terzo esportatore di oro nero al mondo. Con questa operazione, entro la fine dell’anno la Regione si sgancerà dal petrolio russo per il 90%, mentre cominciano le discussioni su quel 10% rappresentato dagli oleodotti.

 

Petrolio russo: si arriverà all’embargo totale?

L’accordo è stato salutato con favore dai massimi esponenti europei, che hanno rimarcato il fatto che occorreva tagliare le fonti di finanziamento della guerra Russia-Ucraina che sta spargendo sangue in maniera inaccettabile. La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha affermato che le misure sono temporanee, ma non è stata stabilita una durata perché molto dipende dall’evoluzione del conflitto in Ucraina.

Tuttavia, si sta già pensando alle prossime sanzioni. Il Governo ucraino continua a esercitare pressioni affinché si arrivi a un embargo totale sul petrolio e anche sul gas, dopo aver tagliato i ponti completamente con il carbone. A questo ha fatto eco la richiesta del Primo Ministro estone, Kaja Kallas, perché nel prossimo round di sanzioni si discuta dell’embargo del gas.

Il punto è che, mentre sul petrolio l’Europa è stata in grado di fare un sacrificio, che comunque pagherà un prezzo, per il gas le cose sono molto più complesse e difficilmente troveranno ascolto le richieste che arrivano dai Paesi in conflitto con Putin o che vi potranno entrare. Infatti, il Cancelliere austriaco Karl Nehammer ha respinto drasticamente l’idea che nella prossima riunione si discuta dell’embargo sul gas.

 

Petrolio russo: chi sostituirà l’Europa?

La reazione di Mosca apre però il dibattito su chi possono essere gli importatori che sostituiranno la domanda europea. Ovviamente tutti quanti stanno pensando a India e Cina. L’India è il terzo acquirente mondiale di petrolio russo e, da quando è iniziata la guerra, ha aumentato costantemente le sue importazioni di greggio. Questo ha alimentato le polemiche da parte dell’Occidente, che spingeva affinché Nuova Delhi applicasse misure simili a quelle imposte da Europa, Stati Uniti e Gran Bretagna. La potenza asiatica però ha respinto le accuse, affermando che un arresto improvviso delle forniture russe danneggerebbe enormemente la popolazione indiana.

La Cina si sta muovendo in maniera silenziosa e ha aumentato gli acquisti di petrolio dalla Russia a prezzi convenienti dal momento che, rispetto al Brent, il greggio degli Urali ha uno sconto del 30% dopo che molte compagnie energetiche hanno deciso di chiudere i rapporti con Mosca. Questo significa quindi che la prima e la terza economia dell’Asia rimpiazzeranno l’Europa? Se così fosse, non solo le mosse di Bruxelles rischierebbero di risultare vane, ma potrebbe crearsi uno stravolgimento geopolitico dalle conseguenze incerte.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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