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Petrolio russo: ecco come vengono aggirate le sanzioni

Petrolio russo: ecco come vengono aggirate le sanzioni occidentali

Il petrolio russo è stato bersagliato dalle sanzioni occidentali. L’Europa ha stabilito l’embargo per il 90% del greggio, salvando solo quello che scorre attraverso gli oleodotti in modo da andare incontro alle esigenze di Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, invece, avevano posto il divieto di importazione da tempo. Tuttavia, qualcosa di strano sta accadendo nel commercio dell’oro nero: i caricatori nei porti e le raffinerie stanno mettendo sul mercato petrolio senza indicarne le origini.

Nel mese scorso sembra che alcuni combustibili arrivati a New York e nel New Jersey siano stati in parte prodotti dalla materia prima russa. I carichi sarebbero stati portati attraverso il canale di Suez e l’Atlantico da raffinerie indiane, le quali hanno acquistato grandi quantità di greggio da Mosca. Come è possibile questo? Si tratterebbe di un’operazione per confondere il petrolio russo nei prodotti raffinati come benzina e diesel. In questo modo, il greggio continua a circolare aggirando le sanzioni.

La situazione in realtà è più complessa di quanto sembra. L’embargo USA ad esempio vieta l’importazione di petrolio e prodotti petroliferi dalla Russia, ma i combustibili sono sovente costituiti da una miscela di prodotti diversi come il diesel. Ora, negli Stati Uniti, l’Office of Foreign Assets Control definisce l’origine e utilizza la regola del 25%, escludendo le merci che sono state trasformate in un altro prodotto di fabbricazione estera. Non è chiaro se in questa esclusione figurino le raffinazioni del petrolio in prodotti come benzina e diesel. In tale confusione normativa, monta l’incertezza e il rischio che alla fine le sanzioni risultino vane cresce.

 

Petrolio: India complice dell’aggiramento delle sanzioni?

Finora comunque le misure punitive verso la Russia sul fronte petrolifero non hanno avuto gli effetti sperati. Quando sono entrate in vigore le prime sanzioni a marzo, le esportazioni di Mosca sono diminuite, ma poi vi è stato un rimbalzo ad aprile di 620 mila barili al giorno a 8,1 milioni complessivi. Questo risultato non si discosta molto da quello antecedente alla guerra Russia-Ucraina. Dove è stato dirottato il greggio è ormai noto. L’India è emersa come il principale scarico del petrolio proveniente dal Paese guidato da Vladimir Putin. Prima del conflitto Nuova Delhi importava appena 30 mila barili al giorno, adesso ne acquista 800 mila. La motivazione sta nel grande sconto che ottiene dal greggio che arriva dagli Urali, il quale ha un prezzo di circa il 30% in meno rispetto al Brent.

Il problema però come detto è che si è creato un commercio dove l’India acquista il greggio russo, lo raffina e poi lo vende negli Stati Uniti. Questo è quanto afferma Lauri Myllyvirta, analista principale del Center for Research on Energy and Clean Air, secondo cui queste operazioni vengono fatte in particolare da una raffineria di proprietà del colosso energetico indiano Reliance Industries.

Dall’inizio della guerra, le esportazioni indiane di petrolio raffinato verso gli Stati Uniti sono cresciute del 43%, ma sono aumentate di oltre il 30% anche in Europa. Tutto questo sa di beffa, perché non solo l’applicazione delle sanzioni genera un’impennata dei costi energetici che impattano sul bilancio di famiglie e imprese, ma per vie traverse riescono anche ad essere aggirate non producendo il danno che si vorrebbe alla Russia per convincerla a terminare questa belligeranza sanguinosa.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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