Petrolio: per Goldman Sachs prezzi a 90 dollari entro il 2021

Petrolio: per Goldman Sachs prezzi a 90 dollari entro il 2021

Petrolio: per Goldman Sachs prezzi a 90 dollari entro il 2021

La crisi energetica che sta colpendo la popolazione mondiale continua ad alimentare il rally del petrolio, che questa settimana è arrivato a 85,41 dollari al barile per quanto riguarda il WTI e a 86,70 dollari con riferimento al Brent. Questa potrebbe essere la settima settimana consecutiva di rialzi, a  consolidamento di un trend che dall’inizio dell’anno vede l’oro nero realizzare performance eccellenti: +63% il greggio del Texas e +72% quello del Mare del Nord. In questo momento le quotazioni delle due tipologie di petrolio sono rispettivamente di 83,61 e di 85,11 dollari.

 

Petrolio: per Goldman Sachs quotazioni a 90 dollari nel 2021

Molte cose fanno pensare che la tendenza in atto difficilmente possa invertirsi. Di questo ne sono convinti gli analisti di Goldman Sachs che vedono il petrolio a 90 dollari al barile prima della fine del 2021. Per il 2022 si dovrebbe mantenere ancora un disequilibrio tra la domanda e l’offerta, secondo la banca d’affari americana, soprattutto se l’OPEC+ non deciderà di aumentare l’output rispetto agli attuali ritmi di produzione.

Per poter indebolire la domanda al punto da ridurre il deficit di offerta sarebbe necessario un incremento del Brent fino a 110 dollari. Un aumento delle quotazioni del 10% farebbero solamente ridurre le richieste di 200 mila barili al giorno nel primo trimestre. In questo momento la domanda si attesta sopra i 99 milioni di barili giornalieri, a ridosso dei livelli del 2019, prima che scoppiasse la pandemia.

Con l’arrivo delle temperature fredde, per Goldman le previsioni sono di un costante aumento che farà salire ancora di più i prezzi del greggio. A questo si aggiunge anche il passaggio dal gas naturale al petrolio come combustibile per via del rally del gas e dei problemi che in questo momento vengono riscontrati con la Russia per la vicenda del gasdotto Nord Stream 2. Già solo questo fattore potrebbe aggiungere 1 milioni di barili al giorno richiesti da parte delle aziende energetiche.

Gli esperti della banca sottolineano anche come la crescita economica e la rimozione della restrizione ai viaggi internazionali, con il conseguente aumento del consumo di carburante, abbiano dato man forte alla ripresa della domanda dopo gli shock pandemici e continueranno a sostenerla per tutto il 2022. Goldman Sachs precisa che la domanda non verrebbe intaccata nemmeno se ci dovesse essere un risveglio da parte del Covid-19, con l’emergere di un’altra variante. Lo stesso risultato si avrebbe se si dovesse assistere a una recrudescenza della crisi immobiliare cinese che si riflette su tutta l’economia mondiale.

 

Petrolio: Big Oil si attende guadagni super

La straordinaria crescita dei prezzi del petrolio con ogni probabilità rilancerà i profitti da parte delle 5 super major energetiche che in questi giorni rilasceranno i dati trimestrali. Royal Dutch Shell e TotalEnergies pubblicheranno i risultati giovedì 28 ottobre, mentre il 2 novembre sarà il turno di British Petroleum, Exxon Mobil e Chevron Corp. Gli analisti si aspettano un free cash flow combinato nel terzo trimestre di 29 miliardi di dollari, un livello che non si vede dal 2008.

Questo riscatterebbe un traumatico 2020, dove Big Oil si è trovata costretta a scelte dolorose per affrontare la crisi pandemica, come il licenziamento di molti dipendenti, l’accantonamento delle spese a contrazione dei debiti e il taglio dei dividendi. In questo trimestre gli investitori saranno in attesa di eventuali annunci sul ripristino della cedola e dei piani di riacquisto delle azioni, che confermerebbe una totale ripresa con riflessi positivi sulle quotazioni azionarie.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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