Il mercato petrolifero si avvicina al 2026 in un contesto segnato dal rafforzamento dell’offerta e dal cambio di strategia dell’Opec+, con effetti sugli equilibri globali. Lo ha evidenziato Violeta Todorova, senior research analyst di Leverage Shares, presentando l’outlook sull’oro nero per il prossimo anno.
L’aumento della produzione e le attese di un surplus strutturale continuano a pesare sulle quotazioni del greggio. Le indicazioni per l’inizio del 2026 delineano uno scenario di prezzi più deboli, con l’attenzione degli operatori concentrata sulla capacità del mercato di assorbire l’eccesso di offerta.
In questo articolo:
- Petrolio, prezzi sotto pressione in un mercato in eccesso di offerta
- Divergenze tra Opec e Aie sulle prospettive per il 2026
- Stati Uniti, produzione record ma segnali di rallentamento
Petrolio, prezzi sotto pressione in un mercato in eccesso di offerta
Nel corso del 2025 l’Opec+ ha progressivamente ridimensionato l’obiettivo di sostegno ai prezzi, accelerando la reintroduzione sul mercato dei barili precedentemente tagliati a favore della difesa delle quote produttive. Il piano originario prevedeva il rientro di 2,2 milioni di barili al giorno nell’arco di 18 mesi, ma il processo è stato completato in circa sei mesi. A questa accelerazione si è aggiunta la riduzione di una seconda tranche di tagli volontari pari a 1,65 milioni di barili al giorno, di cui circa 411 mila barili risultano già rientrati. Ulteriori aumenti dell’offerta sono stati sospesi per il primo trimestre del prossimo anno, mentre la gestione dei volumi residui resta legata all’andamento della produzione russa e statunitense.

Il 2025 si avvia alla chiusura con un mercato del greggio improntato alla cautela. Il Wti ha registrato una flessione superiore al 20% da inizio anno, in un contesto segnato dal rafforzamento dell’offerta globale e dall’espansione della produzione nei principali Paesi produttori. L’aumento dei volumi Opec+ si è sommato alla crescita statunitense e di altri operatori chiave, consolidando le aspettative di surplus soprattutto in vista del 2026. In questo scenario, secondo Violeta Todorova l’attenzione degli operatori resta concentrata sull’ampiezza dell’eccesso di offerta e sulla portata della debolezza dei prezzi del greggio.
Divergenze tra Opec e Aie sulle prospettive per il 2026
Le stime per il prossimo anno mostrano un marcato disallineamento tra le principali istituzioni di riferimento. Da un lato, l’Opec prevede che il rallentamento della crescita dell’offerta non-Opec (in particolare da Stati Uniti, Brasile, Canada e Argentina) possa contribuire a mantenere un equilibrio complessivo, a fronte di una domanda sostenuta da una crescita economica resiliente in Asia, Medio Oriente e America Latina.
Di segno diverso le valutazioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia. Nelle proiezioni aggiornate a dicembre, l’Aie segnala un aumento dell’offerta globale superiore alla crescita della domanda, nonostante l’impatto delle sanzioni su Russia e Venezuela e i maggiori costi che stanno frenando l’espansione dello shale oil statunitense. Pur avendo rivisto al rialzo le stime sulla domanda per il 2025 e il 2026, l’agenzia prevede per il prossimo anno un surplus di circa 3,84 milioni di barili al giorno, in lieve riduzione rispetto alle stime precedenti ma sufficiente a mantenere il mercato in una situazione di eccesso di offerta. “Riteniamo che il surplus nel mercato petrolifero aumenterà nel 2026, a seguito della decisione dell’OPEC+ di annullare i tagli all’offerta a un ritmo più rapido del previsto, e prevediamo un surplus di oltre 2 milioni di barili al giorno nel 2026”, ha sottolineato Violeta Todorova.
Stati Uniti, produzione record ma segnali di rallentamento
Nel 2025 la produzione petrolifera statunitense ha continuato a mostrare una forte tenuta, nonostante la debolezza dei prezzi e il calo dell’attività di perforazione. Secondo i dati Baker Hughes, il numero di piattaforme petrolifere attive negli Stati Uniti è sceso di oltre il 15% da inizio anno, toccando i livelli più bassi dal settembre 2021. Nonostante ciò, la produzione ha superato i 13,8 milioni di barili al giorno nel mese di settembre, avviandosi verso una media annua di circa 13,6 milioni di barili, con un incremento di circa 360 mila barili su base annua. Le prospettive per il 2026 appaiono tuttavia più caute, in un contesto di prezzi sotto pressione e di maggiore attenzione alla redditività delle nuove perforazioni, che richiedono livelli di prezzo più elevati per risultare sostenibili. Violeta Todorova ritiene che i prezzi del Wti stabilmente inferiori a 60 dollari al barile aumenterebbero il rischio di un rallentamento più marcato della produzione.
Secondo Leverage Shares, la crescita della produzione e l’eccesso di offerta atteso continueranno a esercitare pressioni ribassiste sui prezzi del greggio. Le indicazioni per l’inizio del 2026 segnalano un contesto di quotazioni più deboli, con il Wti che potrebbe scendere sotto il supporto di 55 dollari al barile e muoversi in area 50 dollari nel primo trimestre, prima di stabilizzarsi su quei livelli. In questo scenario, la disciplina produttiva dell’Opec+ e l’accumulo di scorte strategiche e commerciali da parte della Cina, potrebbero fungere da fattori di contenimento di ulteriori ribassi.









