Petrolio nuovamente in rally, tornano gli attacchi in Medio Oriente

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

I prezzi del petrolio sono tornati a correre a causa delle rinnovate tensioni in Medio Oriente. All’inizio di questa settimana, i future sul Brent sono in rialzo di oltre 4 punti percentuali e hanno superato i 97 dollari al barile a metà mattinata. Il West Texas Intermediate registra un balzo di circa il 4%, portandosi oltre i 94 dollari. Gli investitori hanno ripreso ad acquistare greggio dopo che Israele è tornato ad attaccare l’Iran e dopo la ripresa delle ostilità in Libano, in violazione del cessate il fuoco. Che il fragile equilibrio della temporanea pace in Medio Oriente fosse appeso a un filo era chiaro, ma quanto accaduto rischia ora seriamente di compromettere i negoziati per arrivare a una conclusione definitiva del conflitto e, di conseguenza, di ritardare la riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.

 

In questo articolo:

 

  • Riprende la guerra in Medio Oriente?
  • Petrolio: l’Opec+ aumenta l’offerta

 

Riprende la guerra in Medio Oriente?

La tregua in Medio Oriente appare sempre più precaria. Dopo l’inizio della guerra, il 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno avviato congiuntamente i bombardamenti contro l’Iran culminati con l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei, il 7 aprile è stato siglato un cessate il fuoco temporaneo in attesa di un accordo sulle principali controversie tra le parti. Anche in Libano si è arrivati a una cessazione delle ostilità il 3 giugno, al termine dei negoziati di Washington. Tuttavia, l’astio reciproco è talmente profondo che sarebbe bastata una minima scintilla per far riprendere gli scontri.

Oggi è arrivata l’escalation temuta. Israele ha colpito l’impianto petrolchimico di Mahshahr, nel sud-ovest dell’Iran, oltre ad aver effettuato attacchi contro altri obiettivi militari. Ieri, invece, ha colpito obiettivi di Hezbollah nei sobborghi meridionali di Beirut, sostenendo di rispondere al lancio di razzi e missili provenienti dal Libano. La rappresaglia dell’Iran non si è fatta attendere: Teheran ha lanciato 11 missili balistici contro il territorio israeliano, tutti intercettati dalle difese aeree. L’iniziativa israeliana è avvenuta nonostante il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, abbia dichiarato di aver invitato il primo ministro Benjamin Netanyahu ad astenersi da ulteriori attacchi. Ciò potrebbe generare tensioni pericolose non solo per la tenuta del cessate il fuoco, ma anche nei rapporti tra i due alleati.

Nel frattempo, Teheran continua a bloccare gran parte del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. L’ambasciatore iraniano a Mosca, Kazem Jalali, ha dichiarato che il passaggio rimarrà aperto, ma sarà soggetto al pagamento di una tariffa di transito stabilita da Iran e Oman, i due Paesi che controllano lo stretto. La situazione resta quindi bloccata e continua ad alimentare le preoccupazioni per le conseguenze sul mercato petrolifero e sull’economia globale.

 

Petrolio: l’Opec+ aumenta l’offerta

Il rally del prezzo del petrolio di questo lunedì non è stato attenuato nemmeno dalla notizia che l’Opec+ ha approvato ieri il quarto aumento della produzione di greggio negli ultimi quattro mesi. I sette membri del cartello hanno deciso di incrementare gli obiettivi produttivi di 188.000 barili al giorno rispetto a luglio. Si tratta dello stesso aumento previsto per giugno, rivisto al ribasso rispetto agli incrementi mensili di 206.000 barili registrati ad aprile e maggio, per tenere conto dell’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’accordo.

Gli analisti, tuttavia, ritengono che questi sforzi avranno effetti limitati, sia a causa della paralisi dello Stretto di Hormuz, sia perché la capacità produttiva della Russia è stata ridotta dagli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche del Paese. “Un aumento della produzione dell’Opec+ significa ben poco finché lo Stretto di Hormuz rimane chiuso”, ha affermato Jorge Leon, analista di Rystad Energy ed ex funzionario dell’Opec. “Quando lo stretto riaprirà, il mercato potrebbe passare molto rapidamente dalla paura della carenza alla paura del surplus. Tuttavia, nelle attuali condizioni di mercato, l’impatto fisico di una decisione del genere sarebbe vicino allo zero”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari